MONTEMARANO:

UNA VETRINA PER IL TERRITORIO

Alessandra Aufiero

PREMESSA

Una delle tre Vetrine del territorio realizzate nel-l’ambito del PSL “Terre D’Irpinia - Villaggi delle Fonti” riguarda l’allestimento del museo etno­musicale intitolato a Celestino Coscia e Antonio Bocchino, dedicato al Carnevale e alla Tarantella. Il museo (primo in Irpinia e secondo in Campa­nia) nasce dal sogno e dagli sforzi dei fondatori dell’associazione culturale Hyrpus Doctus che in anni di impegno e studio è riuscita a concentra­re in un solo luogo le testimonianze più signifi­cative di questo patrimonio culturale unico nel suo genere. Conoscere le sane e genuine radici di questa terra, ricostruirne il passato e il signi­ficato è l’obiettivo più autentico ed importante degli sforzi dell’Associazione.

L’amministrazione comunale di Montemarano, assegnataria del contributo erogato dal GAL, ha provveduto a ristrutturare ed attrezzare locali di sua proprietà al fine di concedere all’associazio­ne uno spazio adeguato per la esposizione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio musicale ed etnografico.

L’intervento è collegato con la “Degusteria” situata nel centro di Montemarano, non lontano dall’ex Casa dell’ECA dove, appunto, è ospitato il Museo. A due anni dalla sua inaugurazione, il punto di degustazione delle Cantine ELMI, anch’esso cofinanziato dal PSL, rappresenta un riferimento importante per quanti apprezzano le produzioni enogastronomiche di pregio della Verde Irpinia e riescono a coglierne le connessioni con la tradi­zione e con la storia del suo popolo.

IL CARNEVALE E LA TARANTELLA MONTEMARANESE

Tra le più famose feste del passato, il Carnevale pare derivi dalle celebrazioni dei Saturnali: una festa popolare romana dedicata al dio Saturno, di carattere orgiastico in cui il popolo si sfrena­va alla follia, che si svolgeva nel mese di marzo sino a sette giorni consecutivi.

Con l’avvento del Cristianesimo, si cercò di porre fine agli scandali e a quella lussuriosa follia, fino a quando il Papa Gelasio (492-496) ottenne dal senato l’abolizione delle feste pagane, tra cui quella dei Saturnali, sostituendola con la festa della Candelora.

La sopravvivenza dei Saturnali nel Carnevale fu determinata dal suo sovrapporsi a quanto rima­neva degli antichi riti legati alla coltivazione dei campi e all’andamento dei cicli stagionali, riti che possedevano un indubbio carattere propizia­torio e che avevano lo scopo di rievocare la rige­nerazione della terra affinché desse migliori frut­ti nel nuovo ciclo produttivo.

Questi riti agricoli avevano origini antichissime ed erano legati a culti preistorici e matriarcali nei quali si invocavano numerose divinità dal carattere bisessuale ed ermafrodita, simbolo di fecondazione e di vita.

Questi caratteri sono riscontrabili nel Carnevale proprio nello scambio di personalità, nel travestimento che vuole evocare da una parte l’antica unità originaria dei sessi da cui nasce la fertilità e dall’altro lo sberleffo e la carica satirica dei romani saturnali. Il carattere propiziatorio, la carica satirica, il per­petuarsi dell’esistenza, l’invocazione dell’abbon­danza sono i temi principali del Carnevale, che è, appunto, una “opposizione” alla quotidianità della vita, rappresentata dal periodo sacrificale della Quaresima che seguirà.

Il Carnevale di Montemarano è forse tra i pochi esempi in Italia in cui sono ancora rintracciabili (nelle maschere, nella danza, nei suoi strumen­ti) i caratteri originari di questa festa e deve la sua sopravvivenza al legame stretto con la taran­tella. Questo antico ballo processionale, così come il Carnevale, deriva da pratiche rituali lega­te a culti agrari di carattere propiziatorio e libe­ratorio, anch’essi sottoposti ad una rigida azione moralizzatrice da parte della Chiesa.

Così, il ballo processionale o la danza escluse dalle pratiche religiose ufficiali trovarono rifugio nelle manifestazioni non ufficiali, popolari, più difficili da sradicare e ancora oggi si possono riscontrare nella tarantella segni evidenti del carattere magico-rituale e della funzione misti­co-propiziatoria che aveva alle origini. Lo scopo di propiziare la Divinità, attraverso l’energia sprigionata dal movimento del corpo, si percepi­sce nell’andamento dei danzatori che, disposti in due fila, si allontanano e si avvicinano in modo da circoscrivere lo spazio al cui interno si svolge la vita di comunità e su cui dovrà scen­dere il favore divino e allontanarlo dall’influen­za del male.

