ANDRETTA

Nel territorio di Andretta ricognizioni di superfi­cie hanno portato alla localizzazione di resti di industrie litiche del Paleolitico inferiore dalla località Pero Spaccone e insediamenti che atte­stano una frequentazione della zona fin dall’an­tichità. Frammenti vascolari dell’età del Bronzo finale (inizi I millennio a.C.) sono stati rinvenu­ti in località Cervino. Dalla stessa area provengo­no numerosi reperti ceramici a vernice nera del V-III secolo a.C. e ceramica acroma di età roma­na, che testimoniano l’esistenza di un abitato con carattere continuativo di età sannitica tra­sformato in età tardo-repubblicana in una gran­de villa rurale. Tracce di pavimentazione musiva e materiali architettonici (blocchi e lastre di tra­vertino, basi di colonna, tegole e laterizi) reim­piegati nella costruzione di un piccolo edificio moderno documentano anche in località Bosco San Giovanni la presenza di una villa rurale di età tardo-imperiale. In località Toppa Schiavi, infine, un altro insediamento (sec. II a.C.-IV d.C.) che ha restituito ceramiche a vernice nera, terra sigillata italica, ceramica d’uso comune ed alcune monete, conferma l’antica frequentazio­ne dell’area.

 

AQUILONIA

Il luogo era già frequentato in età sannitica e romana ed a testimoniarlo sono stati i ritrova­menti archeologici avvenuti fin dal secolo scor­so. Una estesa necropoli del IV-III secolo a.C. è stata messa in luce in località Groveggiante e varie iscrizioni sepolcrali, reperti ceramici e monete provengono dai dintorni del paese. Un chiodo di ferro con capocchia circolare, due frammenti di unguentari fusiformi ed un’olletta miniaturistica acroma recuperati da una sepoltu­ra tombale ad Aquilonia, sono esposti nel Museo Irpino di Avellino. In seguito a queste scoperte in passato molti storici locali, basandosi anche sul-l’Itinerario di Antonino e sulla Tavola di Peutin­ger, antichi itinerari stradali, hanno creduto erro­neamente l’Aquilonia antica di cui parlano le fonti romane durante le guerre sannitiche nel luogo ove sorge il primitivo centro urbano di Car­bonara.

 

BAGNOLI IRPINO

Le prime testimonianze di una presenza umana nel territorio bagnolese sono rappresentate da ceramiche d’impasto e industrie litiche in selce del III-II millennio a.C. rinvenute nel secolo scorso sulle rive del lago di Laceno e sull’altopia­no di Sazzano. L’età del Bronzo è testimoniata da recuperi di superficie avvenuti in località Por-tara. Una preziosa oinochoe di bronzo con deco­razioni incise sulla superficie del collo prove­niente da Bagnoli e databile al VI sec. a.C. è esposta nel Museo Irpino di Avellino. Tesoretti monetali di età repubblicana, frustuli ceramici a vernice nera, macine in pietra lavica, iscrizioni funerarie e reperti vascolari provengono dalle località Gualle, Bosco e Fieste. Stanziamenti rustici, ville ed acquedotti di età romana sono stati localizzati in contrada Patierni e Crisci.

 

BISACCIA

Il paese è situato su uno sperone del Monte Cal­vario in posizione strategica nell’area che separa la Campania dalla Puglia e dalla Basilicata. Il suo territorio è stato abitato da gruppi umani fin dal Neolitico, ma testimonianze cospicue della frequentazione stabile della zona risalgono all’età arcaica, come rilevato sulla collina deno­minata Cavallerizza-Cimitero Vecchio, dove anni fa è stato localizzato un consistente insediamen­to all’aperto: qui si sono scoperti fondi di capan­na ed altre strutture abitative riconducibili cro­nologicamente ad un periodo compreso fra l’e­neolitico (lame di selce, ascia miniaturistica) e la fine del VII secolo a.C. Alla fase finale dell’età del Ferro si datano pure le numerose tombe a fossa rinvenute fuori l’abitato e che hanno resti­tuito favolosi corredi funerari con oggetti di bron­zo e di ferro e ceramiche di chiara derivazione medio-adriatica. In località Oscata Superiore è stato parzialmen­te indagato un santuario di fonte, segnalato dal rinvenimento di votivi di tipo medio-italico, tra i quali si riscontra la presenza di ex-voto anatomi­ci fittili di modeste qualità formali. Nella stessa località all’età tardo-romana si riferiscono, inve­ce, i resti di una villa rurale che con molta pro­babilità ebbe il periodo di maggiore sviluppo edi­lizio fra il IV e la prima metà del V secolo d.C.

