Valorizzazione del sistema di allevamento pastorale e transumante

dei bovini podolici dell’Italia Meridionale: cultura, natura, turismo e produzione (*)

Serafino Celano

 

Su iniziativa di tre Gruppi di Azione Locale della Campania, è partito, nel corso del 2005, un pro­getto di cooperazione interterritoriale finalizzato, con un budget di oltre cinquecentomila euro, ad una forte valorizzazione dell’allevamento podoli­co in Italia Meridionale.

Dopo una fase di animazione e di ricerca di coin­volgimenti, ai tre GAL promotori campani si uni­vano altri gruppi dalla Basilicata, dalla Puglia e dalla Calabria, con la firma dell’accordo di coo­perazione e la presentazione, nelle rispettive regioni, dei piani di azione.

La finalità del progetto di cooperazione interter­ritoriale risiede nell’intento di operare una valo­rizzazione delle risorse sia produttive che turisti­che del territorio della montagna meridionale. Il gruppo promotore del progetto interterritoriale, formato da tecnici e progettisti dei GAL campa­ni, aveva imparato, già durante le attività di ani­mazione e confronto con il mondo della filiera lattiero-casearia delle aree interne, a riconosce­re, nell’allevamento podolico, un elemento di antica tradizione e di particolare suggestione. Come suggeriscono alcune attente opere di rico­struzione culturale ed economica riferite alle produzioni tipiche meridionali, la sopravvivenza, negli ultimi decenni - caratterizzati dal favore normativo verso razze non autoctone e vocate alla produzione di carne e latte per produzioni indifferenziate e di massa - di una razza così peculiare come la podolica, si deve ad una sorta di attaccamento affettivo degli allevatori che, a dispetto di numerosi elementi disincentivanti, hanno continuato a portare al pascolo questi ani­mali antichi.

Anche a queste motivazioni si deve la presenza ancora attuale di queste mandrie capaci di sopravvivere ai rigidi climi dell’Appennino meridionale, in grado di adattarsi in maniera egregia al paesaggio ed alle caratteristiche dei pascoli e del sottobosco appenninico fino a diventare un’icona rappresentativa della mon­tagna meridionale.

Un viaggio attraverso la montagna meridionale dal basso Molise fino all’Appennino calabrese, con una deviazione verso la montagna del Garga­no pugliese – avrà, tra le sue costanti, anche la presenza suggestiva di questa “vacca bianca”, un animale magro e forte, dal profilo aspro come il paesaggio in cui è inserito e di cui è parte inte­grante.

E proprio questo è stato il percorso di animazio­ne che il gruppo promotore del progetto interter­ritoriale ha intrapreso. Il contatto con i gruppi di azione locale delle zone della podolica ha assun­to l’aspetto di un viaggio punteggiato da momen­ti di incontro con tecnici e allevatori ai quali, prima di proporre azioni e interventi specifici, si è proposto di “fare qualcosa insieme per la podolica”.

Questa semplice proposizione ha fatto immedia­tamente scattare quegli elementi di riconosci­mento reciproco “interterritoriale” che, nel caso specifico, assumono due connotazioni peculiari: il riconoscimento del valore della podolica è, a un tempo, riconoscimento di una cultura comune – i nostri territori sono simili, i nostri alleva­tori producono da sempre degli ottimi cacioca­valli – e riconoscimento di una serie di collega­menti e di contatti “tra” i territori – i nostri alle­vatori, attraverso la transumanza, operano una connessione culturale ed economica tra i nostri territori.

Sulla base di questi elementi preliminari, è stato abbastanza agevole trovare stimolo e opportunità per concordare azioni comuni, anche perché comune era la consapevolezza di avere a che fare con una questione che, singolarmente, sem­brava riassumere in sé le caratteristiche più sug­gestive dell’approccio Leader.

Si può dire che una prima acquisizione di que­sto progetto è consistita in tale naturale riscoper­ta di una reale interterritorialità: una riscoperta e non una forzatura progettuale. Il territorio della podolica è già un territorio segnato dalle direttri­ci di transumanza e dalle caratteristiche morfo­logiche del mezzogiorno interno, al di là e nono­stante i confini amministrativi regionali. Si trat­tava, pertanto, di valorizzare e assecondare una risorsa presente e antica.

L’acquisizione di questo punto di partenza ha reso agevole ipotizzare e progettare una serie di interventi finalizzati ad attivare processi di ani­mazione scaturiti quasi naturalmente dalle pre­messe comuni. In primo luogo, si è pensato ad un percorso di valorizzazione del caciocavallo podolico attraver­so l’animazione di una struttura associativa fina­lizzata alla gestione di un marchio collettivo (Il caciocavallo podolico dell’Appennino Meridiona­le), a partire da iniziative regionali a vari livelli di avanzamento. Questa direttrice si interseca con quella relativa alla valorizzazione della carne podolica, finalizzata, a un tempo, a sfruttare una forte potenzialità – il richiamo, sul mercato, di una produzione di carne da animali allo stato brado – e a costituire un forte elemento di incen­tivo alla partecipazione da parte degli allevatori, fortemente sensibili ad opportunità di migliora­mento generale della produttività.