La tarantella ha subìto indubbie modifiche sia nel suo andamento sia nel suo organico strumen­tale; difatti recentemente è concepita anche come azione di coppia e i suoi ritmi sono dive­nuti più veloci e vicini al sentire moderno attra­verso l’uso della fisarmonica e dell’organetto che hanno permesso melodie più agili soppiantando di fatto gli strumenti più antichi, che pur soprav­vivono nell’uso di molte persone più anziane. La sua struttura formale prevede la disposizione dei ballerini in due fila parallele divise per sesso che si allontanano e si avvicinano al proprio compagno camminando e danzando alternativa­mente e suonando al contempo le nacchere. Gli stessi danzatori descrivono la danza come un “giocare di suonatori”, un gioco che consiste nell’inventare, nell’improvvisare continue varian­ti a partire da un numero limitato di elementi. Gli esecutori attingono di volta in volta a una riserva di elementi ritmici e melodici permutan­doli continuamente nell’improvvisazione otte­nendo, così, ritmi sempre diversi e suggestivi.

L’ALLESTIMENTO

DEL MUSEO ETNO-MUSICALE

“CELESTINO COSCIA E ANTONIO BOCCHINO”

La scelta di “mettere in vetrina” la storia del Carnevale di Montemarano e della sua tarantella ha significato anche lanciare un segno impor­tante verso il sostegno ai musei “minori”, questi piccoli e affascinanti “scrigni” che conservano tenacemente i segni di un passato e di un patri­monio comune.

Il progetto di allestimento dello spazio espositi­vo nasce, infatti, dalla convinzione che il museo locale deve porsi soprattutto come laboratorio delle differenze e del rispetto del proprio quanto altrui presente storico, colto e compreso (e non può essere altrimenti) nel suo divenire, nelle complesse dinamiche sociali, culturali, econo­miche, che l’hanno determinato.

Mostrare, porgere, offrire, tutto questo porta con sé, necessariamente, il concetto di “selezione” / “scelta”, cosa mostrare e come farlo; eleggere il tratto più peculiare, quello che più di altri potes­se immediatamente rappresentare il territorio per farne percepire le specificità, è stato forse il momento che più ha appassionato e preoccupa­to coloro che si sono impegnati nell’esecuzione del progetto di adeguamento degli spazi e di allestimento della “Vetrina”.

Il primo passo è stato quello di catalogare i pezzi, raccolti amorevolmente in tanti anni dai membri dell’associazione Hyrpus Doctus, secon­do nuovi criteri di ordine e scientificità. La catalogazione ha permesso di meglio interpre­tare gli oggetti conservati al fine di ordinarli secondo un più adeguato percorso allestitivo.

L’adeguamento e l’allestimento hanno seguito il criterio di dare alla collezione un supporto “fisi­co” quanto più possibile “neutro”, in modo da non inficiare la piena fruibilità visiva e compren­sione culturale della stessa. La fase di catalogazione è stata accompagnata dalla produzione di pannelli didattici che illu­strano, attraverso testi ed immagini, le caratteri­stiche antropologiche e culturali della Tarantella e del Carnevale nel loro stato attuale e nel loro divenire storico.

A completamento dell’allestimento della collezione è stato arredato uno spazio per la fruizione dei ricchi documenti audio-video e fotografici, alcuni dei quali, data la loro rarità ed unicità, sono da considerarsi certamente beni da musea­lizzare e conservare, anche attraverso un proget­to di archiviazione digitale.

Si riportano due esempi di scheda di cataloga­zione, al fine di illustrare i criteri con cui questa è stata eseguita e i risultati che ha fatto raggiun­gere in termini di nuove conoscenze acquisite, data la campagna di documentazione e approfondimento che ha accompagnato e sostanziato la catalogazione stessa.

DOPPIO FLAUTO

tipologia di scheda: BDM. numero: 10. località: Montemarano. luogo di conservazione: Museo etnomusicale “Celestino Coscia e Antonio Bocchino” collezione privata ass.cult. Hyrpus Doctus. oggetto: Doppio flauto di canna. categoria: Strumenti musicali. categoria specifica: Strumenti a fiato. autore: Michele Mastromarino. ambito culturale: Ambito locale.

modalità di costruzione: Il segmento di canna viene tagliato tra due nodi, poi si procede con il taglio dell’imboccatura a becco e praticate due leggere intaccature viene fatto scorrere il coltel­lo sulla canna con movimento circolare. Con un’asta di metallo arroventata si praticano i fori e poi si procede alla zappatura.