CAIRANO

Cairano sorge su di un’alta collina situata sulla sponda sinistra del fiume Ofanto, a breve distanza dalla Sella di Conza, che fin dalla preistoria ha rappresentato un importante punto di transi­to che costituiva il naturale passaggio che met­teva in comunicazione la valle dell’Ofanto con quella del fiume Sele e, quindi, univa il litorale adriatico a quello tirrenico. Dalla sua posizione dominante il paese sovrasta il fiume e ne con­trolla in parte il fondovalle. Proprio questa sua posizione giustifica la presenza nel suo imme­diato territorio di abbondanti materiali archeolo­gici che testimoniano di come fosse frequentato già dalla prima età del Ferro. A questo periodo sembra infatti risalire una necropoli esplorata anni fa in località Vignale: le tombe, che si data­vano dagli inizi del IX agli inizi del VI secolo a.C., erano del tipo ad inumazione in fossa di forma rettangolare con copertura di pietra e ciottoli flu­viali e restituirono ricchi corredi funerari. A nord-ovest della contrada Vignale, in località La Serra, sul declivio della collina detta del Calvario, si è rinvenuta una seconda necropoli, cui sono colle­gati i resti di un abitato arcaico, distinto dall’a­rea funeraria da un fossato scavato profonda­mente nel terreno. Le tombe sono anche qui del tipo a fossa con corredi composti da ceramiche di produzione locale in associazione con armi ed oggetti di importazione greca ed etrusca. Inte­ressante è l’abitato del VI secolo a.C., che risul­ta costituito da un complesso di strutture mura­rie in ciottoli fluviali messi in opera a secco con originariamente sovrapposte pareti alzate in mat­toni crudi. Nel V secolo a. C. il nucleo abitato viene improvvisamente abbandonato ed in un suo settore, fra IV e III secolo a.C., viene impian­tato un piccolo insediamento lucano. Altre sepolture dell’età del Ferro provengono dalla località Cannelicchio, dove ceramiche ed oggetti metallici rientrano nelle caratteristiche della cor­rente culturale delle tombe a fossa. In età roma­na il sito faceva parte del territorio della città di Compsa e reperti del periodo compreso fra I secolo a.C. e VI d.C. sono stati rinvenuti sporadi­camente nelle località Ischia della Corte, Rasole e nei pressi della stazione ferroviaria.

 

CALABRITTO

I più antichi reperti archeologici rinvenuti nel suo territorio comunale risalgono all’eneolitico. Ritrovamenti archeologici segnalati in località Piedelmonte ed alle pendici del Tempa Rossa, dove un’estesa area con abbondanti frammenti fittili fa pensare alla presenza nel sito di una villa rurale romana, a testimonianza di come il territorio fosse frequentato da gruppi umani a partire dal I secolo a.C.

 

CALITRI

Il suo territorio è stato abitato fin dall’età Neoli­tica (V-III millennio a.C.), come dimostrano i ritrovamenti in località Tufiello di reperti vasco­lari d’impasto grossolano, asce di tipo conoide lenticolare ed accette in pietra levigata. Non mancano manufatti litici dell’eneolitico. Necro­poli con tombe ricche di corredi funerari relativi alla terza ed ultima fase dell’età del Ferro in Irpi­nia (fine VII-VI secolo a.C.) sono state esplorate nelle località Sierro, Santa Sofia e Serroni. Al periodo romano vengono datate le scoperte di sepolcreti ed aree di frammenti fittili pertinenti a numerose ville rustiche localizzate nelle con­trade Chiana dei Tauri, Vetrano, Fontana dei Monaci, Carcatondo, Gagliano, San Benedetto, Cascine.

 

CARIFE

La presenza umana più antica nella zona risale al Neolitico antico (prima metà V millennio a.C.), come attesta il ritrovamento nelle contrade Addolorata e Aia di Cappitella di un villaggio capannicolo preistorico da cui provengono reper­ti ceramici fittili stile Guadone-Rendina e indu­strie litiche in selce e ossidiana. Una fornace per la lavorazione e la produzione della ceramica del Neolitico tardo (inizi III millennio a.C.) è segna­lata sempre ad Aia di Cappitella, da cui proven­gono anche frammenti ceramici d’impasto e manufatti litici in ossidiana della Cultura di Diana-Bellavista. Dallo stesso sito anche reperti dell’età del Bronzo. In età storica, il vasto terri­torio compreso fra Carife e Castelbaronia è fatto coincidere con quello dell’antica Romulea, città citata da Livio nel racconto delle operazioni bel­liche della terza guerra sannitica. La zona risul­ta realmente essere frequentata dalla seconda metà del VI agli inizi del III secolo a.C., periodo cui si riferiscono una serie di insediamenti della tribù dei Samnites-Hirpini, che ordinati in villag­gi separati fra di loro, costituivano l’area della città sannitica distrutta dalle legioni romane di P. Decio Mure. Necropoli, dalle cui tombe pro­vengono ricchi corredi ceramici e preziosi ogget­ti ornamentali, sono state esplorate nelle località Addolorata, Piano la Sala, Oliveto, Pian dell’Oc­chio, Vallone di Pale, Monte Romolo, Cerrito, San Martino, Fossi delle Ceneri, Costa Romana e Seriella. Individuate nella zona pure ville rusti­che con strutture murarie e pavimenti musivi di età romana, tracce di edifici pubblici di età imperiale, villaggi di epoca bizantina presso il campo sportivo e in località Fossa delle Ceneri.

 

CASSANO IRPINO

La prima presenza umana nella zona risale all’età sannitica (V-IV secolo a.C.), periodo cui si riferiscono le tombe scoperte nei pressi dell’o­dierno abitato e che hanno restituito ricchi cor­redi funerari. Iscrizioni, materiali architettonici ed archeologici di età romana provengono dall’a­rea delle sorgenti Pollentine, tra cui un’edicola funeraria del I secolo a.C. con frontone triango­lare e iscrizione latina lacunosa e con in rilievo, nello spazio decorativo, due figure di togati, ora al Museo Irpino di Avellino.

