Ambito territoriale di intervento

L’ambito territoriale del PSL comprende un’area che occupa quasi interamente la regione sud-orientale della provincia di Avellino, al confine con Puglia e Basilicata. Il territorio è inserito nei confini della Macroarea C, come definita nel Complemento di Programmazione, comprendente a sua volta i territori delle Comunità Montane Alta Irpinia, Terminio Cervialto e Ufita.
 
 

 (3) Comunità Montane: Alta Irpinia, Terminio Cervialto, Ufita - (AV) 
  

Un aspetto fondamentale dell’area PSL è quello territoriale, con una struttura evolutiva da sempre caratterizzata da un intreccio di dinamiche socio-ecomomiche, artistiche e culturali con l’ambiente naturale.
Tale intreccio non compromette le potenzialità biologiche, in termini di biodiversità, ma anzi completa le specie naturali e le caratteristiche ambientali con le attività antropiche che nel tempo hanno innescato processi di reciprocità.

Nell’area PSL la dimensione ambientale delle singole risorse, da un lato s’intreccia con un’idea di geografia intesa come continua riscoperta dei luoghi, località, emergenze ecc.; dall’altro lato comporta il collegamento degli “attributi” ambientali ad una visione della pianificazione che va verso uno sviluppo sostenibile.

Il comprensorio interessa un’area di 1.477,80 kmq ed è costituito da 46 comuni, una popolazione residente al Censimento Generale della Popolazione del 2001 di 99.590 unità ed una densità demografica pari a 67,39 ab/kmq.

Viabilità

L'Irpinia, naturale cerniera tra il Tirreno e l'Adriatico, ha presentato fin dai tempi più remoti, una viabilità volta a collegare le due regioni costiere. Nell'ambito dell'area del PSL la rete viaria è particolarmente articolata.
I collegamenti con il capoluogo irpino e con le regioni confinanti sono assicurati da tre importanti assi stradali: l'autostrada A16 Napoli-Bari, l'Ofantina Bis e la statale che, attraverso il valico appenninico di Sella di Conza e con l'asse Lioni-Contursi che collega all'autostrada Salerno-Reggio Calabria.
In dettaglio:
dall' A16, uscita Avellino Est, con la SS. Ofantina bis è possibile raggiungere i comuni di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Lioni, Caposele, Morra de Sanctis, Teora, Conza della Campania, Sant'Andrea di Conza, Calitri. Con la SS 7, Montemarano, Torella dei Lombardi e Sant'Angelo dei Lombardi;
dall' A16, uscita Grottaminarda, con la SS 102, Taurasi e Sant'Angelo all'Esca; con le SS 90 e 303 Fontanarosa, Paternopoli e Castelfranci (collegati dalla SS 164), Gesualdo e Villamaina (attraverso la SS.428), Frigento (SP. 38), Rocca San Felice, Guardia Lombardi e, con la SS.91, Carife e Castelbaronia;
dall' A16, uscita Vallata, con la SS 91bis e 91, Trevico, Vallata e Andretta;dall' A16 uscita Lacedonia, Lacedonia e Bisaccia, Aquilonia, Cairano e Calitri (SS 399) e Monteverde

Geomorfologia del territorio

Il territorio irpino interessato dal progetto si presenta ondulato con complessi montuosi, i Picentini, e valli solcate dai fiumi Calore, Fredane, Ufita, Ofanto. La geomorfologia dell'area è determinata da almeno tre fattori: l'origine tettonica legata all'orogenesi appenninica per il sollevamento degli antichi fondali marini della Tetide; la varietà e la tipologia dei materiali che costituiscono i terreni irpini, soprattutto quelli dei rilievi montuosi; infine l'erosione operata dagli agenti atmosferici sui rilievi rocciosi fin dal loro primo emergere, alcuni milioni di anni fa, dalle acque marine.

I materiali erosi, trasportati dai corsi di acqua, hanno poi colmato e livellato i fondivalle. Le rocce di origine sedimentaria marina quali argille, marne, calcari, arenarie, gessi e quelle vulcaniche quali le piroclastiti vesuviane e flegree, hanno modellato il paesaggio in modo diverso.

Le argille hanno caratterizzato la maggior parte delle colline, formando un paesaggio a declivi prevalentemente arrotondati e ondulati, talora solcati da incisioni calanchiformi operate dall'azione erosiva delle acque (aree collinari digradanti sui fiumi Ufita, Fredane e Ofanto).

Il gruppo dei Monti Picentini, che si inserisce tra le valli del Sele, dell'Ofanto, del Calore Irpino e del Sabato, presenta profonde differenze nella natura geo-morfologica. Nella sezione orientale domina la vetta del Cervialto (1809 m), una delle più alte della Campania, che si salda a sud col Polveracchio e a nord col Montagnone di Nusco; in quella occidentale è presente l'importante nodo idrografico dell'Accèllica (1657 m), al quale si riattaccano i contrafforti del Terminio (1785 m) e dei Mai (1618 m).

La sezione nord-orientale, che rientra nell'area interessata dal progetto, è prevalentemente calcarea ed evidenzia forme meno aspre nelle cime (Montagnone di Nusco, M. Boschetiello, M. Calvello, M. Terminio, M. Tuoro, M. Raiamagra, M. Polveracchio, M. Cervialto); una ricca idrografia sotterranea: numerose sorgenti (che danno vita ai fiumi Ofanto, Sele, Calore, i quali, a loro volta, alimentano gli acquedotti Pugliese, Alto Calore e di Serino), e imponenti fenomeni carsici sotterranei e superficiali, come provano le vaste conche chiuse del Dragone e di Laceno.