L’accordatura viene fatta riferendosi ad un modello musicale che è proprio della cultura del costruttore. datazione: XX sec. seconda metà. materiale: Canna. misura: 25/27.

descrizione: Il doppio flauto presenta due canne di lunghezza diseguale e indipendenti, distinte secondo una partizione binaria in “maschio” e “femmina”. La prima è a 3 fori, la seconda a 4. Presentano una imboccatura assai corta e non possono esser retti dai denti, perciò hanno sempre bisogno del sostegno delle dita, da ciò la neces­sità di ottenere la nota più acuta non con l’aper­tura di tutti i fori, ma mantenendone uno chiuso.

notizie storico-critiche: Il doppio flauto è uno strumento antichissimo discendente dal “dop­pioaulos” diffuso già nel mondo greco-romano. Già nel lontano passato da cui proviene il suo ricordo è legato al mondo pastorale, e il suo suono dolce e delicato sembra venire da quel mondo lontano, evocando arie distanti e ancestrali. Normalmente non è indicato tra gli stru­menti che eseguono la tarantella, dato il suo carattere lirico e pastorale ma avrebbe potuto svolgere un’azione di accompagnamento. Nella sua partizione binaria ritorna la simbolizzazione del dualismo connesso all’uso di molti strumen­ti popolari che offrono una dimensione ermafro­ditica tipica delle culture magico-rituali diffusa nell’antico mondo contadino. Esso, intimamente legato alla terra, ai ritmi della vita e delle stagio­ni, vede nei due simboli sessuali uniti l’origine della vita, il segreto dell’esistenza e dell’eternità. Quindi tutte le implicazioni magico-propiziatorie riscontrabili nel carnevale, ritornano negli stru­menti di accompagnamento. proprietà: Proprietà privata, associazione cultura­le “Hyrpus Doctus”.

CASTAGNOLE

tipologia di scheda: BDM. numero: 21. località: Montemarano. luogo di conservazione: Museo etnomusicale “Celestino Coscia e Antonio Bocchino” Collezio­ne privata ass.cult. Hyrpus Doctus. oggetto: Castagnette. categoria: Strumenti musicali. categoria specifica: Strumenti a percussione. denominazione dialettale: “Castagnole”. ambito di produzione: Ambito locale. materiale: Legno.

tecnica: Legno inciso e intagliato. misura: 8 cm. modo di utilizzo: La tecnica esecutiva di questo strumento prevede la percussione sfalsata opera­ta da ciascuna delle due mani che vengono slan­ciate in avanti e richiamate verso il petto con un moto alternato coordinato al movimento molto ampio dei due polsi.

descrizione: Le castagnette sono formate da due parti concave simmetriche e coordinate, queste sono unite da un cordone che, fissato alle dita del suonatore permette l’urto delle due parti che producono un suono secco. Le facce esterne pre­sentano una fine lavorazione ad incisione.

notizie storico-critiche: Le due parti delle casta­gnette si distinguono in “maschio” e “femmi­na”, la prima impugnata a destra e la seconda a sinistra. L’unione dei due simboli, che si ripe­te ad ogni battere delle due parti, rimanda alle implicazioni che fanno capo all’ermafroditi­smo, sul quale è imperniato il rito del carneva­le. Tale significato è confermato dal gesto a carattere esorcistico del suonatore che consiste nel far girare le braccia attorno a sè. Il suona­tore qui è anche danzatore e con questo gesto chiude un cerchio al cui interno si crea uno spazio sonoro delimitato dalla figura del suona­tore-danzatore; esso rappresenta tutta la comu­nità che si chiude nel cerchio preservato dal male per l’azione esorcistica del battere delle castagnette. proprietà: Proprietà privata, associazione cultura­le “Hyrpus Doctus”.

BIBLIOGRAFIA

M. Bonafin, Contesti della Parodia, Utet 2001.

M.Gabriella Della Sala, L’espulsione del male, in “Iti­nerari di tradizione”, a cura della Comunità Montana Terminio-Cervialto.

M.Gabriella Della Sala, L’organico strumentale della Tarantella montemaranese, in “Itinerari di tradizione”, a cura della Comunità Montana Terminio-Cervialto.

M.Gabriella Della Sala, Rito e Magia nella tarantella Montemaranese, in “Itinerari di tradizione”, a cura della Comunità Montana Terminio-Cervialto.

C. Sachs, Storia degli strumenti musicali, Milano, 1980.