CASTEL BARONIA

Le prime testimonianze di una presenza umana nel suo territorio sono costituite da un insedia­mento capannicolo dell’età neolitica (fine IV ­inizi III millennio a.C.) in parte esplorato nella contrada Isca del Pero, dove sono state eviden­ziate tracce di capanne, tombe ed industrie fitti­li e litiche con caratteristiche della cosiddetta Cultura di Laterza. Alla seconda metà del V seco­lo a.C. si riferiscono, invece, le necropoli con tombe a fossa finora individuate in località Serra di Marco e che hanno restituito ricchi corredi funerari con una notevole quantità di materiale archeologico e non pochi reperti vascolari impor­tati nel villaggio, situato a pochi metri dai sepol­creti, dalle coste della Magna Grecia e da aree etruschizzate. L’età romana è invece attestata dal ritrovamento in diverse aree del territorio comunale di iscrizioni latine, edicole funerarie, tratti di strade lastricate, strutture murarie ed aree di frammenti fittili ascrivibili all’esistenza di diverse ville rustiche impiantate fin dalla tarda età repubblicana e frequentate nella mag­gior parte dei luoghi fino al III secolo d.C. Rude­ri di un acquedotto in opera cementizia di età imperiale sono stati poi individuati nelle vicinan­ze della sorgente Molinello.

CASTELFRANCI

Nel suo territorio tracce di una frequentazione in età romana sono testimoniate fin dal secolo scor­so da numerosi iscrizioni funerarie, sepolcreti e reperti vascolari rinvenuti nella località denomi­nata Baiano.

CONZA DELLA CAMPANIA

L’odierna Conza della Campania, oggi centro disabitato in seguito ai recenti sismi, corrispon­de all’antica Compsa, città romana menzionata già da Livio, Plinio il Vecchio, Velleio Patercolo, Giustino e Silio Italico. Per quanto riguarda le sue origini non si hanno notizie precise, anche se la zona, situata in posizione sottostante la Sella di Conza, spartiacque tra l’alta valle dell’O­fanto e quella del Sele, costituiva fin dalla prei­storia un punto di transito obbligato in quanto naturale passaggio che metteva in comunicazio­ne il litorale tirrenico con quello adriatico. Compsa entra nella storia di Roma durante la seconda guerra punica, quando dopo la battaglia di Canne del 216 a.C. Annibale con il suo eser­cito ne fece la sua roccaforte, ponendovi degli accampamenti. Ma la città fu nel 214 a.C. ripre­sa e semidistrutta da Quinto Fabio Massimo insieme ad altre che si erano ribellate a Roma. Importante municipio romano in età imperiale, per la sua posizione strategica il luogo fu duran­te le invasioni barbariche lungamente conteso e occupato dagli Ostrogoti nel 524. Le prime testimonianze di una presenza umana nel territorio conzano risalgono alla fine del VII secolo a.C. e sono rappresentate da una necro­poli esplorata in località San Cataldo con tombe a fossa. Le sepolture hanno restituito corredi funerari con ceramiche e monili di bronzo e di ferro che per la loro tipologia sono stati attribui­ti alla cosiddetta Cultura di Oliveto-Cairano. All’età romana si riferiscono, invece, le tombe e le ville rustiche ritrovate nelle località Serro Renna, Cicciogallo, Cortiglie, Serra delle Pietre e Piano delle Briglie. Da queste località, fin dal secolo scorso, si sono recuperati anche materia­li architettonici, iscrizioni, edicole funerarie ed una grande quantità di reperti archeologici, la cui diffusione è attestata tuttora dalle numerose aree di frammenti fittili visibili nelle campagne circostanti il vecchio nucleo urbano. L’unica area finora evidenziata dalla ricerca archeologica dell’antica città romana di Compsa è quella forense, circondata da edifici pubblici di cui alcune parti sono state messe in luce già nel 1981. A sud, lungo il probabile percorso delle mura, sono incorporati in strutture poste­riori i resti monumentali di un edificio pubblico termale del II secolo d.C. (via Limongello). Sem­pre all’area del foro, in via Arcivescovado, è da attribuire la piazza basolata con lastre calcaree disposte in piano su cui si affaccia un imponen­te edificio pubblico con podio sagomato in gros­si blocchi di calcare di cui si sono identificati un portico pavimentato in signino e altri due ambienti, uno dei quali con pavimentazione in tessellato bianco e nero. Scavi eseguiti nei pres­si dell’ex campo di calcio hanno riportato, infine, alla luce resti dell’anfiteatro con murature in opera mista (reticolata e laterizia) databile tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del secolo succes­sivo. Dell’edificio pubblico è stato riportato alla luce finora solo una parte dell’area, definita da un ambulacro su cui insistono gli ordini di gradi­nate. Ruderi di costruzioni in laterizi attribuibili ad un ponte romano sono poi visibili in contrada Sanzano.

