PREISTORIA E PROTOSTORIA

Gianpiero Galasso

Numerosi ritrovamenti archeologici avvenuti da diverse località dell’ambito territoriale di riferi­mento del PSL attestano la presenza umana nella zona fin dalla preistoria. L’uomo cercò allo­ra rifugio sui versanti delle vallate, in prossimità di foreste e sorgenti, sulle rive di bacini lacustri oggi scomparsi. Testimonianze sulla vita nel Paleolitico inferiore ci vengono da alcune stazio­ni localizzate nei pressi di Villamaina, nelle loca­lità Santa Paolina e Terme di San Teodoro. Resti di industrie litiche dello stesso periodo proven­gono da Pero Spaccone di Andretta e dai territo­ri comunali di Frigento e Montella. Strumenti litici in selce del Paleolitico medio provengono anche dal territorio di Sant’Angelo dei Lombardi, Lacedonia e Frigento, il che dimostra che questi luoghi erano già frequentati nella preistoria da sparuti gruppi di cacciatori. Solo molto più tardi, con l’avvento nel V millennio a.C. dell’età neoli­tica, essi riusciranno ad affinare la loro rozza cultura, imparando a lavorare l’argilla, a coltiva­re la terra e ad allevare gli animali. Tracce dell’uomo neolitico con reperti ceramici d’impasto grossolano, strumenti litici in selce ed asce di pietra levigata sono state riscontrate in insedia­menti capannicoli scoperti nella località Tufiello di Calitri, Terme di San Teodoro di Villamaina e nei pressi di Monteverde.

Una cultura caratteristica si sviluppò in Cam­pania durante l’Eneolitico: è la cosiddetta cul­tura del Gaudo (2500 -1800 a.C.) che ha lasciato tracce anche nelle zone interne dell’Ir­pinia, come nei depositi antropici localizzati sulla collina del Cimitero Vecchio di Bisaccia, ma anche nei pressi di Lacedonia, Cairano e Zungoli, dove si sono recuperati strumenti in selce e punte di freccia. Ceramiche d’impasto e industrie litiche in selce sono state trovate nei pressi del lago di Laceno e sull’altopiano di Sazzano. Resti di un villaggio capannicolo dello stesso periodo sono emersi in contrada Fossa della Pila di Montella e in contrada Isca del Pero di Castelbaronia. Punte di freccia e di lancia in selce sempre dell’eneolitico sono stati trovati verso la metà dell’Ottocento anche ai piedi del monte Agnone di Aquilonia. Ma è la zona tra Taurasi e Mirabella Eclano quella più frequentata dalle genti eneolitiche della cor­rente culturale del Gaudo: in contrada San Martino di Taurasi una serie di indagini archeo­logiche condotte dalla Soprintendenza Archeo­logica di Salerno hanno portato alla scoperta di un esteso insediamento capannicolo, mentre nella località Madonna delle Grazie di Mirabel­la Eclano è ubicata la necropoli eneolitica costituita da una serie di tombe del tipo “a forno” con camera sepolcrale ipogea e sepoltu­re multiple.

Non manca qualche manifestazione della pre­senza umana durante la successiva età del Bronzo: un insediamento capannicolo del Bron­zo medio è stato rilevato dagli scavi archeologi­ci compiuti sulla collina del Cimitero Vecchio di Bisaccia. Ad Andretta, in località Cervino, sono state raccolte ceramiche d’impasto del Bronzo finale (inizi I millennio a.C.) durante ricognizioni di superficie e reperti dello stesso periodo provengono dal territorio di Luogosano, Aia di Cappitella di Carife, Castello di Trevico e sempre dalle Terme di San Teodoro di Villamai­na, mentre una necropoli protovillanoviana è stata in passato indagata in contrada Chianche­telle di Lacedonia.

Ma sarà tra VIII e VII secolo, con l’età del Ferro, che il quadro etnico sembrerà animarsi nel ter­ritorio altirpino con la comparsa di genti prove­nienti da altre regioni ed in possesso della cor­rente culturale cosiddetta d’Oliveto-Cairano, mentre le attività agricole intensive danno vita ad insediamenti stabili. Resti di strutture abita­tive dell’età del Ferro (VIII-VII sec. a.C.) sono state messe in luce sulla collina del Cimitero Vecchio di Bisaccia e nelle località Cannelic­chio e Vignale di Cairano. Necropoli con tombe a fossa della stessa età che hanno restituito ric­chi corredi funerari con preziosi monili e cera­miche anche d’importazione sono state recupe­rate nelle località Sierra, Santa Sofia e Serroni di Calitri, nelle contrade Bosco Ricciardi e Isca del Barone di Monteverde, nelle località Piano di Cerasuoli e Cappella della Maddalena di Morra De Sanctis, in località San Cataldo del comune di Conza della Campania, a Fontana Colarossa di Trevico, a Serra di Nusco, in pros­simità del Monte Calvario di Greci, nei territori dei comuni di Lacedonia, San Nicola Baronia, Scampitella, Teora.

