06 Aprile 2012 - IL MATTINO - Il paesaggio globalizzato e la geografia dell'irrealtà
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06/04/2012 - Paolo Saggese

Il paesaggio globalizzato e la geografia dell’irrealtà

Farinelli a Bisaccia: solo il territorio conserverà l’umanità

Nessun luogo è marginale se si riescono a tutelare le coordinate di spazio e tempo

In una sua definizione particolarmente convincente Giuliano Minichiello ha proposto l’idea di Guido Dorso quale «politico dell’irrealtà», proprio mutuando dal grande meridionalista la formula che aveva utilizzato per Giuseppe Mazzini. Il senso di questa definizione risiede nell’idea, che compito della politica non sia semplicemente comprendere la realtà, ma sia immaginare la realtà possibile, andare quindi oltre il reale per costruire un mondo nuovo. Insomma, bisogna probabilmente essere un po’ uomini dell’irrealtà in ogni momento della nostra esistenza, se si desidera contribuire alla realizzazione di una realtà nuova. Questa convinzione ha spinto probabilmente il Gruppo di Azione Locale Gal Cilsi «Terre d’Irpinia», di cui è presidente Agostino Pelullo, a riprogettare e rivitalizzare il «Parco Letterario Francesco De Sanctis» (attivo dal 1999 al 2001), che dipanerà una serie importante di interventi immateriali tra il 2012 e il 2015, progettati da Mario Salzarulo, Alessandra Celano, Leandro Pisano, Franco Arminio, Anna Ebreo e Samantha Mongiello, nei paesi dell’Alta Irpinia descritti dal grande critico letterario e uomo politico di Morra nel suo straordinario «Viaggio elettorale».
Il primo evento di questa nuova programmazione si è svolto all’interno del «Laboratorio rurale Terra Scritta», con ospite Franco Farinelli, uno dei maggiori geografi viventi. Il laboratorio è stato ideato dal paesologo Franco Arminio presso la «Masseria Ciccarella» come luogo dell’evento è dovuta, come ha sottolineato Mario Salzarulo, responsabile del Gal, al fatto che l’azienda è inserita all’interno del progetto «Latte Nobile del Formicoso».

L’incontro ha avuto la sua centralità nelle riflessioni, a mezzo tra storia, filosofia, geografia, scienza, politica, di un intellettuale di altissimo profilo quale Franco Farinelli, che ha incentrato le sue analisi su temi di grande attualità quale la globalizzazione, il Sud, il futuro dell’uomo. E così, alla domanda se il Sud interno sia marginale, ecco che il professore bolognese spiega: «Non è marginale, piuttosto è stato marginalizzato, e questo è avvenuto a partire dall’Unità nazionale e dall’idea che la ferrovia dovesse necessariamente passare per le pianure e le coste, tagliando fuori dallo sviluppo possibile soprattutto la parte montuosa dell’Appennino meridionale. E questa storia ha inizio con la prima ferrovia, la “Valigia delle Indie”, che collegava direttamente Londra, attraverso Parigi, Milano, Bologna a Brindisi, da dove partivano gli ufficiali inglesi alla volta delle indie, passando per il Canale di Suez». Tuttavia, chiediamo, dalla metà degli anni ’50 vi è stato un tentativo di industrializzazione del Mezzogiorno. «In effetti – prosegue Farinelli – la legge 567 del 1956 diede un contributo importante alla realizzazione al Sud di grandi stabilimenti di trasformazione di base, che tuttavia già allora dimostrò un sostanziale fallimento, perché portò alla realizzazione di quelle “cattedrali nel deserto”, di cui parlerà Francesco Compagna. Il fallimento avvenne, perché non si valutò con attenzione che ormai già allora era apparso sull’orizzonte dell’economia mondiale il sistema delle multinazionali, che hanno reticoli produttivi in più parti del mondo e pertanto la delocalizzazione depotenziava qualsiasi ipotesi di sviluppo dell’indotto nelle aree meridionali».
Ma l’analisi di Franco Farinelli non poteva non prevedere una riflessione illuminante sulla cosiddetta globalizzazione : «Ecco, quando tutti noi, nell’estate del 1969 guardavamo in cielo verso la luna, nessuno poteva immaginare che la vera grande rivoluzione, che avrebbe cambiato l’intero destino dell’umanità si verificava sulla Terra, tra Washington e Los Angeles, dove per la prima volta due computer dialogavano a distanza. Allora nacque quella, che chiamiamo “Rete”, e che ha modificato le idee fondanti su cui si basava la società moderna, e che consisteva nelle dimensioni dello spazio e del tempo. Oggi, nella “Rete”, non c’è spazio e tempo, e dunque ciò produce un’organizzazione del mondo completamente differente, perché le informazioni, il denaro, le idee, tutto insomma, passa sulle nostre teste senza che noi ce ne accorgiamo, al di fuori appunto del tempo e dello spazio. Tra l’altro, la “Rete” ha creato un mondo nuovo, in cui non esiste più centro e periferia, ma tutto può essere centro, qualsiasi luogo».
«In effetti – continua lo studioso – la globalizzazione ha cambiato completamente la nostra percezione della Terra e le stesse nostre coordinate interpretative della geografia. Ma l’uomo, se vuole conservare la sua umanità, deve conservare come coordinata il luogo. Il luogo, dove ci troviamo, la realtà concreta, è l’unica possibilità che ci resta per conservare la nostra umanità al di fuori del mondo virtuale».
Ed ecco perché anche l’Irpinia in questo luogo, la «Masseria Ciccarella», o Bisaccia o i paesi del «Parco Letterario» in quanto luoghi sono la realtà da cui partire per costruire una nuova «politica dell’irrealtà».