 

FLUMERI

Il territorio di Flumeri ha rappresentato fin dal-l’età arcaica un importante nodo viario per tutti coloro che dalle coste tirreniche dovevano rag­giungere il litorale adriatico. In località Fiocca-glia è stato scoperto un abitato del tardo elleni­smo in un luogo già frequentato durante il periodo sannitico: in età preromana vi doveva passare un diverticolo del tratturo “Pescassero­li-Candela” snodato dalla direttrice principale in località Santo Spirito, tra Casalbore ed Aria­no Irpino. In età romana lo stesso percorso venne utilizzato come una variante valliva della via Appia, che proveniente da Aeclanum (odier­na Passo di Mirabella) passava per Fioccaglia e proseguiva in direzione di Venusia (odierna Venosa di Puglia). Anche un’altra strada di età imperiale, la via Herdonitana, partendo da Aeclanum e passante per Fioccaglia, saliva lungo la Fiumarella dirigendosi verso il Calag­gio e giungendo ad Herdonia (odierna Ordona di Puglia). Dell’abitato, di cui non si conosce il nome, sappiamo che presenta caratteri urbani del II secolo a.C. Con molta probabilità l’inse­diamento subì una distruzione all’epoca della guerra marsica (91-89 a.C.) ed in età augustea fu per breve periodo colonia romana posta a guardia della valle dell’Ufita. Gli scavi hanno evidenziato varie strutture appartenenti sia ad abitazioni sia ad edifici con funzioni commer­ciali ed artigianali ascrivibili sempre al II seco­lo a.C., nonché resti di case d’età tardo-repub­blicana con atrio ed impluvio per la raccolta delle acque piovane. Ruderi di ponti di età romana sono poi stati localizzati nelle contrade Pascone, Ponterotto e Raduazzo.

 

FRIGENTO

Resti di ceramiche e industrie litiche del Paleo­litico inferiore e dell’ultimo periodo del Paleoliti­co medio sono stati trovati nel suo territorio, mentre in località Fredane sono state rinvenute tracce di frequentazione del Neolitico e nelle località Epitaffio e Tuoppolo Pagliarulo reperti dell’età del Bronzo. All’esistenza a Frigento di un centro di età romana pensarono vari storici del passato, tra cui lo stesso Theodor Mommsen. Studi recenti hanno riaffermato le ipotesi di un municipio autonomo in età romana nel luogo dove sorge l’attuale nucleo urbano. Il rinvenimento nel suo territorio di un complesso di cisterne in opus incertum (I secolo a.C.) in località Piesco-Migliano, di un edificio termale in via San Pie­tro e della copertura in bipedales della rete fognaria antica in via S.Giovanni, di sepolcreti, di ceramiche, di iscrizioni repubblicane ed imperiali, spesso riutilizzate nella costruzione di edifici signorili e di culto (Cattedrale, Chiesa di San Marciano), attestano effettivamente la pre­senza di un insediamento urbano stabile fin dal III secolo a.C. Nelle località Migliano e Frainile Pila Piani sono segnalate aree di frammenti fit­tili e resti di lacerti murari in opera incerta forse pertinenti ad insediamenti rustici di età tardo-repubblicana e imperiale.

GRECI

Reperti archeologici di epoca protostorica sono stati scoperti in prossimità del vicino Monte Calvario, mentre una necropoli frequentata nel VI e nel IV secolo a.C. è stata localizzata nei pressi del campo sportivo alle pendici del Monte Rovitello, dove, fra l’altro, l’individuazio­ne al livello di fondazione di strutture murarie e di uno scarico in cui si sono trovati numerosi frammenti di terrecotte votive del III secolo a.C., farebbe pensare alla presenza nel luogo anche di un edificio di culto. Testimonianze archeologiche di epoca romana sono state rile­vate lungo la strada provinciale Greci-Scalo, in contrada Piano di Chicco, lungo il tratturello Camporeale - Masseria di Tre Fontane - Masse­ria San Vito, dove probabilmente passava fin dall’età imperiale la via Traiana.

 

GUARDIA LOMBARDI

Scarse le testimonianze di una frequentazione della zona in età romana: in località Piano del-l’Occhio si trovano una vasta area di frammen­ti fittili e tracce di una villa rustica di età impe­riale. Un’altra area di frammenti fittili sempre pertinente ad un insediamento rurale è in loca­lità Macchia di Panno, mentre nella località Santa Maria Maggiore (Masseria dei Poeti) si rilevano resti di un monumento funerario in travertino con superficie inscritta. Nella stessa area si rileva la presenza di numerose sepoltu­re tombali e monete sempre di epoca romana. Da Guardia proviene anche una stele funeraria di un certo M. Palius oggi al Museo Irpino di Avellino.

 

LACEDONIA

Le prime testimonianze di una presenza umana nel territorio di Lacedonia sono rappresentate da industrie litiche in selce di età eneolitica rinvenute negli ultimi anni del XIX secolo. Una necropoli individuata in località Chianchetelle ha portato alla scoperta di tombe con tipici cor­redi funerari consistenti in ossuari fittili di forma biconica, urne, scodelle, tazze, ciotole carenate, fibule di ferro ed armille degli inizi dell’XI secolo a.C., in un momento iniziale del Protovillanoviano. Reperti ceramici della media età del Ferro sono stati segnalati in diverse località del paese. Notevoli nella zona anche i ritrovamenti di sepolcreti di IV-III secolo a.C. e resti di strutture insediative riferibili a ville rustiche di età romana e di iscrizioni sepolcrali di epoca imperiale. In contrada Trinità sono state recuperate ceramiche a vernice nera oggi al Museo Irpino, mentre un’edicola funeraria con figura di togato di età repubblicana provie­ne dalla località Serritelli.