 

SANNITI E ROMANI

Nel corso del V secolo a.C. gruppi di popolazioni sabelliche cominciano a scendere dall’Appenni­no centrale verso le pianure campane, allora già coltivate intensivamente, popolando in parte anche le zone interne dell’Alta Irpinia, dove ele­menti sabellici danno vita alla tribù dei Samni­tes Hirpini. I nuovi arrivati, dopo la fine dell’ege­monia etrusca in Campania, si fondano gradual­mente con gli aborigeni e s’insediano in una serie di villaggi stabili piuttosto autonomi (vici) e in luoghi d’altura opportunamente fortificati (oppida). Organizzati socialmente con una strut­tura di tipo tribale, gli Irpini (Irpini appellati nomine lupi, quem irpum dicunt Samnites scri­ve Pompeo Festo in 93,25) mostrano di essere dotati di una straordinaria vitalità economica, basata sull’agricoltura, sull’allevamento, sulla transumanza e su primitive forme di scambi commerciali con le colonie greche della costa tirrenica. Tracce di insediamenti stabili di V-IVsecolo a.C. sono emerse in diverse località: a Lacedonia resti di un abitato sannitico sono stati rilevati lungo la collina delle “Rupi”; a Bisaccia, in contrada Oscata Superiore, è venuto alla luce un santuario sempre di età sannitica ma fre­quentato fino al I secolo a.C., mentre sulla colli­na del Cimitero Vecchio si sono rilevate tracce di un altro abitato frequentato dall’età arcaica al IV secolo a.C. Allo stesso periodo è datato l’insedia­mento proto-sannitico di Cairano, mentre a Morra De Sanctis, in località Piano di Tivoli, è stato scoperto un altro santuario di epoca sanni­tica. Sempre a Morra tracce di altri villaggi abi­tati fra V e IV secolo a.C. sono stati messi in luce nelle località Muro di Cervino, Laganzano e nei pressi del nuovo campo sportivo. La presenza dei Samnites Hirpini è attestata anche a Conza della Campania in villaggi localizzati nelle contrade Sant’Ilarione e Cupone e nell’area del centro antico, mentre resti di un santuario di IV-III secolo a.C. sono stati scoperti nel 1984 ai con­fini con il territorio comunale di Castelnuovo di Conza. A Lioni, sul Monte Oppido, si trova un circuito murario in pietrame datato con molta probabilità fra il IV e il III secolo a.C. Allo stes­so periodo appartiene il perimetro difensivo in opera poligonale dell’Incoronata di Monteverde.

Tracce di un santuario molto frequentato nell’an­tichità e dedicato al culto della dea Mefite, si trovano nella Valle d’Ansanto, nell’odierno comu­ne di Rocca San Felice. La località costituisce senza dubbio uno dei luoghi più suggestivi della zona per la presenza di un laghetto naturale noto per le sue venefiche esalazioni di anidride carbo­nica e acido solforico e la comparsa di altri feno­meni paravulcanici. Identificato dagli antichi popoli italici e dagli stessi Romani come una delle porte dell’Ade, scavi archeologici, compiu­ti negli anni Cinquanta dello scorso secolo, hanno portato alla scoperta del suo deposito votivo da cui si sono recuperati preziosi materia­li datati fra V e III sec. a.C. che costituiscono ancor oggi una delle più ricche e interessanti testimonianze della cultura figurativa italica, offrendo un panorama fra i più vasti e completi sui processi di maturazione artistica dell’artigia­nato sannitico, dall’età tardo-arcaica fino alle soglie della romanizzazione.

 

