Aree protette - Sebbene l’azione dell’uomo sia intervenuta modificando radicalmente le forme del paesaggio della “verde Irpinia”, la variegata morfologia del territorio e gli elementi climatici hanno determinato in quest’area un assetto vegetazionale davvero particolare, producendo talvolta biotopi unici. Nell’area coinvolta nel pro­getto, a conclusione dell’esperienza di cui al Programma CORINE (codice 300.015.001), i Siti di Importanza Comunitaria Natura 2000 sono i seguenti:

Alta valle del fiume Ofanto (60 ettari). È l’iniziale tratto montano del fiume, dove dominano prate­rie aride e boschi di latifoglie ed importanti comunità di pesci endemici. Vi nidifica il Nibbio reale e numerosi stormi di uccelli sostano durante le migrazioni. Le sponde ghiaiose del fiume sono ricoperte da foreste a gallerie di pioppi e salici e da piante tipiche quali Glacium flavum e Myricaria germanica;

Boschi di Guardia Lombardi e di Andretta (3.500 ettari). Il sito presenta estesi boschi misti dominati dal cerro e vi sono importanti comunità di uccelli svernanti (nibbio reale), chirotteri, starne e fagiani;

Bosco di Castiglione (Calitri, 8.400 ettari). Presenta numerosi tipi di habitat su un crinale del fiume Ofanto, con prevalenza di cerreti e zone umide; importanti le comunità ornitiche nidificanti, erpetologiche ed entomologiche;

Lago di S. Pietro - Aquilaverde (800 ettari). È un bacino artificiale ottenuto dallo sbarramento di un affluente dell’Ofanto, affiancato da estese quercete;

Monte Cervialto e Montagnone di Nusco (11.000 ettari). Massiccio carbonatico ricoperto di deposito di materiale vulcanico, è caratterizzato prevalentemente da estese faggete, praterie d’altitudine a graminacee, radure e rupi calcaree colonizzate da tipiche comunità vegetali appenniniche mediterranee. Oltre ai faggeti vi sono alberi di tasso e arbusti di agrifoglio. Rischi potenziali consistono in un eccessivo sfruttamento per fini turistici;

Piano di Laceno (250 ettari). Si tratta di una depressione tettonica a 1000 m s.l.m. con stagno in via di interramento, inserita nei S.I.C. perché caratterizzato da biocenosi di ambienti umidi appenninici di alta quota. Circondato da estese faggete, è un altopiano carsico con pascoli che si allagano d’inverno. Le sponde del lago sono ricoperte da Glacium flavum e Myricaria germanica. La vulnerabilità del sito è legata all’immissione di pesci alloctoni, al turismo di massa con eccessiva antropizzazione e al pascolo;

Querceta dell’Incoronata (Nusco, 1.100 ettari). Rilievo appenninico alle sorgenti dell’Ofanto, caratterizzato da estese cerrete, presenta la stessa fauna dei Boschi di Guardia Lombardi e di Andretta. I rischi potenziali sono legati a un eccessivo sfruttamento del territorio per l’allevamento e l’agricoltura;

Lago di Conza della Campania (1.000 ettari). È un’importante zona umida creata dallo sbarra­mento dell’Ofanto. L’invaso artificiale supera gli 800 ha ed ha una profondità massima di 25 m.

Geologicamente l’area è di tipo alluvionale, con argille e depositi sabbiosi. La flora è costituita da: bosco mesofilo (prevalentemente cerreto, con presenza di roverella, olmo, ginestra e pruno selvatico) e bosco igrofilo (salici, pioppi, ontani, macchie arbustive di biancospino, rovo, rosa canina, canna comune, tifa e sambuco) e rap­presenta un habitat di grande interesse, ormai estinto in Europa. Attualmente il sito è in gestio­ne alla sezione di Avellino del WWF;

Alta valle del fiume Calore irpino (600 ettari). È un’estesa valle tettonica caratterizzata dalla pre­senza di una formazione calcarea sovrascorsa sui depositi argillosi costituenti il fondovalle. La vegetazione prevalente è costituita da Faggio, Leccio e Castagno, mentre tra le specie animali figurano la Lontra, il Lupo e l’Allodola;

Monte Terminio (7400 ettari). Si tratta di un imponente massiccio carbonatico con diffusi fenomeni di carsismo e con estesi pianori. Da segnalare la presenza dell’Aquila reale, del Falco pellegrino, del Gufo reale, del Cuculo e del Nib­bio reale, del Ramarro e del Lupo. La vegetazio­ne è caratterizzata da Leccio, Castagno, Faggio, Agrifoglio e Ontano.

Monte Accellica (3110 ettari). Per buona parte nel territorio di Montella, è un’importante vetta appenninica di natura calcareo-dolomitica che dà origine alle sorgenti del fiume Calore. Oltre alle specie presenti negli altri S.I.C. del territo­rio del PSL, è da segnalare la presenza del Gatto selvatico, del Colombaccio e del Picchio nero;

Piani Carsici del Monte Terminio (400 ettari). Anch’esso è situato nel territorio del Comune di Montella ed è caratterizzato da altopiani carsici costituiti da antiche conche endoreiche. Flora e fauna sono quelle tipiche del Massiccio del Ter­minio.

Nel territorio irpino sono state, inoltre, istituite quattro oasi di protezione, rifugio, riproduzione e sosta della fauna selvatica. Nell’area di nostro interesse vanno segnalate, oltre all’oasi di Conza della Campania, l’oasi Cervialto, che interessa prevalentemente i comuni di Bagnoli Irpino e di Caposele, e l’oasi Terminio, che comprende interamente il territorio di Montella.

La provincia di Avellino ha istituito 16 Zone di Ripopolamento e Cattura della fauna selvatica (ZRC), in base alla legge n.968 del 27.12.1977, che si estendono su una superfi­cie di 22.000 ettari. Nell’area del PSL vanno segnalate 6 ZRC, distribuite in modo uniforme sul territorio. La provincia di Avellino ha istitui­to anche tre Aziende faunistico-venatorie (AFV). Si tratta di antiche riserve di caccia, due delle quali rientrano nell’area del progetto: la prima è situata a Guardia Lombardi; la seconda è localizzata nel Bosco di Castiglione nel comu­ne di Calitri.