 

LIONI

Al periodo romano si riferiscono gran parte dei ritrovamenti archeologici avvenuti nelle campa­gne circostanti, mentre materiali archeologici sono segnalati nelle località Oppido Vetere e Santa Maria del Piano. Una lunga iscrizione di età tardo-imperiale “Silvano sacrum” è stata recuperata nel XIX secolo in contrada Balzata (CIL X, 444). In essa è nominato un certo Lucio Domizio Favone che fa un voto al dio Silvano perchè protegga l’imperatore Domiziano e sua moglie Domizia. In località Oppido, a confine con Caposele, è anche in parte visibile un circui­to murario che viene datato al IV-III secolo a.C.

 

LUOGOSANO

Nel territorio luogosanese è stato recuperato materiale archeologico del Bronzo medio. All’età romana si riferiscono una necropoli esplorata in località Monte dei Morti e alcune aree di fram­menti fittili. Iscrizioni, edicole funerarie e reper­ti vascolari sono stati poi recuperati da una villa rurale romana individuata non lontano dal paese agli inizi del secolo scorso. Ruderi di piloni ed arcate di un ponte costruito presumibilmente fra la seconda metà del I e gli inizi del II secolo d.C. sono visibili nei pressi del fiume Calore, a poche centinaia di metri dal paese. Si tratta di struttu­re in opera cementizia con paramenti in opera laterizia e tracce di basamenti in grossi blocchi di pietra calcarea. Una lastra di travertino con iscrizione latina è stata raccolta nelle immediate vicinanze del ponte agli inizi del secolo scorso.

MIRABELLA ECLANO

Il suo territorio è stato abitato sin dall’età eneo­litica (III-II millennio a.C.) e ne è testimonianza il ritrovamento di una necropoli esplorata anni fa in contrada Madonna delle Grazie. Di notevo­le interesse soprattutto le tombe “a forno” sca­vate nel tufo a pianta ellittica all’interno, le quali hanno restituito cospicui corredi funerari composti da reperti vascolari d’impasto, indu­strie litiche e rari oggetti metallici. La domina­zione dei Samnites-Hirpini (V-III sec. a.C.) portò alla nascita della città di Aeclanum nella zona dell’odierno Passo di Mirabella. L’antica città, divenuta romana dopo la guerra marsica (fu presa ed incendiata da Silla nell’89 a.C.), costi­tuì nell’orbita politica dell’unificazione dell’Ita­lia attuata da Roma uno dei centri più importan­ti dell’Hirpinia. Elevata nell’87 a.C. a municipio romano iscritto alla tribù Cornelia, divenne colonia romana ai tempi dell’imperatore Adriano con il nome Aelia Augusta Aeclanum e raggiunse nel II e III seco­lo d.C. un periodo di fiorente splendore al centro del traffico commerciale (la via Appia attraversa­va l’intera area urbana con andamento da ovest ad est) che si irradiava lungo la sicura ed agevo­le rete stradale romana di collegamento fra il Tir­reno e l’Adriatico. Resti riferibili all’abitato antico di Aeclanum sono visibili nella località Grotte di Passo di Mirabella dove si ammira ancora il recinto mura­rio della prima metà del I secolo a.C. in opera quasi reticolata. All’interno dello spazio urbano sono un complesso termale degli inizi del I seco­lo d.C. con strutture murarie in opus mixtum che evidenziano il tepidarium e il calidarium, l’a­podyterium e il frigidarium, una piscina natato­ria ed una serie di contrafforti in opera laterizia. Annessi alle terme sono una serie di ambienti di uso pubblico che conservano le murature peri­metrali in opera mista quasi nella loro originaria altezza. Nell’area forense è un tholus macelli, di epoca imperiale con pilastrini in opera vittata, da cui si accedeva ad alcune tabernae disposte intorno ad una platea circolare. Ad est del mer­cato è stato identificato forse il teatro e nella zona centrale del pianoro è il quartiere abitativo, racchiuso da tre strade. Prospiciente una strada basolata si rileva una “casa con peristilio” di epoca imperiale ed un lungo ambiente absidato con paramento in opus mixtum del I sec. d.C. Sempre a N della casa sono una serie di altri ambienti, in alcuni dei quali sono resti di una fornace in cocciopesto e vasche di sedimentazio­ne del V-VI secolo d.C.. A pochi metri dal peristi­lio sono i ruderi di una basilica paleocristiana che aveva forse tre navate ed è preceduta da un fonte battesimale a croce greca.

 

MONTELLA

Al Paleolitico inferiore si datano resti di industrie litiche mentre un insediamento capannicolo di età eneolitica (III-II millennio a.C.) è stato indi­viduato agli inizi del secolo scorso in località Fossa della Pila. Resti di un probabile circuito murario in opera poligonale del IV-III secolo a.C. si conservano presso la Sella di Fontigliano. La presenza dell’uomo in età romana è testimonia­ta nel territorio montellese dalla localizzazione di alcuni stanziamenti rustici e di sepolcreti nelle contrade San Giovanni, Lauriola, Triritoppola, Cannavale, Prati, San Pietro e Santa Croce, Rione Fontana, da cui provengono iscrizioni, monete, reperti ceramici, edicole funerarie, materiali architettonici.

 

MONTEMARANO

Strutture murarie riferibili a ville rustiche ed il ritrovamento di tesoretti monetali, iscrizioni lati­ne ed aree di frammenti fittili segnalate in alcu­ne località fin dal secolo scorso, attestano una frequentazione stabile della zona fin dall’età romana.

