La strada ferrata Avellino - Rocchetta

 “Avellino, 10 ottobre 1893

Il 25 del corrente mese avrà luogo la inaugura­zione del primo tronco della strada ferrata da Avellino a Santa Venere, un tronco di ventisette chilometri, che oltre il viadotto di Lapio, annove­ra due importantissime opere d’arte: la galleria di Salza, di soli settecento metri, ma difficile, per la qualità delle argille, non meno de’ trafori di Ariano, e la galleria di Montefalcione, che si estende, per tremila metri circa, in terreni anch’essi di costosa e non lieve costruzione.

La festa inaugurale, a buon diritto, è ansiosa­mente attesa dalle popolazioni di questo ame­nissimo circondario. Essa afferma, dopo tanti e tanti anni, un diritto del più alto significato nella storia della viabilità meridionale: l’attua­zione, cioè, del voto così fervidamente nutrito e così lungamente atteso di una linea ferroviaria per tutta la valle dell’Ofanto, dalle sue origini, qui, presso l’Appennino di Nusco, al suo dilaga­re, di là dall’antico ponte di Massimiano, ne’ piani di Puglia.

L’Avellino - Santa Venere è una rivelazione del medio evo in mezzo al mondo moderno. Forse non tutti avranno posto mente a ciò, che una gran valle, come quella dell’Ofanto, fu sempre letteralmente impervia, e quindi impraticabile, dalla più remota antichità a’ giorni nostri; non un tracciato, non un “tratturo” l’ebbe mai per­corsa nella sua parte mediana da Conza ad Aquilonia: impervia, e quindi impraticabile, a causa della sua mobilità grande, eccezionale, singolarissima, delle sue rive argillose, che l’hanno resa, e la rendono tuttora, la più inospi­tale e la più malarica fra tutte quelle delle pro­vincie napoletane.

Geograficamente, essa è la strada maestra del-l’altipiano irpino a’ porti dell’Adriatico; geologi­camente, è l’unica valle della penisola, che non riuscì mai alla mano dell’uomo di volgere e asservire al commercio [...] Così solo si spiega, perché unanime e costante, in questo ultimo trentennio, fu sempre l’aspirazione di tutta quanta la provincia di Avellino al compimento di un’opera di tanta importanza, quale è quella della strada ferrata dell’Ofanto […]” 1 Così Giustino Fortunato in “Strade ferrate dell’O­fanto” (1880-1897) descrive “la festa inaugura­le” della tratta ferroviaria Avellino - Rocchetta Sant’Antonio. Da questo breve contributo si pos­sono già ricavare una serie di punti di riflessione che danno la dimensione dell’importanza storica ed antropologica di questa linea.

Il progetto della ferrovia Ofantina, ovvero della linea ferroviaria Avellino - Ponte S.Venere (così si chiamava originariamente la stazione di Roc­chetta Sant’Antonio) nacque con l’esigenza di trovare un punto d’incontro tra le province di Avellino, Foggia, Potenza e di creare una rete viaria nell’Alta Irpinia necessaria per il traffico delle merci. Una commissione parlamentare for­mata da Francesco De Sanctis (grande sostenito­re della strada ferrata), dai deputati della Puglia, della Basilicata e da quelli della provincia di Avellino si batté per la ferrovia e nel luglio 1879 ne fu approvata la costruzione tra le linee di terza categoria. Nel 1888 la sua realizzazione fu affidata alla società Strade Ferrate del Mediter­raneo che la terminò, per il suo intero percorso, nel 1895. Le condizioni tecniche del tracciato sono proprie di una ferrovia di interesse locale, le modalità di costruzione invece quelle di una linea di prima­ria importanza.

Per venire incontro a molteplici interessi locali, ma soprattutto per assecondare la necessità di trovare una strada che seguisse il corso dei fiumi Calore e Ofanto, così da avere continui rifornimenti d’acqua per le locomotive a vapore, si creò un tracciato in cui la maggior parte delle stazioni risultavano lontanissime dai paesi. Questa linea sembra camminare dritta da una sponda all’altra dei fiumi, passando e ripas­sando il vario serpeggiare dell’acqua mediante ponti e potenti travate metalliche.

Si scelse di coprire il percorso attraversando i comuni di Taurasi, Castelfranci e Montemarano, vista la produzione di vino pregiato, e proseguire poi su Cassano Irpino, Montella, Bagnoli, Nusco e Lioni, attratti dal commercio di legname e castagne. Originariamente le stazioni o fermate di questa tratta erano 31 più i due capolinea. Oggi questo treno ferma solo in 15 stazioni. Per il resto porte chiuse, vecchie lavagne senza più orari, muri senza più orologi.