IL PUBBLICO

Una (ri)lettura del territorio ad un tempo obliqua (in senso diacronico) e verticale (destinatari), destinata ad un target bipartito e ben delineato, rappresentato cioè anzitutto da quanti, interes­sati a contenuti di carattere folkloristico e legati alle tradizioni ed alle produzioni locali, ricercano stimoli nuovi ed inediti: l’incontro con le espres­sioni artistiche originali presentate dal progetto, finisce per rappresentare in questo caso un pia­cevole tratto di novità. La seconda categoria di fruitori è costituita da un pubblico giovanile incline al consumo di qualità, sinceramente interessato alla fruizione delle arti e dei suoni della contemporaneità.

È un pubblico fortemente interconnesso, rag­giungibile anzitutto mediante campagne pubbli­citarie mirate e specifici media di riferimento (si pensi alla scelta di legare la distribuzione dei dvd ad una testata come Blow-Up).

È un pubblico rispetto al quale il valore aggiun­to è costituito dalla possibilità di coltivare il pro­prio interesse culturale in un ambiente per molti versi nuovo (tradizione/innovazione).

La definizione complessiva di questo target di riferimento è certamente connessa all’affermarsi del cosiddetto consumatore vocazionale, per il quale ogni atto di consumo è parte di un più generale processo di autodefinizione identitaria: “ogni azione attinente alla sfera del consumo (merci, luoghi, prodotti ricreativi o culturali) diventa parte di una filiera di azioni che l’indivi­duo realizza per esprimere la propria identità e per comunicarla. È questo processo prettamente individuale a generare nuove forme di aggrega­zione comunitaria e, dunque, nuovi segmenti di mercato e nuovi target dinamici e trasversali ai tradizionali criteri di definizione tipologica del pubblico. Questi nuovi segmenti vocazionali dif­feriscono sia per struttura che per caratteristiche intrinseche dei target tradizionali. E in tal senso ciascuno dei nuovi segmenti di mercato vocazio­nale rappresenta in ogni caso una piccola parte dell’insieme dei consumatori. È ciò che gli esperti di marketing definiscono glocalization: segmenti sempre più circoscritti ma al tempo stesso distribuiti a macchia di leopardo su una base territoriale sempre più estesa. D’ora in poi pensare al pubblico vorrà dire pensare a un insieme di minoranze.” (D. Pitteri).

Il punto di forza di progetti come Mediaterrae risiede nella relazione con un sistema territoria­le già ben strutturato, pronto a diventare sostra­to sul quale innestare azioni di produzione cul­turale finalizzate ad ampliare la consapevolezza circa le potenzialità del territorio rurale quale luogo di fruizione di un’esperienza omnicom­prensiva, nella quale possano convergere sia le più tradizionali forme di conoscenza del territo­rio, sia la valorizzazione del contesto rurale quale nuovo ed inedito ambito di fruizione di azioni culturali.

Nel caso specifico, l’attività del GAL Verde Irpi­nia, concretizzatasi durante gli ultimi anni nella predisposizione e realizzazione di progetti di svi­luppo condivisi con diversi attori del territorio e finalizzati alla creazione di un sistema struttura­to delle energie più vive e qualificate dell’area di riferimento, ha posto le basi per un’azione siste­mica di sviluppo a pieno respiro: il GAL ha così assunto la funzione di un vero e proprio hub sul territorio, in qualità di promotore di innovazione compatibile al fine di stimolare percorsi virtuosi di avanzamento nei diversi settori ed ambiti della vita culturale della comunità locale.