IL TERRITORIO COME MEDIUM

L’inserimento di progetti come Mediaterrae in questo tessuto territoriale già pienamente strut­turato in senso sistemico, nel quale cultura e ambiente vengono riconosciuti come punti di forza dello sviluppo integrato e dove emergono realtà progettuali come le Vetrine dei territori di produzione tipica e tradizionale, l’Agenzia per l’implementazione dei servizi e la gestione delle risorse ambientali, storiche, culturali ed artisti­che o le Degusterie dei territori di produzione, assume significato compiuto e valore aggiunto, diventando mezzo privilegiato e qualificato per comunicare un sistema territoriale capace di svolgere una funzione di forte traino rispetto ad una immagine di qualità dell’intero territorio. In esperienze come Mediaterrae Vol.1 il territo­rio, non più semplicemente località geografica e sistema significativo di brand, diventa spazio interno al sistema dei media, si trasforma esso stesso in medium: attraverso l’evento (Mediater­rae Night) o la rappresentazione mediata di esso (dvd di Mediaterrae Vol.1) si colma lo spazio che separa l’emittente dal ricevente, si realizza una “distrazione” dalla superficie della comunicazio­ne: si concretizza una relazione, si mette in comunicazione.

Il territorio rurale non come prodotto, ma come mezzo/medium per comunicare e mettere in comunicazione in maniera creativa dal momento che, nello spazio tra emittente e ricevente, si rea­lizza qualcosa di intenso e di inatteso: si speri­mentano relazioni “inattese” attraverso processi, strategie e risultati della comunicazione stessa. Si comunica producendo eventi e comunicare il territorio non può significare comunicare sempli­cemente un prodotto, come da visione errata che emerge non di rado nella strategia di molti ope­ratori ed amministratori locali.

È in quest’ottica che la comunicazione diviene uno strumento indispensabile per gli stessi stakeholders, per ridisegnare su basi più solide l’identità del territorio rurale, interpretandone la dimensione locale in un’ottica globale e metten­do in essere una modalità comunicativa che trova piena efficacia solo attraverso la pianifica­zione ed il compimento di azioni di produzione culturale (come, appunto, gli eventi, le produzio­ni audiovisuali o qualsivoglia artefatto culturale similare), che interpongono tra emittente e destinatario non un semplice e razionale mes­saggio, ma qualcosa di inatteso e che non è pos­sibile dire, ma solo sentire.

Ne consegue che, nello spazio mediatico così definito, progetti come quello testè illustrato appaiono sempre più “come la forma più conso­na a porsi da un lato come trait d’union tra un determinato territorio e il suo carattere con i seg­menti di pubblico che in quel carattere indivi­duano una componente del proprio processo di affermazione identitaria; dall’altro come genera­tore di modalità di comunicazione tese alla costituzione di un rapporto face to face con i segmenti di pubblico di riferimento, capace di rintracciare motivi di efficacia fuori dai media tradizionali.” (D. Pitteri).