Le precipitazioni, pur non molto abbondanti, sono spesso intense e ingrossano i corsi d'acqua.
Le valli principali sono state aperte dall'Ùfita, dal Fiumarella, suo affluente, dal Miscano e dal Tàmmaro sul versante tirrenico, dal Fortore, dal Cervaro e dall'Òfanto su quello adriatico.
Vaste sono le aree pascolative e incolte, sempre più estese con l'aumento dell'esodo agricolo, mentre il bosco riveste solo la cima di alcuni monti.

La copertura boschiva è ascrivibile alle associazioni vegetali rientranti nei vari ordini delle classi Salicetea, Quercetea e Quercetea-Fagetea , con tre fasce fitoclimatiche: il Fagetum (sottozone fredda e calda); il Castanetum (sottozone fredda e calda); il Lauretum (sottozone fredda, media e calda) caratterizzate da una ricchezza del sottobosco e dall'elemento alloctono del castagno prodotto di qualità destinato all'industria dolciaria (nei Picentini, a Bagnoli Irpino e Montella).

Nel versante orientale dell'Alta Irpinia, invece, il massiccio movimento migratorio ha determinato una crisi profonda della selvicoltura che, nonostante le condizioni favorevoli per la ripresa, versa ancora in uno stato di estremo degrado.

I boschi, infatti, non ricevendo più cure adeguate, vanno incontro ad un progressivo inselvatichimento. L'Alta Irpinia ha trasformato il suo ambiente a causa dell'uso del territorio e oggi vi è un netto prevalere di steppe cerealicole.

L'altopiano del Formicoso, tra i Comuni di Bisaccia, Vallata e Andretta alterna alle colture cerealicole ampi tratti di vera e propria prateria (pascoli cespugliati) a cui si aggiungono boschi di cerro alle sommità delle colline costituite da conglomerati di origine marina e boschi misti negli impluvi e lungo i corsi d'acqua.
Tali colture sono più accentuate man mano che il territorio degrada verso la Puglia (da Lacedonia e Monteverde).

Idrografia del territorio

Tre i fiumi principali che attraversano l'area del progetto: il Calore Irpino, l'Ofanto e l'Ufita.

Il Calore ha una lunghezza di km 108, un bacino idrografico di 3.058 kmq e una cospicua portata (alla confluenza circa 30 mq/s) dovuta ai numerosi affluenti che riceve dall'Appennino Sannita e dalle montagne calcaree. Ha origine sul Monte Accèllica al Colle Finestra, e, come il Sàbato, suo affluente, che scende dal versante opposto della stessa montagna, scorre fino a Montella, dove confluiscono altri affluenti montani, tra i quali il Rio Caliendo, che smaltisce, per via sotterranea, parte delle acque del Piano di Laceno.Il fiume percorre una lunga valle aperta quasi tutta in terreni argillosi e in arenarie plioceniche, che si presenta a tratti più svasata, a tratti più stretta (come nel centro di Paternòpoli).

L'Ofanto, con un bacino di 2.760 kmq, sorge dalle pendici dei Monti Picentini, fra il Monte Forte (640 m) e il Monte Gugliano (860 m), nel territorio di Nusco e di Torella dei Lombardi (in località Cesine) e segna, per gran parte, del suo percorso il confine tra le province di Avellino, Potenza, Foggia e Bari, sfociando nel golfo di Manfredonia nei pressi di Barletta. Nel territorio di Caposele scorre il Temete e sorge il Sele (64 km e un bacino di 3.235 kmq).

Il Sele, il secondo fiume campano e meridionale, sorge a 438 m s.l.m. da numerose polle che scaturiscono dal Cervialto, ricevendo l'apporto del torrente Acqua delle Brecce e della Forra di Calabritto.
Le sue acque riforniscono l'acquedotto omonimo.

Numerose e ricche le sorgenti ed i corsi d'acqua a carattere torrentizio che attraversano l'area e che alimentano i citati fiumi, ed i laghi di piccole dimensioni e spesso artificiali. Sono grandi laghi artificiali, invece, la diga di Conza e quella di San Pietro.

La prima è ubicata in territorio di Conza della Campania; alimentata dal fiume Ofanto, ha una superficie di 5 kmq e una profondità di oltre 40 m. La sua realizzazione è dovuta alla necessità di far fronte ai bisogni irrigui per l'agricoltura della Puglia e della Basilicata.

La diga di S.Pietro si trova nel territorio di Monteverde e Aquilonia, è alimentata dal torrente Osento e ha una profondità di circa 40 m. E' utilizzata prevalentemente a scopo irriguo, ma anche per la pesca.

Il lago Laceno è di origine carsica e, come il Piano omonimo e i due laghi menzionati, è un S.I.C. Le sorgenti di maggiore afflusso, originate da circolazione di tipo carsico, sono quelle di Caposele, alle falde del Cervialto, e del Calore (Cassano Irpino).

Tuttavia numerose sorgenti sono state captate per alimentare condutture di uso civile e industriale riducendo quindi la portata dei corsi d'acqua di relativa appartenenza, oppure utilizzate per il rifornimento idrico della Puglia.
Prevalentemente minerali sono le sorgenti legate a manifestazioni sulfuree come quelle di San Teodoro a Villamaina, ubicate nei pressi della Mefite, nella Valle di Ansanto.