Questi percorsi di animazione assumono una caratteristica di emersione di produzioni che attualmente risentono di difficoltà di regolarizza­zione igienico-sanitaria (da affrontare nel rispet­to delle tecniche tradizionali di caseificazione al pascolo) e di una scarsità di quote latte distribuite agli allevamenti di montagna.

La valorizzazione produttiva, peraltro, prevede una particolare attenzione verso le terre pubbli­che, che rappresentano uno specifico target di monitoraggio e miglioramento, anche attraverso il coinvolgimento degli enti locali responsabili. Manutenzione e miglioramento dei pascoli pub­blici e delle strutture (i casoni) ivi esistenti hanno il valore di interventi rivolti sia al contesto produttivo, sia a specifiche modalità di protezio­ne e cura del territorio montano, con importanti ricadute d tipo naturalistico e ambientale.

Il passo strategico che rafforza tale caratteristica si compone di due diramazioni logiche: la valo­rizzazione turistica del territorio montano - a par­tire dai luoghi della produzione e del pascolo – e le azioni di riconciliazione tra il mondo pastora­le e l’opinione pubblica, un rapporto spesso caratterizzato da equivoci ed incomprensioni.

Il progetto, infine, nel costruire reti trasversali di valorizzazione produttiva, turistica e culturale, mira a realizzare un riferimento istituzionale interregionale del mondo della podolica (gli alle­vatori, i comuni, i pascoli, il marchio collettivo, l’associazione, ecc.), utile a rappresentare ed organizzare una realtà omogenea e storicamente collegata al suo interno.

Un intervento emblematico, da questo punto di vista, è rappresentato dalla costituzione di una rete denominata “I Comuni della Podolica”, intesa a costruire elementi di identità e ricono­scibilità nei territori delle regioni appenniniche meridionali, legati da una comune storia di cul­tura pastorale e transumante, oltre a facilitare iniziative di promozione turistica, culturale e produttiva.

È ancora prematuro trarre un bilancio, ancorché parziale, del progetto, che è agli inizi della sua operatività. Si può, peraltro, sottolineare come il processo di dibattito, confronto e scambio di idee della fase di animazione, culminato con la sottoscrizione dell’accordo di cooperazione, rappresenta una prima utile esperienza di relazione e lavoro collettivo che ha già visto, ad oggi, un ampio coinvolgimento di istituzioni locali e di produttori, al di là dei grup­pi di azione locale rappresentativi dei territori.

Continuare lungo questa strada, intensificare gli aspetti di arricchimento reciproco tra punti di vista e approcci tematici (la cultura, il turi­smo, l’ambiente montano, le produzioni di qualità),  insieme ad un costante lavoro di rete basato fortemente sul ruolo dei comuni, rappre­senta una garanzia di successo per l’avvenire ed un esempio di una buona politica pubblica in ambito rurale.

(*) Articolo apparso in RIVISTA DELLO SVILUP­PO RURALE, Quadrimestrale della Rete Nazio­nale per lo Sviluppo Rurale, n° 6/2006, a cura della Rete Leader. Quella che segue è una nota sullo stato di attua­zione del progetto al 2008.

Il progetto di valorizzazione della cultura pasto­rale della podolica è in piena attività, avendo lanciato, nelle regioni del partenariato interterri­toriale, i seguenti interventi, tutti operativi ed in via di completamento nel corso del 2008:

Asse 1 - Percorsi di storia, cultura, turismo e ambiente della montagna meridionale: la cultura pastorale transumante e la conservazione del ter­ritorio montano:

Definizione, attrezzaggio e gestione di itinerari turistici segnati da luoghi di produzione e com­mercializzazione di prodotti tipici. Divulgazione per ristoranti, trattorie e agriturismi. Definizione e attuazione di un piano di comunicazione turistico e storico-culturale.

Asse 2 - Il sistema di allevamento pastorale e transumante dei bovini podolici dell’Appennino Meridionale: valorizzazione produttiva

Promozione e costituzione dell’Associazione degli allevatori podolici dell’Appennino Meri­dionale.

Definizione e adozione di disciplinari di produzio­ne finalizzati alla gestione di marchi collettivi. Consulenza, assistenza tecnica e adeguamenti, con particolare riferimento alla regolarizzazione igienico-sanitaria.

Azioni di assistenza tecnica finalizzate migliora­mento della qualità dei prodotti. Realizzazione di una mappatura tematica delle terre pubbliche e di altri strumenti di gestione e miglioramento dei pascoli.

Il partenariato In Campania: GAL Casacastra (Capofila), GAL Verde Irpinia, GAL ADAT, GAL Colline Salernita­ne.

In Basilicata: GAL Basento Camastra, GAL CSR Marmo Melandro.

 

In Puglia: GAL Meridaunia.

 

In Calabria: GAL Kroton.