 

MONTEVERDE

La presenza umana nel suo territorio è attestata fin dall’età eneolitica (III-II millennio a.C.), periodo cui si riferiscono industrie fittili e liti-che scoperte nelle campagne monteverdesi agli inizi del secolo scorso. Un villaggio con relativo sepolcreto di età arcaica è stato invece localiz­zato anni fa nelle località Bosco Ricciardi (anfo­rette, patere, brocche oggi al Museo Irpino) e Isca del Barone, mentre l’età sannitica è testimoniata dalla scoperta di sepolture tomba-li e dalla presenza del circuito murario in opera poligonale situato sulla collina Serra dell’Inco­ronata, dove era probabilmente un oppidum sannitico del IV-III secolo a.C. La documenta­zione di età romana è rappresentata dal ritrova­mento di iscrizioni, edicole funerarie e materia­le archeologico nelle campagne della zona a testimonianza dell’esistenza di ville rustiche a produzione schiavistica.

 

MORRA DE SANCTIS

L’abitato sorge su di un altopiano situato nelle vicinanze delle sorgenti dei fiumi Ofanto, Sele e Calore, le cui valli costituiscono fin dall’anti­chità le naturali arterie di comunicazione tra Tirreno e Adriatico. Le prime presenze umane nella zona risalgono all’VIII-VI secolo a.C., periodo cui sono attribuiti i ritrovamenti archeologici della località Piano di Cerasuoli, dove è stata esplorata una necropoli con tombe a fossa che hanno restituito ricchi corredi funerari con monili in metallo (bracciali ad arco inflesso, orecchini, fibule), armi (coltel­li, cuspidi di lancia) e reperti vascolari (ciotole, olle, anforette a corpo globoso). Allo stesso periodo risale anche la vita di un insediamento all’aperto localizzato nei pressi del nuovo campo sportivo, da cui provengono tegole e frammenti di ceramica d’impasto. Tombe di età arcaica sono state rinvenute nella contrada Fontanelle e nell’area dell’odierna Cappella della Maddalena, mentre ceramiche di provenienza dauna sono segnalate in località Laganzana. Al IV-III secolo a.C. risale un villaggio scoperto in località Piano dei Tivoli, in cui sono state messi in luce un trat­to di strada lastricata con basoli e strutture murarie: dal sito provengono terrecotte votive e architettoniche forse pertinenti un edificio sacro del IV secolo a.C. Un altro insediamento della stessa epoca, testimoniato da ambienti con spesse strutture murarie, è stato scoperto ai margini del paese, non lontano da piazza Giovanni XXIII. All’età tardo-romana si datano i resti di una villa rurale romana in località Selvapiana.

 

NUSCO

Testimonianze di una presenza umana nel terri­torio nuscano sono costituite da iscrizioni latine di età imperiale, sarcofagi in travertino, edicole funerarie, reperti vascolari e materiali architetto­nici provenienti dalla località Fontigliano. Nella stessa zona anni fa sono stati anche individuati resti di un esteso e monumentale insediamento rurale sempre di età imperiale romana. A Serra di Nusco sono state ritrovate diverse tombe della tarda età del ferro, dai cui corredi si sono recu­perati numerosi reperti di bronzo attribuiti alla corrente culturale di Oliveto-Cairano, tra cui fibule a navicella, pendagli a conchiglietta, sal­taleoni, un’armispirale in lamina di provenienza forse trans-adriatica, una serie di bracciali ad arco inflesso, goliere, anelli, una punta di lancia di ferro.

 

ROCCA SAN FELICE

L’abitato è situato nei pressi della nota Valle d’Ansanto, dove intorno alla metà del secolo scorso è stato localizzato l’importante santuario della dea Giunone Mefitide, frequentato dal V secolo a.C. al II secolo d.C. Il culto era legato alle caratteristiche naturali del luogo, sede di feno­meni di vulcanesimo e di un laghetto naturale noto per le sue venefiche esalazioni (anidride carbonica e acido solforico). La località costitui­sce uno dei luoghi più suggestivi dell’Irpinia: identificato dagli antichi popoli italici e dagli stessi Romani come una delle porte dell’Ade, la zona è stata descritta da Virgilio nell’Eneide e da altri famosi scrittori latini. Scavi compiuti negli anni Cinquanta hanno portato alla scoperta del deposito votivo di quello che viene generalmente considerato come il santuario federale degli Hir­pini, ubicato proprio ai margini del laghetto vul­canico. L’imponente mole di materiali allora recuperata e attualmente conservata nella sala V del Museo Irpino di Avellino, costituisce ancor oggi una delle più ricche e interessanti testimo­nianze della cultura figurativa italica. La zona è stata abitata stabilmente almeno dal V secolo a.C. al IV d.C., come dimostrano iscrizioni, reper­ti architettonici, rilievi funerari, tesoretti moneta-li, una serie di terrecotte di età ellenistica e di bronzetti raffiguranti l’Ercole italico (IV-III sec. a.C.), estesi sepolcreti e la grande quantità di materiale archeologico finora recuperato da ville rustiche, tabernae ed altri edifici pubblici legati all’attività del santuario. Esplorata in parte la stipe votiva del tempio, che ha restituito l’eccezionaIe complesso di sculture lignee con figure umane, a forma di erme o pseudoerme, del V secolo a.C. e statuette fittili raffiguranti diver­se divinità, tra cui Eracle, Afrodite, Eros, Atena, Era, Artemide e tante offerenti, figure muliebri o guerrieri italici. Le campagne di scavo condotte agli inizi degli anni Settanta dalla Soprintenden­za Archeologica di Salerno hanno poi portato all’individuazione, sulle pendici nord-occidentali della collina di Santa Felicita, una cospicua parte del santuario di età tardo-repubblicana.