Aree protette

Sebbene l'azione dell'uomo sia intervenuta modificando radicalmente le forme del paesaggio della “verde Irpinia”, la variegata morfologia del territorio e gli elementi climatici hanno determinato in quest'area un assetto vegetazionale davvero particolare, producendo talvolta biotopi unici. Nell'area coinvolta nel progetto, a conclusione dell'esperienza di cui al Programma CORINE (codice 300.015.001), i Siti di Importanza Comunitaria Natura 2000 sono i seguenti:

Alta valle del fiume Ofanto (ha 60). E' l'iniziale tratto montano del fiume, dove dominano praterie aride e boschi di latifoglie ed importanti comunità di pesci endemici. Vi nidifica il Nibbio reale e numerosi stormi di uccelli sostano durante le migrazioni. Le sponde ghiaiose del fiume sono ricoperte da foreste a gallerie di pioppi e salici e da piante tipiche quali "Glacium flavum" e "Myricaria germanica ";

Boschi di Guardia Lombardi e di Andretta (ha 3.500). Il sito presenta estesi boschi misti dominati dal cerro e vi sono importanti comunità di uccelli svernanti (nibbio reale), chirotteri, starne e fagiani.;

Bosco di Castiglione (Calitri ha 8.400). Presenta numerosi tipi di habitat su un crinale del fiume Ofanto, con prevalenza di cerreti e zone umide; importanti le comunità ornitiche nidificanti, erpetologiche ed entomologiche;

Lago di S. Pietro - Aquilaverde (ha 800). E' un bacino artificiale ottenuto dallo sbarramento di un affluente dell'Ofanto, affiancato da estese quercete.;

Monte Cervialto e Montagnone di Nusco (ha 11.000). Massiccio carbonatico ricoperto di deposito di materiale vulcanico, è caratterizzato prevalentemente da estese faggete, praterie d'altitudine a graminacee, radure e rupi calcaree colonizzate da tipiche comunità vegetali appenniniche mediterranee. Oltre ai faggeti vi sono alberi di tasso e arbusti di agrifoglio. Rischi potenziali consistono in un eccessivo sfruttamento per fini turistici;

Piano di Laceno (ha 250). Si tratta di una depressione tettonica a 1000 m s.l.m. con stagno in via di interramento, inserita nei S.I.C. perchè caratterizzato da biocenosi di ambienti umidi appenninici di alta quota. Circondato da estese faggete, è un altopiano carsico con pascoli che si allagano d'inverno. Le sponde del lago sono ricoperte da "Glacium flavum" e "Myricaria germanica ". La vulnerabilità del sito è legata all'immissione di pesci alloctoni, al turismo di massa con eccessiva antropizzazione e al pascolo;

Querceta dell'Incoronata (Nusco ha 1.100). Rilievo appenninico alle sorgenti dell'Ofanto, caratterizzato da estese cerrete, presenta la stessa fauna dei Boschi di Guardia Lombardi e di Andretta. I rischi potenziali sono legati a un eccessivo sfruttamento del territorio per l'allevamento e l'agricoltura

Lago di Conza della Campania (ha 1.000). E' un'importante zona umida creata dallo sbarramento dell'Ofanto. L'invaso artificiale supera gli 800 ha ed ha una profondità massima di 25 m. Geologicamente l'area è di tipo alluvionale, con argille e depositi sabbiosi. La flora è costituita da: bosco mesofilo (prevalentemente cerreto, con presenza di roverella, olmo, ginestra e pruno selvatico) e bosco igrofilo (salici, pioppi, ontani, macchie arbustive di biancospino, rovo, rosa canina, canna comune, tifa e sambuco) e rappresenta un habitat di grande interesse, ormai estinto in Europa. Attualmente il sito è in gestione alla sezione di Avellino del WWF;

Alta valle del fiume Calore irpino (ha. 600). E' un'estesa valle tettonica caratterizzata dalla presenza di una formazione calcarea sovrascorsa sui depositi argillosi costituenti il fondovalle. La vegetazione prevalente è costituita da Faggio, Leccio e Castagno, mentre tra le specie animali figurano la lontra, il lupo e l'allodola;

Monte Terminio (7400 ha.). Si tratta di un imponente massiccio carbonatico con diffusi fenomeni di carsismo e con estesi pianori. Da segnalare la presenza dell'Aquila reale, del Falco pellegrino, del Gufo reale, del Cuculo e del Nibbio reale, del Ramarro e del Lupo. La vegetazione è caratterizzata da Leccio, Castagno, Faggio, Agrifoglio e Ontano.

Monte Accellica (3110 ha.). Per buona parte nel territorio di Montella, è un'importante vetta appenninica di natura calcareo-dolomitica che da origine alle sorgenti del fiume Calore. Oltre alle specie presenti negli altri S.I.C. del territorio del PSL, è da segnalare la presenza del Gatto selvatico, del Colombaccio e del Picchio nero;

Piani Carsici del Monte Terminio (400 ha.). Anch'esso è situato nel territorio del Comune di Montella ed è caratterizzato da altopiani carsici costituite da antiche conche endoreiche. Flora e fauna sono quelle tipiche del Massiccio del Terminio.

Nel territorio irpino sono state, inoltre, istituite quattro oasi di protezione, rifugio, riproduzione e sosta della fauna selvatica.
Nell'area di nostro interesse vanno segnalate, oltre all'oasi di Conza della Campania, le oasi Cervialto, che interessa prevalentemente i comuni di Bagnoli Irpino e di Caposele, e l'oasi Terminio, che comprende interamente il territorio di Montella.

