LA SVOLTA DEL ‘97

Anni ’80, buio in sala: la fine del “Laceno d’Oro”, nel 1988, e prima ancora le ferite del sisma del 23 novembre ’80 segnano un lungo black out, circa un decennio, nel feeling solido e antico tra l’Irpinia e il cinema. La città di Avelli­no, a cavallo degli anni ’90, conquista un prima­to nazionale poco invidiabile: unico capoluogo di provincia con una sola sala cinematografica, rispetto alle quattro degli anni ’70. L’anno della rinascita è il ’97, sull’onda dell’im­pegno di alcune associazioni culturali (Centro­donna, il circolo Arci “Palombella”, il Centro Studi Cinematografici, Castellarte, ImmaginA­zione, promotrice di “Cinema in piazza Duomo” e “Corto d’autore”) e dell’avvento di una giovane e colta classe politica nel governo locale. Un rin­novato slancio che riparte dalla memoria storica del cinema in Irpinia, come sottolinea un ampio servizio di “Cinemasud” del marzo ‘98, a firma di chi scrive, di cui ci sembra opportuno ripro­porre i passi principali:

L'Irpinia e il cinema, un feeling ritrovato. All’in­segna di un passato illustre (il festival del cine­ma neorealistico “Laceno d’oro”) e nel nome di due maestri del cinema mondiale a cui la provin­cia di Avellino ha dato i natali: Sergio Leone, che nella Torella dei Lombardi del padre Vincenzo, in arte Roberto Roberti, visse la sua adolescenza, ed Ettore Scola, che anche nel suo recente libro-intervista Il cinema ed io, edito da Officina, ricor­da con toni liricamente nostalgici l’infanzia e la casa dei nonni nella sua Trevico.

La rentrée di Scola in Irpinia (…) è stato il sug­gello e, ci auguriamo, il punto di svolta del «nuovo patto» tra questa provincia interna del Sud, ancora provata dal terremoto e dall’emigra­zione, e il mondo della settima arte. Chi più di Ettore Scola, l’irpino oggi più famoso nel mondo, che della sua terra d’origine conserva intatte le stimmate della serietà e del rigore, poteva essere l’ospite d’onore e l’interlocutore più prezioso di “Irpinia nel cinema”, la due-gior­ni promossa dalla Provincia di Avellino e dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, in collaborazione con il Comune di Torella dei Lombardi, il 24 e 25 ottobre scorsi nella splen­dida cornice del restaurato Castello Candriano? Qui il regista ha presentato Il cinema e io, il libro-intervista a cura di Antonio Bertini, nella nuova aula consiliare del piccolo ma vivace cen­tro irpino, inaugurata per l’occasione, in un’at­mosfera d’altri tempi: semplice e informale ma piena di interesse e di commozione autentica, che ha messo a proprio agio anche un cineasta affermato come Scola, abituato a ben altre occa­sioni e platee. (…)

Più tardi, sempre nella serata del 24 ottobre, Scola e signora hanno assistito, insieme al pub­blico, alla proiezione di Trevico-Torino, viaggio nel Fiat-Nam, girato nel ’73 fra gli operai di Mira-fiori e dedicato dal grande regista alla sua terra e ai tantissimi emigranti del Sud. E l’indomani mattina è stato ancora Scola, insieme al diretto­re del Centro Sperimentale di Cinematografia Angelo Libertini, a presiedere la tavola rotonda sul «Il ruolo degli enti locali per il recupero e la valorizzazione del patrimonio cinematografico nazionale», dedicato al tema del restauro dei film. Si è parlato anche di La donnaccia, girato nel ‘63 a Cairano, in Alta Irpinia, con molti atto­ri non professionisti. Al suo restauro ha dato un contributo decisivo proprio Scola, primo firmata­rio di un appello che il sindaco di Cairano Luigi D’Angelis e la Provincia di Avellino (l’interlocu­tore politico più attento e impegnato sul fronte del cinema) hanno prontamente raccolto. Al regista di Trevico, inoltre, il presidente della Provincia Luigi Anzalone e l’assessore alla cultu­ra Giuseppe Moricola, che da tempo hanno pre­parato la rentreè irpina di Ettore Scola, hanno chiesto un contributo di idee e di presenza per le iniziative future, prime fra tutte la creazione ad Avellino di una sorta di Ente Cinema, teso alla promozione e al coordinamento delle attività e dei progetti per il rilancio della settima arte in provincia di Avellino. Fra questi ultimi spicca senz’altro il “Premio Sergio Leone”, giunto a Torella dei Lombardi alla quinta edizione, grazie all’impulso dell’Amministrazione locale guidata dal sindaco Angelo Marciano ed all’iniziativa del-l’Associazione intitolata al grande regista origi­nario, come il produttore Dino De Laurentiis, di questo comune altirpino.

Appena un mese prima di “Irpinia nel cinema”, il 20 ottobre, sempre a Torella dei Lombardi, la provincia di Avellino aveva vissuto un’altra sera­ta di Cinema davvero magica, nel nome di Leone, grazie alla presenza ed alla commozione sincera della vedova, Carla Leone, alla verve di Lina Wertmuller (anche lei, ha rivelato, di origini irpine, per via della nonna, di Ariano Irpino), alla passione di Fabio Santini, il giornalista milane­se, fan sfegatato di Sergio Leone, che ha incan­tato il pubblico con il suo one-man-show C’era una volta Leone. (…)

Anche nella serata di Torella il nostro direttore (…), è stato tra i protagonisti. La sua esperien­za, culminata nella grande stagione del Festival del cinema neorealistico, e la coerenza politica e culturale, apprezzata particolarmente dalle nuove generazioni e dalla «nouvelle vague» degli amministratori progressisti in Irpinia, rappresen­tano un riferimento ineludibile per ri-costruire un discorso nuovo e di ampio respiro sul cinema. Se ne era già avuta una conferma poche settima­ne prima, il 24 agosto, in occasione di Castellar­te a Mercogliano: oltre un centinaio di persone ha tributato un applauso lungo e sincero a Camillo Marino alla consegna del premio «Una vita per l’arte» (…). E infine, il 27 luglio, a Cai­rano, ancora un’altra serata da non dimenticare: la proiezione di alcuni frammenti di La donnac­cia, alla presenza di due ospiti d’onore, il coau­tore Camillo Marino e il direttore della fotografia Domenico Paolercio, festeggiati da un intero paese che ha assistito in piazza, assorto e com­mosso, a qualche scena di quel film ambientato proprio in quei luoghi. (…)