 

SANT’ANDREA DI CONZA

Dalle campagne circostanti l’odierno nucleo urbano provengono numerose testimonianze archeologiche di età romana, rappresentate da iscrizioni latine, materiali architettonici, tombe, edicole funerarie, tra cui una stele funeraria con figura femminile con capo velato (oggi al Museo Irpino), ceramiche e tesoretti monetali riferibili alla presenza nella zona di ville rustiche impian­tate già nella tarda età repubblicana (I sec. a.C.), con continuità di frequentazione sino al periodo della grave crisi economica che interes­sò il mondo romano dal III al IV sec. d.C.

 

SANT’ANGELO DEI LOMBARDI

Resti di industrie litiche in selce ed in pietra levigata rinvenute agli inizi del secolo scorso nel suo territorio testimoniano una presenza umana nella zona fin dal Paleolitico inferiore. La loca­lità venne però abitata con una certa intensità soprattutto a partire dalla tarda era repubblicana (II-I secolo a.C.), quando vi furono stanziate alcune ville rustiche: ritrovamenti di materiali archeologici ed architettonici che provengono da varie contrade ne attestano la presenza. La vita continua anche in epoca tardo-romana e altome­dievale: scavi archeologici hanno, infatti, messo in luce una necropoli con 65 sepolture in cassa di muratura e in fosse terragne nell’area interna del castello. Le tombe più antiche appartengono ad un periodo compreso tra IV e V secolo, men­tre un altro gruppo di tombe, più folto, ha resti­tuito reperti di età longobarda datati tra VI e VII secolo.

SAN NICOLA BARONIA

Un insediamento dell’età del ferro (IX-VIII seco­lo a.C.) che ha restituito numerose tombe a fossa con ricchi corredi funerari è stato scoperto nei pressi dell’ambulatorio locale: è la testimonian­za più antica della frequentazione da parte di piccoli gruppi umani stabili nella zona. L’età sannitica (IV-III secolo a.C.) e romana sono inve­ce attestate in località Acqua dei Salici, dove era con molta probabilità un villaggio sul cui perime­tro fu impiantata in epoca imperiale una grande villa rustica.

 

SAN SOSSIO BARONIA

Alla Cultura Appenninica si riferiscono i reperti ceramici trovati in contrada Civita. Il territorio sossiano era già frequentato stabilmente in età romana, come dimostrano i continui rinveni­menti archeologici che avvengono nelle campa­gne dell’odierno centro urbano. Un tratto di strada lastricata di epoca imperiale, strutture murarie, iscrizioni latine, tesoretti monetali e reperti vascolari sono stati finora ritrovati in località Civita Alta, mentre sulle colline circo­stanti la Fiumarella altre estese aree di fram­menti fittili attestano la presenza nel luogo di ville rustiche cronologicamente ascrivibili all’età romana. In contrada Turro sono invece i monu­mentali resti di un ponte romano di cui si con­servano i piloni in opera cementizia con parte dei paramenti esterni in opera laterizia. Sempre nella zona le profonde arature hanno portato in superficie una grande quantità di ceramiche, tegole ed oggetti metallici anche dell’età sanni­tica (IV -III secolo a.C.).

 

SAVIGNANO IRPINO

Le più antiche testimonianze di una presenza umana nella zona risalgono al Neolitico antico: si tratta di ritrovamenti di ceramiche sia d’impasto grossolano, con decorazioni impresse con punzo­ni o ad unghiate, sia d’impasto depurato, deco­rate con motivi geometrici incisi, provenienti da Monte Castello. L’industria litica è qui formata da lame, troncature e schegge in selce, elemen­ti di falcetto, tranchets campignani, lame e lamelle in ossidiana, punteruoli in osso. Reperti del Bronzo antico sono segnalati in località Fer­rara, mentre sempre a Monte Castello è stato messo in luce anche un insediamento della fine del IX - inizi VIII secolo a.C. da cui si sono recu­perate ceramiche con decorazione geometrica protodaunia e subgeometrica daunia. All’età tardo-repubblicana (II-I secolo a.C.) ed imperia­le romana (I-IV secolo d.C.) sono datate una serie di tombe che hanno restituito materiali archeologici e resti di ville rustiche localizzate nelle contrade Parco, Rasceta, Serra di Casale, Postarza, Piano della Bella, Isca, Scampata e Cave. Da Monte Sant’Angelo e Fontana Mottola provengono reperti ceramici di età eneolitica e sannitica.

 

SCAMPITELLA

Tracce di frequentazione della zona dal Neolitico alla media età del Ferro sono state riscontrate nel suo territorio comunale. Le prime testimo­nianze di una frequentazione umana più intensa della zona partono dall’età romana e sono rap­presentate da ceramiche e materiali architettoni­ci finora recuperati in varie località del paese (Calaggio, Città di Contra), dove vengono segna­late anche estese aree di frammenti fittili riferi­bili ad insediamenti rurali installati nella zona in età imperiale romana.