La provincia di Avellino ha istituito 16 Zone di Ripopolamento e Cattura della fauna selvatica (ZRC), in base alla legge n.968 del 27.12.1977, che si estendono su una superficie di 22.000 ha. Nell'area del PSL vanno segnalate 6 ZRC, distribuite in modo uniforme sul territorio.

La provincia di Avellino ha istituito anche tre Aziende faunistico-venatorie (AFV).
Si tratta di antiche riserve di caccia, due delle quali rientrano nell'area del progetto: la prima è situata a Guardia Lombardi; la seconda è localizzata nel Bosco di Castiglione nel comune di Calitri.

Aspetti socio-demografici

La rilevazione anagrafica del Censimento Generale della Popolazione del 2001 ha rilevato nei 46 comuni del comprensorio 99.590 residenti, per una densità abitativa di circa 67,39 ab./kmq. La dinamica demografica mostra un andamento negativo: nel periodo 1991-2001 si riscontra un decremento pari a circa il 10,94 %, generalizzato a quasi tutti i comuni che in alcuni casi registrano un vero e proprio esodo (a Teora., ad esempio, si è rilevato un decremento di oltre 29 punti percentuali tra l'91 ed il 2001, ma anche altri comuni, quali Torella dei lombardi, Cairano, Rocca San Felice, Morra De Sanctis, Andretta, Scampitella, Montaguto, Trevico, e Greci hanno registrato nello stesso periodo decrementi oltre il 20%). In pochi casi si segnalano incrementi demografici anche se di scarsa entità, quasi sempre generati da movimenti migratori interni all'area (Flumeri, Montella e Bagnoli Irpino).

Il trend nel periodo 1981-2001 rileva un decremento maggiore della popolazione residente pari a 16,93% la popolazione è infatti passata dai 119.893 abitanti del 1981 ai 99.590 residenti del 2001.

La tendenza demografica si riflette sulla struttura socio-demografica del territorio: l' indice di anzianità è all'anno 2000 pari al 22,82 %, superiore di circa 9,6 punti percentuali a quello medio regionale con un incremento del 2,23% rispetto a quello registrato nel 1991

l' indice di vecchiaia è all'anno 2000 pari 146,18%, più del doppio della media regionale con un incremento del 37,21% rispetto a quello registrato nel 1991 l' indice di dipendenza (62,41% al 2000) risulta di circa 13 punti percentuali superiore alla media regionale con un incremento del 5,73% rispetto a quello registrato nel 1991

l' indice di dipendenza della popolazione anziana (37,06% al 2000) risulta di circa 18 punti percentuali superiore alla media regionale con un incremento del 7,50% rispetto a quello registrato nel 1991

l' indice di dipendenza della popolazione giovanile è pari al 18,50% (anno 2000), inferiore alla media regionale (24,30%) con un decremento del 2,44% rispetto a quello registrato nel 1991.

Il comprensorio del PSL registra in sostanza un progressivo spopolamento causato da un incremento del fenomeno migratorio. L'esodo rurale è ancor più preoccupante in quanto investe soprattutto le fasce di popolazione giovanile che il mercato locale del lavoro non riesce ad assorbire; di conseguenza la struttura demografica presenta un alto indice di vecchiaia ed un alto indice di dipendenza della popolazione anziana, sensibilmente elevata rispetto alla Campania.

A fronte di una diminuzione, nel periodo 1998-2001, della popolazione totale e delle forze di lavoro, il dato relativo al tasso di attività si presenta sostanzialmente stabile a bassi livelli, mentre il tasso di occupazione e quello di disoccupazione mostrano andamenti di leggero miglioramento, permanendo su livelli ampiamente insoddisfacenti.

I sistemi, pertanto, mostrano dei segnali di difficile resistenza al declino. I valori fortemente ridotti del tasso di occupazione, inoltre, che nei SLL raggiunge il massimo, a Lioni, del 33,8%, sono un indizio di presenza non marginale di occupazione informale e irregolare.

Indice di anzianità : rapporto tra popolazione di età uguale o superiore ai 65 anni e popolazione residente totale
Indice di vecchiaia : rapporto tra la popolazione uguale o superiore ai 65 anni e la popolazione con meno di 14 anni
Indice di dipendenza : rapporto tra la popolazione in età non lavorativa e popolazione in età lavorativa
Indice di dipendenza della popolazione anziana è il rapporto percentuale tra la popolazione anziana con oltre i 64 anni e la popolazione in età lavorativa (fascia di età compresa tra 14 e 64 anni)
Indice di dipendenza della popolazione giovanile è il rapporto percentuale tra la popolazione giovane inferiore ai 14 anni e la popolazione in età lavorativa (fascia di età compresa tra 14 e 64 anni)

Aspetti economico-produttivi
I dati ISTAT (Censimento della popolazione 1991) mostrano, per le Comunità Montane oggetto del PSL, una struttura socio-economica così composta:

Struttura socio-economica

L'area presenta una marcata presenza di addetti nel settore agricolo, più che doppia rispetto alla media della regione, una notevole incidenza del settore secondario, sempre rispetto alla media regionale, una più bassa percentuale di addetti al terziario, mentre il dato del PIL pro-capite appare in linea con il dato regionale e con quello delle altre comunità montane.

