LA TERRA DELLA NOTTE

Vorrei invitare il lettore/viaggiatore anche a sco­prire la notte irpina. Qui, la notte è ancora quel­la di un tempo, è ancora quella delle scarse luci, delle stelle e del vento. Ecco, la riscopriamo attraverso Ugo Piscopo: “Nella valle dell’Ofanto, la notte esiste veramen­te. Essa viene, questa cosa che è la notte, ti urta, ti scuote, ti prende e ti porta. Inizia, allora un viaggio in mezzo a zone inesplorate, che tut­tavia sembra di ricordare e riconoscere. Pur dimorando col corpo in un punto fermo della terra, tu fluisci in un vento di stelle, di querce, di pause e senti, però, che sei in esilio dalle stel­le, dalle querce, dalle pause del dolore e della follia. Una voce dentro suggerisce: ‘Sii te stesso. Parla con i sensi’. E con che altro si vorrebbe parlare dentro a una notte così corposa, avvol­gente, reale?”27. Dall’alto del belvedere di Frigento, così invece rivive la notte Pasquale Martiniello, scorgendo le luci dei cento e più paesi d’Irpinia: “Sulle cime dei flutti irrompenti / centoventi navi stellari, / piccole e grandi, con sparse lampare, / immobi­li e tacite sfidano i venti”28.