Geomorfologia - Il territorio irpino interessato dal progetto si presenta ondulato con complessi montuosi (i Picentini) e valli solcate dai fiumi Calore, Fredane, Ufita, Ofanto. La geomorfologia dell’area è determinata da almeno tre fattori: l’o­rigine tettonica legata all’orogenesi appenninica per il sollevamento degli antichi fondali marini della Tetide; la varietà e la tipologia dei materia­li che costituiscono i terreni irpini, soprattutto quelli dei rilievi montuosi; infine l’erosione ope­rata dagli agenti atmosferici sui rilievi rocciosi fin dal loro primo emergere, alcuni milioni di anni fa, dalle acque marine. I materiali erosi, trasportati dai corsi di acqua, hanno poi colma­to e livellato i fondivalle. Le rocce di origine sedimentaria marina quali argille, marne, calca­ri, arenarie, gessi e quelle vulcaniche quali le piroclastiti vesuviane e flegree, hanno modellato il paesaggio in modo diverso. Le argille hanno caratterizzato la maggior parte delle colline, for­mando un paesaggio a declivi prevalentemente arrotondati e ondulati, talora solcati da incisioni calanchiformi operate dall’azione erosiva delle acque (aree collinari digradanti sui fiumi Ufita, Fredane e Ofanto).

Il gruppo dei Monti Picentini, che si inserisce tra le valli del Sele, dell’Ofanto, del Calore Irpino e del Sabato, presenta profonde differenze nella natura geo-morfologica. Nella sezione orientale domina la vetta del Cervialto (1809 m), una delle più alte della Campania, che si salda a sud col Polveracchio e a nord col Montagnone di Nusco; in quella occidentale è presente l’impor­tante nodo idrografico dell’Accèllica (1657 m), al quale si riattaccano i contrafforti del Terminio (1785 m) e dei Mai (1618 m). La sezione nord-orientale, che rientra nell’area interessata dal progetto, è prevalentemente calcarea ed eviden­zia forme meno aspre nelle cime (Montagnone di Nusco, M. Boschetiello, M. Calvello, M. Termi­nio, M. Tuoro, M. Raiamagra, M. Polveracchio, M. Cervialto). Ricca l’idrografia sotterranea, con numerose sorgenti (che danno vita ai fiumi Ofan­to, Sele, Calore, i quali, a loro volta, alimentano gli acquedotti Pugliese, Alto Calore e di Serino), e imponenti fenomeni carsici sotterranei e superficiali, come provano le vaste conche chiu­se del Dragone e di Laceno.

Le precipitazioni, pur non molto abbondanti, sono spesso intense e ingrossano i corsi d’acqua. Le valli principali sono state aperte dall’Ufita, dal Fiumarella, suo affluente, dal Miscano e dal Tammaro sul versante tirrenico, dal Fortore, dal Cervaro e dall’Ofanto su quello adriatico. Vaste sono le aree pascolative e incolte, sempre più estese con l’aumento dell’esodo agricolo, mentre il bosco riveste solo la cima di alcuni monti.

La copertura boschiva è ascrivibile alle associa­zioni vegetali rientranti nei vari ordini delle clas­si Salicetea, Quercetea e Quercetea-Fagetea, con tre fasce fitoclimatiche: il Fagetum (sottozo­ne fredda e calda); il Castanetum (sottozone fredda e calda); il Lauretum (sottozone fredda, media e calda) caratterizzate da una ricchezza del sottobosco e dall’elemento alloctono del castagno prodotto di qualità destinato all’indu­stria dolciaria (nei Picentini, a Bagnoli Irpino e Montella). Nel versante orientale dell’Alta Irpi­nia, invece, il massiccio movimento migratorio ha determinato una crisi profonda della selvicol­tura che, nonostante le condizioni favorevoli per la ripresa, versa ancora in uno stato di estremo degrado. I boschi, infatti, non ricevendo più cure adeguate, vanno incontro ad un progressivo inselvatichimento. L’Alta Irpinia ha trasformato il suo ambiente a causa dell’uso del territorio e oggi vi è un netto prevalere di steppe cerealico­le. L’altopiano del Formicoso, tra i Comuni di Bisaccia, Vallata e Andretta, alterna alle colture cerealicole ampi tratti di vera e propria prateria (pascoli cespugliati) a cui si aggiungono boschi di cerro alle sommità delle colline costituite da conglomerati di origine marina e boschi misti negli impluvi e lungo i corsi d’acqua. Tali coltu­re sono più accentuate man mano che il territo­rio degrada verso la Puglia (da Lacedonia e Mon­teverde).