Anche il dato dell'incidenza di disoccupati ed inoccupati appare maggiormente favorevole, pur rimanendo in presenza di livelli fortemente preoccupanti.
Per quanto attiene al settore secondario, l'uso della SAU, nelle Comunità Montane oggetto degli interventi del PSL, è così rappresentabile:

Tipologia di coltivazioni
Appare evidente la possibilità e l'opportunità, stante la struttura degli ordinamenti colturali, di attivare processi di miglioramento e valorizzazione che facciano perno sulla presenza di filiere che mostrano, a livello di prodotto finale, forti elementi di connessione e sinergia (le filiere lattiero-casearia, del grano, dell'olio, della vite), dando vita a produzioni dal deciso carattere di tipicità e qualità.

Il settore industriale e l'artigianato mostrano, insieme alla presenza di insediamenti di rilievo nelle aree industriali, a partire dal dopo terremoto, una struttura caratterizzata da forte polverizzazione e ridotte dimensioni aziendali.

Poco sviluppata risulta la trasformazione agroindustriale, anche laddove la presenza di produzioni ad alto potenziale di qualità e tipicità potrebbero trarre beneficio da strutture associative di trasformazione e gestione di servizi comuni.

Anche rispetto all'artigianato ed alle produzioni artistiche, è molto interessante la presenza di alcune produzioni tradizionali che ancora rivelano segni di vitalità e che presentano dei potenziali di miglioramento elevati: la ceramica e le terrecotte (Calitri), la lavorazione della pietra e della paglia (Fontanarosa), la lavorazione del ferro battuto (S.Andrea di Conza).

Di particolare interesse la presenza di un Distretto Industriale (Calitri) nel settore del tessile abbigliamento, con forte presenza stimata di contoterzismo e produzione sommersa, insieme a realtà aziendali di grandi dimensioni

Industria e Artigianato

Per quanto riguarda, infine, il terziario, i dati del censimento intermedio del 1996 mostrano, nelle tre comunità montane, un dato in linea con le medie regionali per quanto attiene al numero di unità locali ogni mille abitanti nel settore Distribuzione all'ingrosso, al dettaglio e riparazioni auto (rispettivamente 21,6, 17,4 e 19,0 per Alta Irpinia, Terminio Cervialto e Ufita). Questo è indice della presenza di una struttura della distribuzione caratterizzata da numerosi esercizi e dalla scarsissima presenza di grande distribuzione organizzata.

La tabella seguente (VIII Censimento ISTAT Industria e Servizi) mostra la distribuzione di addetti e unità locali nei settori dell'Industria, del Commercio, degli Altri Servizi e delle Istituzioni. I dati riguardano tutti i Comuni rientranti nell'area di intervento del PSL Terre d'Irpinia. C'è l'indicazione, inoltre, dell'appartenenza dei Comuni alle Comunità Montane, nonché ai Sistemi Locali del Lavoro (SLL) individuati dall'ISTAT. Tali Sistemi Locali sono tutti interni all'area del PSL, tranne i casi di Oliveto Citra e Pescopagano che, rispetto all'area del PSL, “attraggono” solo i comuni, rispettivamente, di Caposele e di Conza della Campania.

La tabella seguente prende in considerazione i Sistemi Locali del Lavoro interni all'area del PSL Terre d'Irpinia , e presenta i dati relativi alla popolazione e all'occupazione negli anni 2001 e 1998.

Sistemi locali del lavoro

A fronte di una diminuzione, nel periodo 1998-2001, della popolazione totale e delle forze di lavoro, il dato relativo al tasso di attività si presenta sostanzialmente stabile a bassi livelli, mentre il tasso di occupazione e quello di disoccupazione mostrano andamenti di leggero miglioramento, permanendo su livelli ampiamente insoddisfacenti.

I sistemi, pertanto, mostrano dei segnali di difficile resistenza al declino. I valori fortemente ridotti del tasso di occupazione, inoltre, che nei SLL raggiunge il massimo, a Lioni, del 33,8%, sono un indizio di presenza non marginale di occupazione informale e irregolare.

Il turismo e l'agriturismo stanno vivendo, negli ultimi anni, un processo di continua crescita, in relazione, soprattutto, ai flussi che si indirizzano verso i luoghi caratterizzati da produzioni tipiche (il vino, in primo luogo, ma anche i formaggi, la carne e i prodotti del bosco e del sottobosco) da particolari caratteristiche ambientali (siti di interesse comunitario e aree protette, quali p.e. l'Oasi WWF di Conza, il Parco dei Monti Picentini, ecc.) o da emergenze architettonico/culturali (Abbazia del Goleto, l'antica Compsa, ecc.).

La struttura produttiva del territorio del PSL presenta caratteristiche di una certa arretratezza, sebbene siano presenti buone potenzialità legate alla valorizzazione dei prodotti agricoli ed agroalimentari locali (vino, olio, castagne, soprattutto, ma anche altri).

I tentativi di avviare l'industrializzazione del territorio, la cui ultima e forse più significativa occasione coincide con gli interventi post-terremoto, infrastrutturando aree produttive ubicate in zone del PSL non hanno creato le condizioni per lo sviluppo delle attività secondarie.

Il PIL procapite nell'area si PSL è di 12.408 euro al 1991 mentre il Reddito imponibile procapite ammonta a 2.853 Euro (anno1998).
Nell'ultimo decennio (1990 – 2000) il peso dell'attività primaria è diminuito nel bilancio dell'economia del comprensorio.

