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Atlantide

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Hei tu! Insomma, vuoi davvero occuparti solo di quello che c’è sopra il lago? Su, forza, metti un po’ la testa sott’acqua, non immagini cosa potrai trovare! Prendi una bella boccata di ossigeno e vieni con me, scorrazzeremo lungo i vecchi binari del treno, attraverseremo le vecchie masserie e prenderemo l’antica via Appia fino a raggiungere il ponte romano, che ancora oggi attraversa il lago da parte a parte con le sue decine di arcate, ci tufferemo negli antichi pozzi e risaliremo per ammirare quei vecchi forni che cucinarono migliaia di forme di pane, curioseremo tra le vecchie pentole arrugginite e rintracceremo le remote pietre miliari che ancora oggi segnano il passo, seppur su una strada sommersa, ammireremo le volte degli antichi portoni rimasti in piedi a sfidare il tempo e i rami rinsecchiti e dritti come vecchi soldati degli alberi che un tempo vissero qui, rintracceremo  remote casate e infine siederemo su quei mucchi di sassi pazientemente spietrati da quelle terre impietose che oggi giacciono sott’acqua. Sei stupito di questa nostra piccola Atlantide, vero? Non immaginavi che sotto questi trenta metri di lago ci fosse un mondo sommerso ma ancora visibile e comprensibile…  Un tempo questo grande lago non esisteva e questa terra viveva emersa. Gli uomini la coltivavano da epoche remote e su di essa avevano costruito le proprie case, le strade, i ponti e la ferrovia, una delle più antiche della Campania. Poi venne la diga, erano gli anni 70, e pian piano l’acqua inghiottì tutto, congelando per sempre quel mondo agricolo e contadino come in una vecchia fotografia in bianco e nero. Ma stai attento, scappa! Il pesce gatto ci insegue! Quei brutti ceffi venuti da lontano mangiano qualunque cosa gli capiti a tiro, farai bene a starne alla larga! Sono molti gli stranieri qui nel lago, specie arrivate da luoghi lontani e portate qui da pescatori sconsiderati che pur di far abboccare qualcosa all’amo hanno rischiato di distruggere un intero ecosistema! E già, perché questi nostri compagni esotici sono spesso molto pericolosi per noi che abbiamo sempre vissuto qui e così oggi noi Alborelle, Cavedani e Tinche siamo sempre meno, vittime di un’ignoranza che sta spazzando via molte specie italiane. Ma l’Oasi è qui anche per questo! All’interno dell’area protetta per fortuna non è più possibile introdurre specie straniere e forse così noi riusciremo a sopravvivere! OOOOO scusami ma devo scappare, sta arrivando la Lontra! Ad un pesce gatto posso pure sfuggire, ma contro la Lontra non ho speranze! Addio!

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