I PROTAGONISTI

Da alcuni documenti conservati nell’Archivio di Stato di Avellino emerge il quadro di un’umanità in movimento, un continuo moto migratorio che porta in terre isolate ingegneri, tecnici, impiega­ti e soprattutto operai, “…. ‘più di mille di diver­se contrade d’Italia’, in cerca di lavoro e soprav­vivenza lungo valli e pendii dai quali gli stessi abitanti fuggono per cercare altrove condizioni per una vita migliore.”5

Erano coloro che da ogni dove giungevano in Irpinia a cercare lavoro nei cantieri della ferrovia. L’arrivo di una moltitudine così importante di operai da tutta l’Italia in que­ste terre isolate, non abituate ad accogliere “gli stranieri”, visti spesso come una minaccia all’a­bitudinaria quiete di questi luoghi, ha segnato un incontro “forzato” tra linguaggi, culture, saperi e tecniche. Il rapporto tra queste realtà non è sempre stato indolore, anzi ha spesso creato malumori e pre­giudizi tra le popolazioni autoctone, come testimoniano i passi seguenti: “Ieri giorno festivo, Calitri sembrava un campo invaso da nemici, facce equivoche da mane a sera.

Le risse scate­nate da codesti operai in giro per il paese in festa, armati di roncole, rasoi e coltelli spaventa­no i cittadini esposti a pericoli senza che vi sia chi li garantisca”: così scriveva il Sindaco di Calitri al Prefetto di Avellino nel 1893.

Tra i protagonisti delle storie di vita che si svol­gevano lungo la tratta, una delle figure emble­matiche è stata quella del corriere, il cui compi­to era, molto spesso, quello di barattare prodotti locali irpini in cambio di merci acquistate in città (Avellino e Napoli). “…Gerardo de Zonza, Pietro de Sciola, Antonio de Perchecchia. Così li chiamavamo affettuosa­mente. Erano i corrieri, coloro che andavano e venivano da Napoli e Avellino per conto di chi dal Paese non poteva allontanarsi. Li ricordo con dignitose valigie di fibra, piene di pacchetti vari, coscienti ed orgogliosi dei loro ruoli.

La sera rientrando sarebbero andati di casa in casa a fare le consegne…”. 6 Oltre ai ferrovieri, altre figure pittoresche popo­lavano i treni di questa linea, come Concetta, che tutti i lunedì prendeva il treno alla stazione di Bagnoli Irpino con in testa il suo cesto carico di ricotta e tartufi. Non possiamo infine dimenticare che la Littori­na era conosciuta anche come il treno del vino. I produttori di Taurasi, Montemarano, Castelfran­ci, Luogosano e San Mango sul Calore utilizzava­no la tratta per diffondere fuori provincia il pre­giato nettare di Aglianico. Ma la tratta Avellino - Rocchetta Sant’Antonio ha significato soprattutto emigrazione.

Per tutti gli anni ’50 e i primi anni ’60 il treno è stato il com­pagno di viaggio per moltissimi irpini che hanno lasciato i propri paesi di origine in cerca di un futuro migliore, verso l’industrializzato nord o verso le Americhe. Giorno dopo giorno, presso le stazioni della linea ferroviaria si ripetevano le scene di addii degli emigranti che, con le loro valigie di cartone, raggiungevano il capolinea a Rocchetta Sant’Antonio in attesa della coinci­denza per Foggia e da lì verso nuove mete.