Il numero delle aziende agricole è passato da 19.222 a 16.425con un decremento del 14,55%; allo stesso modo la Superficie Agricola è diminuita passando da 108.662,89 ha a 94.307,32 ha (-13,21%); anche la S.A.U. riscontra un andamento negativo (–9,87%) nel decennio 1990-2000. Il settore agricolo occupa un posto di rilievo nell'economia dell'area principalmente per la qualità dei prodotti realizzati, mentre manca ancora una gestione improntata al mercato con strategie di spinta dei prodotti di maggiore qualità soprattutto verso i mercati a più alto reddito.

Il limite delle imprese agricole è la eccessiva polverizzazione e la mancanza di un reale approccio aziendale nella gestione soprattutto rispetto al mercato; sicuramente si tratta di un settore che presenta delle potenzialità interessanti, dato anche l'ottimo livello qualitativo dei prodotti realizzati.

Tra i comparti produttivi trainanti si segnala la zootecnia che, sebbene caratterizzata da elementi strutturali ed organizzativi di arretratezza, risulta ben integrata rispetto al contesto ambientale dando origine a produzioni lattiero casearie di indubbio pregio. In particolare, l'allevamento ovi-caprino è capillarmente diffuso e buona è anche la presenza di capi bovini.

Le produzioni cui danno origine gli allevamenti, tuttavia, risultano spesso limitate sia in termini di capacità produttiva che di standard qualitativi a causa delle tecniche di allevamento e di conduzione della stalla adottate. Riguardo alle coltivazioni principali che costituiscono con i loro prodotti le filiere agroalimentari della zona spiccano:

la vitivinicoltura interessante le aree collinari e presentando un'ottima gamma di prodotti riconosciuti degni di tutela e valorizzazione. In particolare nell'area si producono vini DOCG (Taurasi), DOCG (Fiano di Avellino) ed altri vini IGT come l'Aglianico, ed il Coda di Volpe;

la castanicoltura con la presenza di un prodotto di ottima qualità, oggetto di riconoscimento di DOP dal 1987 (Castagna di Montella). La superficie interessata dalla castanicoltura è pari a circa 4.000 Ha, per una produzione media di circa 28.000 tonnellate;

l'olivicoltura di ottima qualità è praticata in molte zone del comprensorio ma la produttività degli oliveti è limitata dalle asperità dei terreni che non consentono la diffusione della meccanizzazione della raccolta, con evidenti riflessi sull'economicità della produzione;

le produzioni casearie con la presenza di formaggi tipici come il Caciocavallo silano DOP e produzioni tradizionali: il pecorino Carmasciano, il caciocavallo Podolico, la treccia, il Cacioricotta.

In generale la struttura imprenditoriale del comprensorio di riferimento sta attraversando un periodo di difficoltà negli ultimi anni si è infatti verificata una riduzione delle imprese che sono diminuite del 12,08%, passando da 5.802 a 5.101 unità, con un decremento degli addetti del 26,58%.

Il territorio è interessato dal Distretto Industriale di Calitri e le principali aree industriali, ad esclusione dei PIP di iniziativa comunale, di ridotte dimensioni in genere a destinazione artigianale comprendono l'insediamento ASI dell'Ufita e le aree realizzate in seguito all'ex art. 32 L.219/81: Calitri, Conza della Campania, Calaggio, Lioni-Nusco-Sant'Angelo dei Lombardi, San Mango sul Calore e Calabritto.

Le attività commerciali ammontano a 2.178 U.L. con un numero di addetti pari a 3.434 unità; mentre le attività di servizio sono pari a 2.016 U.L. con un numero di addetti pari a 5.606 unità.

Il numero complessivo di ristoranti e alberghi è 325 con 250 addetti per un totale di circa 15.000 posti a sedere e circa 2.650 posti letto, il maggior numero di tali esercizi si trovano nel comune di Caposele ed in particolare a Materdomini grazie alla presenza del Santuario di S. Gerardo a Maiella e a Bagnoli Irpino in località Laceno per la presenza degli impianti sciistici, a Villanova del Battista ed a Frigento. Un dato che emerge è la scarsa offerta di alloggi privati in affitto quasi nulla a fronte di una certa, ma non cospicua offerta di posti letto in unità in alberghi, villaggi-albergo, residenze turistiche alberghiere, ecc.

Fra le offerte turistiche si segnala, inoltre, la presenza di un discreto numero di aziende agrituristiche attive, nate nell'ultimo decennio, con circa 200 posti letto e 800 posti a sedere o coperti; inoltre, sono in fase di iscrizione altre 37 unità per un totale di 52 aziende

Il territorio, nonostante presenti interessanti attrattive legate alle risorse paesaggistico-ambientali, religiose, storico-artistiche nonché enogastronomiche, presenta dunque una scarsa offerta di strutture ricettive e ristorative soprattutto per quanto riguarda quella con bassi costi.

L'area PSL vanta una antica tradizione di prodotti dell'artigianato artistico e di prodotti agroalimentari di qualità riconosciuti anche a livello Europeo. Sono presenti infatti 4 prodotti DOC-DOCG e IGT; 4 prodotti DO.P – IGP e ben 65 prodotti tradizionali di recente riconosciuti con Decr. del MIPAF. I vini pregiati dell'area sono: il rosso Taurasi DOCG , il bianco Fiano di Avellino DOC. e di recente è stata riconosciuta la I.G.T. al vino Irpinia bianco ed Irpinia rosso.

