PER UNA CULTURA STABILE

È lungo l’asse Alta Irpinia-Avellino, alla luce delle iniziative e delle considerazioni fin qui esposte, che può nascere quella rete di attività e di strutture culturali permanenti di cui il territo­rio irpino ha oggi assoluta necessità, per supera­re la logica degli eventi effimeri e della fram­mentazione e candidarsi ad un ruolo concreto e propulsivo sul terreno turistico e culturale.

E se a Torella dei Lombardi si sono create le pre­messe per un festival internazionale del cinema western e per un Museo dedicato a Sergio e a Vincenzo Leone, a Trevico Palazzo Scola si can­dida a diventare un polo culturale ed espositivo, mentre nell’ex chiesa di San Rocco a Cairano è realizzabile un piccolo ma interessante centro di documentazione (con le foto donate da Domeni­co Paolercio al Comune e con i manifesti e il materiale a stampa della collezione privata di chi scrive) sul film La donnaccia. In questo piccolo comune, simbolo della nuova emigrazione dal-l’Irpinia ma anche di una ricostruzione oculata e di un possibile protagonismo culturale, può essere inoltre recuperato l’ambizioso progetto delineato dal regista Franco Dragone (artista cai­ranese di fama internazionale) nella prefazione al volume Un’avventura neorealista: “La cosa di cui adesso Cairano ha bisogno è di passare dal mito alla memoria e dalla memoria all’iniziativa. Ci sono tanti paesi nel mondo diventati famosi per una piccola ma interessante iniziativa: noi a Cairano abbiamo la storia di questo film, un’oc­casione da sfruttare al massimo per dare nuova vita a questo paese.

Prima c’era soprattutto la festa del patrono, San Leone, ad agosto, a costituire il principale momento connettivo e unificante dei cairanesi, sia di quelli rimasti qui che dei tanti stabilitisi in Belgio, a Torino, a New York, Philadelphia e in altre parti del mondo. Ora, accanto a questa fondamentale ricorrenza di carattere religioso, anche l’esperienza collettiva del film La donnac­cia, pur trattandosi di una finzione cinematogra­fica, può costituire un ulteriore momento di attaccamento al paese, di unione, di identità per Cairano, nella prospettiva di un futuro diverso e migliore per i giovani del paese: io penso che essi debbano cercare di rimanere qui dove sono nati ed è nostro compito quello di aiutarli a costruire un futuro possibile, investendo soprat­tutto sulla cultura”: è questa la condivisibile proposta di Dragone, il quale ipotizza anche un’offerta di percorsi di formazione e di occasio­ni di ospitalità a Cairano per giovani artisti d’I­talia e d’Europa.

Utopia allo stato puro? Forse. Ma non erano forse utopie straordinarie, più di quarant’anni fa, in un’Irpinia ben più povera e isolata di oggi, un festival sul Laceno, dove non era ancora attivata la corrente elettrica, o un set cinematografico a Cairano, a quei tempi difficile da raggiungere persino in automobile? Il binomio vincente, allo­ra, fu la passione culturale e civile di alcuni gio­vani cinefili unita alla lungimiranza di alcuni amministratori locali. A questi ultimi sono indirizzate alcune proposte che ho ritrovato fra le carte di un mio intervento al primo “Premio Camillo Marino”, il 29 agosto del 2002, e che mi sembrano ancora concrete ed attuali:

  Un Ente Cinema, che favorisca il coordinamento e la collaborazione fra tutte le iniziative e le realtà della cultura cinematografica in Irpinia;

  Nuovo Cinema Eliseo di Avellino: istituzione di una biblioteca specializzata sul Neorealismo e di una mostra fotografica permanente sul “Laceno d’Oro”; creazione di una Cineteca pubblica inti­tolata a Cesare Zavattini;

  Castello Candriano di Torella dei Lombardi: Museo dedicato a Sergio Leone;

  Ex chiesa di San Rocco a Cairano: mostra permanente su La donnaccia;

  Trevico: destinazione multimediale di Palazzo Scola;  Bagnoli Irpino: restauro dell’Albergo “Al Lago” e della targa dedicata a Pasolini;

  Percorso toponomastico nella memoria del cine­ma: intitolare strade e/o strutture culturali a cineasti italiani e stranieri che hanno onorato Avellino e l’Irpinia: Pasolini, Zavattini, Giuseppe De Santis, Nanni Loy...

  Affidamento in gestione, ad associazioni o coope­rative giovanili, di piccole sale cinematografiche e diffusione del cinema in piazza.

Il rapporto tra il cinema e l’Irpinia, come abbiamo visto ha radici solide e antiche, su cui si innestano nuove passioni e giovani talenti, e apre potenzialità notevoli sul terreno della cultura cinematografica, della produzione, del turismo. Quel che occorre, da parte di istituzioni e opera­tori, è un progetto politicamente corretto, intel­lettualmente onesto e di ampio respiro, che sap­pia unire tradizione e presente, realtà locali ed esperienze internazionali, convogliando la memoria e l’aura del mito in una nuova stagione di creatività e di impegno culturale e sociale. E per riuscirci, in fondo, basterebbe possedere l’intelligenza e l’entusiasmo di quel vigile urba­no che nell’estate del ’63, a Cairano, accolse la troupe del film La donnaccia…