Con la fine delle guerre sannitiche, l’invasione di Annibale e la successiva penetrazione romana anche nel territorio altirpino tra III e I secolo a.C. avvengono notevoli mutamenti insediativi e solo i siti più consistenti e topograficamente privilegiati riescono a sopravvivere: nel nostro territorio vengono urbanizzate e istituzionalizzate anche con finanziamenti di privati (patroni) e manodopera servile locale le città di Aeclanum (Passo di Mirabella) e Compsa (Conza della Campania). Le due nuove città, elevate amministrativamente a municipi e poi a colonie, con alterne vicende riescono, anche grazie ad una economia fondata sempre sullo sfruttamento agricolo pastorale e sugli scambi commerciali del surplus agricolo, a sopravvivere ben oltre il V sec. d.C. A Conza della Campania, lo stesso sito occupato precedentemente da un villaggio sannitico viene urbanizzato dando vita alla Compsa romana, municipium iscritto alla tribù Galeria nella prima metà del I secolo a.C. e ricordata dagli scrittori latini per il suo ruolo strategico durante la seconda guerra punica. Resti di importanti complessi edilizi e strutture urbane della città romana sono oggi inglobati nell’area del parco archeologico: l’area forense con il lastricato in pietra, il podio lapideo di un edificio di culto, il decumano massimo, le strutture murarie dell’anfiteatro di epoca imperiale, le pavimentazioni in mosaico pertinenti a domus o edifici pubblici. Recuperati dalle unità abitative distrutte dal sisma del 1980 elementi architettonici, iscrizioni, sarcofagi in pietra, cippi funerari, una splendida meridiana lapidea di epoca repubblicana. A Passo di Mirabella la dominazione dei Samnites-Hirpini (V-III sec. a.C.) portò alla nascita della città di Aeclanum. L’antica città, divenuta romana dopo la guerra marsica (fu presa ed incendiata da Silla nell’89 a.C.), costituì nell’orbita politica dell’unificazione dell’Italia attuata da Roma uno dei centri più importanti dell’intera Hirpinia.

Elevata nell’87 a.C. a municipio romano iscritto alla tribù Cornelia, ottenne il restauro delle mura, delle torri ed altri vari privilegi grazie all’interessamento del primo patronus eclanese, Gaio Quinzio Valgo, uno dei maggiori latifondisti dell’epoca. Divenuta colonia romana ai tempi dell’imperatore Adriano con il nome Aelia Augusta Aeclanum raggiunse nel II e III secolo d.C. un periodo di fiorente splendore al centro del traffico commerciale (la via Appia attraversava l’intera area urbana con andamento da Ovest ad Est) che si irradiava lungo la sicura ed agevole rete stradale romana di collegamento fra il Tirreno e l’Adriatico. Dell’antica città in località Grotte di Passo si conservano un complesso termale con vari ambienti adiacenti in opera mista del II sec. d.C., unità abitative di età tardo-antica (VVII sec.), una domus con peristilio, un tholus macelli, una basilica cristiana (IV-VII sec. d.C.), strade lastricate e resti della cinta muraria in opera reticolata (I sec. a.C.).

Numerose altre sono le testimonianze della presenza romana in queste contrade. In località Fioccaglia di Flumeri, su un pianoro alla confluenza tra l’Ufita e la Fiumarella, sono i resti di una città di cui ancora non si conosce il nome, tra cui una domus pubblica di tipo pompeiano, una seconda casa con atrio centrale, impluvio e orto ed alcune stradine lastricate. Interessanti alcuni ambienti attribuibili a botteghe artigiane.

L’abitato, che dovrebbe risalire al III-II secolo a.C., sembra essere stato abbandonato improvvisamente durante le guerre civili del I secolo a.C.

A Lacedonia indagini archeologiche compiute in passato sotto la Chiesa di Santa Maria della Cancellata hanno portato alla luce resti di un complesso termale romano del II-I secolo a.C., mentre dal suo territorio provengono iscrizioni latine che fanno pensare all’istituzione di un municipium nella zona di cui non si conosce il nome. Iscrizioni, bassorilievi e frammenti di decorazione architettonica recuperati da un monumento a “dado” di età augustea sono inglobati nella torre Febronia dell’Abbazia di San Guglielmo al Goleto e nelle pareti esterne del donjon del castello di Sant’Angelo dei Lombardi. Resti lapidei di un altro monumento funerario forse dello stesso periodo sono stati trovati a Guardia Lombardi presso Santa Maria Maggiore: nell’ambito dello stesso comune, in località Piano dell’Occhio e Macchia di Panno, estese aree di frammenti fittili attestano la presenza di insediamenti rurali di epoca imperiale.

Altre ville rustiche di epoca romana sono pure localizzate nella contrada Candriano di Torella dei Lombardi, in Bosco San Giovanni e Toppa Schiavi di Andretta, su “Le Coste” di Villamaina. Un cippo calcareo utilizzato come termine graccano proviene dalla località Seta di Lioni. Iscrizioni, frammenti ceramici e sepolture tombali sono state esplorate in contrada Carmasciano di Rocca San Felice. Tante testimonianze, dunque, che confermano ancora una volta la vitalità economica dell’intera comunità residente in antico in Alta Irpinia dovuta all’intensivo sfruttamento agricolo-pastorale, all’allevamento e agli scambi commerciali che avvenivano grazie alla vicinanza delle importanti arterie di transito che collegavano le coste adriatiche con quelle tirreniche.

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