Il principale prodotto IGP è la Castagna di Montella riconosciuta nel 1987 con la D.O.C. (Decreto del 5/12/1987), unica castagna in Italia ad aver avuto questo riconoscimento e registrata presso la Comm. UE della IGP ai sensi dell'art.17 del Regolamento (U.E.) n.2081/92.
Gli altri prodotti d'eccellenza sono il Caciocavallo Silano DOP è un formaggio semiduro a pasta filata prodotto con latte di vacca proveniente da diverse razze tra cui la podalica che ha ottenuto il primo luglio 1996, la registrazione quale denominazione d'origine protetta (DOP), ai sensi del Reg. (CEE) 2081/92 ed il Vitellone bianco dell'Appennino centrale IGP bovini, maschi e femmine, di pura razza Chianina Marchigiana e Romagnola. Oltre ai prodotti tipici con marchio europeo nel comprensorio sono presenti 65 prodotti agroalimentari tradizionali riconosciuti con decreto Min. 14 giugno 2002 del MIPAF di cui alcuni è in fase di riconoscimento la tipicità.

Si segnala, inoltre, la presenza dei seguenti centri:

Centro sismologico nel comune di Sant'Angelo dei Lombardi, curato dall'Università Federico II di Napoli;

Centro di ricerca zootecnico, ubicato nel comune di Castelbaronia, nato da un accordo tra il Patto Baronia e l'Università Federico II di Napoli;

Centro di ricerca forestale, ubicato nel comune di Nusco, nato da un accordo tra il comune, la Comunità Montana e l'Università della Basilicata.

Aspetti storico-culturali, architettonici, monumentali, archeologici

Abitato fin dalle epoche più remote, il territorio considerato è particolarmente ricco di testimonianze storiche di un glorioso passato. I resti archeologici, diffusi in tutta l'area, attestano la presenza umana fin dal Paleolitico e dal Neolitico, come dimostrano i materiali ritrovati a Gesualdo e a Taurasi e già esposti al Museo Irpino di Avellino e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

In particolare le numerose strutture con incenerazioni rinvenute in località S. Martino a Taurasi saranno oggetto di una mostra permanente in allestimento. La prima età del Ferro è documentata, soprattutto in Alta Irpinia, dai siti afferenti alla cosiddetta “cultura delle tombe a fossa”, della quale significative espressioni sono state ritrovate a Cairano, Calitri, Bisaccia, Conza e Morra De Sanctis.

A Bisaccia, in particolare, un antico (VII sec. a.c.) e prezioso ritrovamento, la “Tomba della Principessa”, insieme con centinaia di altre, testimonia della presenza nell'area di antichi insediamenti da valorizzare con più efficacia.
Risalenti al periodo tra le guerre sannitiche e annibalica (IV-III sec. a.C.) sono le mura che circondavano gli oppida ritrovate a Lioni (località Oppido Vetere) e a Monteverde (località Serro dell'Incoronata).
Ruderi e reperti del periodo romano sono stati individuati ad Andretta (località Cerrino, Bosco S. Giovanni, Airola, Pero Spaccone, Piani della Giuva), a Monteverde (necropoli in località Isca-Bosco Sirricciardi), a Morra De Sanctis (reperti del VII-VI sec. a.C. in località Selvapiana e Piano Cerasulo, Piano Tivoli e Fontanelle S. Antuono), a S. Angelo dei Lombardi (area dell'Abbazia di S. Guglielmo al Goleto), a Torella dei Lombardi (area del bosco Girifalco), a Teora (nella zone del castello), mentre vi sono i ruderi di una villa romana in località Cisterna a Villamaina.
A Conza della Campania sono state rinvenute le tracce di un sistema insediativo molto articolato: la città romana, al di sotto del centro medievale, di cui sono stati messi in luce il foro, una domus e i resti della cinta muraria; la necropoli del VII secolo in località San Cataldo; la necropoli e la villa romana in località Macello, il porto romano in località Sanzano.
Inoltre, recenti scavi hanno portato alla luce un anfiteatro databile tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. . L'Antico Centro, ormai disabitato da cui emergono i resti dell'antica Compsa e le mirabili rovine di epoca medievale rappresentano un Parco Archeologico di grande valore. Significativi anche i ritrovamenti delle “Ville rustiche”, insediamenti rurali con annessi appezzamenti di terreno, risalenti alla media e tarda età imperiale.
Nella valle del Calore le attestazioni emergono nel territorio compreso tra i comuni di Montella, Cassano, Nusco, Bagnoli Irpino, Frigento e Castelbaronia.
Da segnalare Carife, in cui le ricerche archeologiche hanno mostrato i resti dell'antica Romulea: necropoli e tombe dai ricchi arredi, un tempio ellenistico, fornaci per la produzione di laterizi e reperti d'epoca bizantina. Un tale pregevole patrimonio ha condotto al progetto di considerare Carife “capitale dell'archeologia irpina”, con la definizione di un opportuno itinerario.
Un discorso particolare riguarda il Santuario della Dea Mefite, in località Valle d'Ansanto (in Rocca S. Felice, Villamaina e Torella dei Lombardi), in cui sono stati rintracciati numerosi reperti databili tra il VII e III sec. a.C. Il santuario è inserito in un contesto naturale di grande suggestione, dettagliatamente descritto da Virgilio che lo identifica come luogo di ingresso agli Inferi.
Dalle vicende storiche dei nuclei antichi emergono alcune individualità architettoniche, luoghi consolidati dalla tendenza dell'arroccamento, quali i castelli che si alternano a residenze fortificate, intorno a cui nel tempo si formano piazze e slarghi con elementi rappresentativi.
I castelli restaurati di Torella dei Lombardi, Bisaccia, Sant'Angelo dei Lombardi, Rocca S. Felice, Calitri, e quelli da recuperare di Morra De Sanctis, Monteverde, Caposele, Gesualdo, Cairano, e Teora, per citare alcuni esempi, costituiscono il nucleo attorno a cui si sono sviluppati centri urbani a impianto compatto, con le cinte murarie, in alcuni casi conservate fino ad oggi, che riflettono la logica dell'arroccamento, espressione di un'organizzazione policentrica del territorio.
Di grande interesse l'architettura religiosa che mostra esempi significativi di periodi storici diversi, opere pregevoli e talvolta uniche, accanto a numerose testimonianze “minori” diffuse sul territorio.
Uno dei più bei complessi religiosi dell'Italia meridionale è l'Abbazia benedettina del Goleto nel territorio di Sant'Angelo dei Lombardi, cittadella monastica fortificata, fondata nel 1133 da S.Guglielmo da Vercelli. Lo splendido Chiostro, interamente realizzato in pietra, è spesso teatro di eventi musicali e culturali.
A Caposele, in località Materdomini, si trova il grande Santuario di S.Gerardo Maiella, meta di ininterrotti pellegrinaggi. Il complesso, di stile neoclassico, risale al XVI secolo. Sede del Museo Gerardiano, vi sono custodite opere di grande valore. Interessante a Montella il Convento di S. Francesco a Folloni del 1222.
La chiesa, che desta meraviglia per la grandiosità dell'insieme, è stata dichiarata, insieme al complesso conventuale, Monumento Nazionale, e oggi ospita, oltre al noto “Monumento degli Innamorati”, che attira flussi considerevoli il 14 febbraio, il Museo dell'Alta Irpinia e una Mostra d'Arte Sacra.

