LA MONTEMARANESE E IL TERRITORIO

La Montemaranese è una forma di tarantella peculiare e di assoluto interesse sotto il profilo etnomusicale: di origine remota e per certi versi misteriosa, questa tradizione ha sviluppato nel corso dei secoli un linguaggio segnato da una serie di strutture melodiche insieme canoniche ed improvvisate dal punto di vista espressivo, stilistico e fraseologico che rende assai difficol­toso ogni tipo di classificazione, ove non si fac­cia riferimento ad un’analisi musicale speciali­stica riconducibile a singoli esecutori. Eseguita tradizionalmente con strumenti popolari come ciaramella e zampogna, nel corso del secolo scorso ha aggiunto tra le sue componenti strutturali anche il clarinetto.

Il Carnevale dunque, durante il quale gli artisti invitati si sono accostati alla festa popolare, al rito d’inversione che sovrappone sacro e profano in un vortice di suoni e colori, dentro un vociare tumultuoso e liturgico, per documentare il ritor­no al simbolismo, alla memoria, in un viaggio evocativo circolare ma sempre diverso, in uno scenario sospeso tra modernità ed arcaismo, tra mutamento e stasi: “si tratta di follia benefica, intrigante, stringente e liberatoria al tempo stes­so, erasmiana, pantagruelica. Una follia del mondo alla rovescia. Come se il loro ‘insano’ attaccamento al carnevale avesse pian piano permeato e ‘carnevalizzato’ buona parte della vita del paese. Il forestiero o fugge o resta affascinato, come quando si frequenta un grande artista dal carattere intrattabile. […] Il carneva­le di Montemarano è un vero laboratorio antropo­logico in funzione: in esso si confrontano dina­miche diverse: forze della tradizione si misurano con le spinte della modernità.” (P. Gala)

Gli artisti coinvolti sono stati seguiti nelle opera­zioni di documentazione della festa, nella rac­colta e produzione di materiale audiovisivo o nella consultazione delle fonti letterarie e icono­grafiche, fin dentro la vita della piccola comu­nità irpina.

Negli occhi le linee tormentate di Ripe della Fal­conara, le esalazioni ctonie della Mefite, l’irrag­giungibile visione di Cairano, i viottoli compassa-ti di Nusco, gli scorci palustri del lago di Conza, distese lunari lungo l’Ofantina, verso Calitri. Il risultato finale è un evento live di presentazio­ne del progetto (Mediaterrae Night) presso il Tea­tro Carlo Gesualdo di Avellino, ma è soprattutto la creazione di un dvd, contenente un documen­tario girato durante l’intero progetto di residenza e sette tracce audio/video, sette visioni diverse di un territorio e del suo patrimonio paesaggistico, popolare e folkloristico, dove l’elaborazione di immagini e suoni diventa un rimescolamento culturale al di là dell’usuale dimensione urbana delle arti digitali, nella manipolazione di sugge­stioni etniche e paesistiche, in un gioco di rimandi con i loro significati, le loro origini. Il dvd, stampato in diecimila copie, è stato allega­to al numero 110/111 di Blow-Up, rivista spe­cialistica di musiche contemporanee a diffusio­ne nazionale.

La peculiare mescolanza di forme espressive e contenuti, nell’associazione di tradizioni (il car­nevale), storie, paesaggi e ruralità, trasmessi per il tramite delle arti legate al digitale ed alle nuove tecnologie, ha finito per conferire una forte caratterizzazione ai luoghi focalizzati dal progetto, nell’incontro/confronto tra patrimonio folcloristico/naturalistico locale e creatività con­temporanea.