 

SORBO SERPICO

Il suo territorio era già frequentato in età roma­na, quando la zona rientrava nella pertinenza della vicina città di Abellinum (odierna Atripal­da). Reperti archeologici della cultura materiale, tombe e resti di strutture riferibili a ville rustiche di questo periodo e ruderi di un acquedotto di età imperiale che portava l’acqua fino alla pisci­na limaria della colonia Augusta Abellinatium sono stati localizzati fin dal secolo scorso in diverse contrade del paese.

 

TAURASI

Il territorio taurasino è frequentato fin dall’età eneolitica (III millennio a.C.), come attesta il recente ritrovamento in contrada San Martino di un insediamento capannicolo. Qui una campa­gna di scavi condotta dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno ha messo in luce una capanna disposta sull’asse est-ovest, con pian­ta ad U e ingresso seguito da una specie di vestibolo che delimita un angusto spazio di forma quadrilatera, da cui si accedeva nell’am­biente principale della struttura insediativa. All’interno, oltre a buche di palo e focolari, sono stati trovati alcuni vasi di impasto con all’inter­no ancora i resti di tre defunti incinerati. La ceramica e l’industria litica recuperata sono state attribuite alla corrente culturale cosiddet­ta del Gaudo. Resti dell’età del Bronzo sono invece in località Pozzillo. In età romana la zona rientra giurisdizionalmen­te nel territorio della vicina colonia di Aeclanum (odierna Passo di Mirabella), importante centro commerciale della II Regio Augustea in quanto attraversata dalla via Appia e punto di snodo di almeno altre tre importanti arterie di comunica­zione che conducevano in Puglia, in Lucania e nell’avellinese. Iscrizioni incise su lastre marmo­ree e blocchi di travertino, reperti ceramici, unguentari fusiformi, monete provengono dalle località Trignara, Bosco, San Pietro, Sant’Arcan­gelo, Pisaro, Isca e San Pietro.

 

TEORA

Il suo territorio è stato poco frequentato nell’an­tichità, anche se in passato sono stati rinvenuti sporadicamente nelle sue campagne materiali archeologici riferibili ad un arco cronologico compreso tra la tarda età del Ferro e l’età roma­na, quando il luogo rientrava nell’ambito giuri­sdizionale della città di Compsa (odierna Conza della Campania).

 

TORELLA DEI LOMBARDI

Le più antiche testimonianze di una presenza umana nella zona risalgono all’età romana e sono rappresentate per lo più da iscrizioni latine, tombe, tesoretti monetali e strutture murarie riferibili a stanziamenti rustici finora segnalati nelle località San Vito, Braida e Vadi Porretti.

 

TREVICO

Le testimonianze più antiche riguardanti il terri­torio di Trevico si riferiscono ad un insediamen­to dell’età del Bronzo (II millennio a.C.) localiz­zato in località Castello e ad una necropoli del-l’età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) scoperta in località Fontana Colarossa da dove provengono diversi oggetti d’ornamento personale di bronzo, tra cui armille tubolari, bracciali e fibule a navi-cella. Non mancano le ceramiche di questo periodo, tra le quali ci sono oinochòai, coppe e anforette.

 

VALLATA

Il recupero di materiali archeologici e la scoper­ta sporadica di strutture murarie ed aree di fram­menti fittili localizzate in passato in alcune con­trade del paese testimoniano la frequentazione della zona da parte di gruppi umani già a partire dall’età romana.

 

VALLESACCARDA

La zona è stata stabilmente frequentata da grup­pi umani fin dall’età romana, come attestano i rinvenimenti di ville rustiche scoperte recente­mente nei pressi dell’odierno centro urbano, di iscrizioni e cippi miliari di epoca imperiale pro­venienti dalle località Taverna delle Noci e Mat­tine.

VILLAMAINA

Ceramiche ed industrie litiche in selce recupera­te nella località Santa Paolina e nei pressi delle Terme di San Teodoro attestano la presenza nella zona di insediamenti capannicoli ascrivibili all’età neolitica (V-III millennio a.C.). Ville rusti­che ed altre notevoli testimonianze archeologi­che rappresentate da aree di frammenti fittili, iscrizioni e materiali architettonici provenienti da edifici romani individuati nelle contrade For­molano, San Paolino, Vertoli e nell’odierno nucleo abitato sono invece riferibili ad un perio­do di frequentazione compreso fra I secolo a.C. e II d.C. In quest’epoca, infatti, l’intero territorio villamainese era interessato da una intensa atti­vità di sfruttamento delle risorse agricole in con­seguenza dell’abbondanza di manodopera servi­le costituita in gran parte da orientali. Da una notizia ottocentesca abbiamo testimonianza della localizzazione di un piccolo luogo di culto nei pressi della fontana pubblica di Formulano.

 

VILLANOVA DEL BATTISTA

Le testimonianze archeologiche che attestano una presenza umana nell’antichità sono rappresentate da sporadici ritrovamenti effettuati nella zona a confine con il territorio della vicina Flumeri.

 

ZUNGOLI

Il rinvenimento di industrie litiche in selce di età eneolitica (III-II millennio a.C.) avvenuto agli inizi del secolo scorso attesta la presenza nella zona di un insediamento capannicolo preistorico. L’età romana è invece testimoniata dalle conti­nue scoperte in varie località del territorio comu­nale di materiali archeologici ed architettonici. Un cippo miliare in travertino con iscrizione pub­blica in cui si accenna alla viam Herculeam è stato ritrovato nel lontano 1794 durante lavori agricoli eseguiti in contrada Piano dell’Olmo.