Di fondamentale importanza sono anche i complessi religiosi urbani di Sant'Andrea di Conza (episcopio, seminario metropolitano con chiesa di S. Michele e complesso di S. Domenico), di Sant'Angelo dei Lombardi (la cattedrale e il complesso di S. Marco). Quasi tutti i comuni coinvolti nel progetto mettono a punto, specie nel periodo estivo, un fitto calendario di iniziative volte alla conoscenza storica e alla promozione delle tradizioni culturali ed enogastronomiche del loro territorio. Vanno segnalate:
a Montella la Festa dell'Albero realizzata al Monastero del Monte; la Festa delle Maggiaiole, a S.Andrea di Conza;
a Lacedonia, a giugno, si tiene il Festival nazionale della coreografia, organizzato in collaborazione con Acli e Rai;
a Bagnoli Irpino, il Concorso Nazionale di Equitazione e, in località Laceno, durante i mesi di luglio e agosto, una ricca rassegna di spettacoli musicali e teatrali, sagre a tema, escursioni alle Grotte di Caliendo e gare sportive; a Sant'Angelo all'Esca, la Sagra della Tavernata, con degustazione dei famosi vini locali;
a S.Angelo dei Lombardi, a luglio, nel suggestivo scenario dell'Abbazia del Goleto, una mostra di documenti architettonici e artistici dal titolo “Testimonianze della civiltà federiciana”;
alla fine di agosto, ad Andretta, le “Giornate storiche”, rievocazioni storico-culturali di personaggi legati alle vicende storiche del paese;
a Calitri, la Fiera Interregionale, vetrina privilegiata dei prodotti delle aree interne;
a Fontanarosa, la suggestiva Festa della Tirata del Carro, antico rito di ringraziamento per il raccolto, durante il quale un obelisco di paglia è trainato per le strade del paese;
a Gesualdo, nei mesi estivi, il Palio dell'Alabarda, in onore del principe Carlo Gesualdo, con mostre, visite guidate al centro storico, cortei in costume d'epoca e “La lotta dell'Angelo e del Diavolo”, manifestazione storico – religiosa;
a Guardia Lombardi, il Festival Itinerante del Jazz dell'Alta Irpinia che coinvolge anche i comuni di Sant'Angelo dei Lombardi e Rocca San Felice;
a Taurasi, l'iniziativa “Da porta a porta”, durante la quale tutti i cittadini espongono il loro “Artigianato” rispolverato per l'occasione;
a Caposele, la “Benedizione delle Sementi”, manifestazione tradizionale religiosa che si svolge al Santuario di S. Gerardo a Maiella, durante la quale si procede alla solenne benedizione del grano e degli attrezzi agricoli.
Numerose, anche, le sagre che promuovono i prodotti tipici del territorio. Da segnalare, a Montella, la Sagra della Castagna nel primo week-end di novembre. Durante il carnevale, tra le numerose manifestazioni in vari paesi, va ricordato quello Montemaranese per le numerose implicazioni di tipo folclorico e musicale. Nell'area del PSL il Parco Letterario Francesco De Sanctis ha già svolto negli anni scorsi, e continuerà ad organizzare in futuro, eventi di grande rilievo culturale e di forte attrazione turistica quali:
Viaggi sentimentali;
Incontri con artisti al Caffè Letterario;
Viaggi in Carrozza nei luoghi desanctisiani;
Incontri conviviali e letterari;
Corsi di Scrittura;
Eventi spettacolari;
Seminari di studi;
Il Certame desanctisiano;
Mostre.