L'mpronta popolare, l'evoluzione di tecniche differenti, due antiche tradizioni che si uniscono: la ceramica di Calitri e la pietra di Bisaccia. Materiali da lavorare e modellare nelle forme più svariate, che da sempre accompagnano il cammino dell'uomo. Elementi che fanno parte della cultura degli artigiani irpini, una lavorazione che ha raggiunto risultati impensabili solo poche decine di anni fa. Nel castello di Bisaccia oggi rivive l'arte di plasmare la materia, quella che l'uomo ha acquisito nel corso dei secoli, attraverso le sue capacità e l'impiego di tecniche supportate dall'esperienza, dando vita ad una tradizione che si conserva e cresce con l'apporto di nuove soluzioni tecnologiche. Chi entra nella bottega della ceramica e della pietra si trova subito immerso tra le nozioni tecniche e le pratiche fondamentali dei processi di lavorazione, tra l'originalità della maiolica, le particolari decorazioni "ad archi" o "alla rosa", le forme foggiate rigorosamente a mano. Poi la cottura e la decorazione. Sotto gli occhi dell'esperto o del curioso ci sono gli elementi necessari per orientarsi all'interno delle molte possibilità che la lavorazione della ceramica offre: la sperimentazione diretta di tutte le principali fasi della lavorazione, le proprietà e la preparazione dell'argilla, la costruzione manuale secondo le diverse tecniche, le caratteristiche, l'uso dei colori per la maiolica, e i modi di cottura.

Lo stesso spazio, nel laboratorio allestito tra le mura del castello altoirpino dal sig. Franco Melillo, è riservato alla pietra di Bisaccia, un materiale che da sempre è la base per la realizzazione di piccole e grandi opere, dagli insediamenti dei centri montani agli eremi edificati nell'Alto Medioevo. Dalla pietra lavorata nascono capolavori architettonici, fregi, portali, rosoni. Dalla pietra si ricavano attrezzi utili al lavoro agricolo, come vasche per la pigiatura dell'uva, mortai, macine da grano. Una forma di artigianato che torna in voga, nelle terre di Bisaccia, con una serie di produzioni molto apprezzate, come le fontane, i bassorilievi, i camini e l'oggettistica d'interno. La bottega illustra le ragioni storiche che hanno consentito lo sviluppo di due importanti forme di artigianato. La produzione di ceramica, realizzata e presentata all'interno del laboratorio del castello di Bisaccia, riprende forme e modelli legati alla tradizione seicentesca irpina (specificamente quella calitrana), cioè alle stoviglie di terracotta destinate alla preparazione e conservazione di cibi, al trasporto ed al consumo di liquidi. Due sono i tipi di maiolica offerti: quella popolare, legata agli oggetti di uso quotidiano e alla tradizione, e quella artistica, frutto della ricerca personale.

"Ecco, quando io metto la mano sull'argilla, su questo malloppo, sento di schiacciarla, non di farle violenza, perché violenza non si fa. Però di schiacciarla, di accarezzarla, di creare una cosa". Parole di un artigiano che rendono bene l'idea del modo in cui l'artista tratta i materiali, per poi passare al prodigio del fuoco che completa questa sorta di alchimia. È quello che succede nella bottega locale, per la lavorazione e la produzione delle ceramiche. Tra le antiche attività irpine un posto di rilievo è occupato dalla lavorazione della pietra, attività non prevista in fase progettuale ma che il GAL ha voluto recuperare, per il notevole valore intrinseco, anche economico.

La qualità della pietra bisaccese, il suo peso, la durezza, la resistenza al fuoco, la descrivono come uno dei materiali preferiti dai costruttori. La sua lavorazione, però, è cultura molto antica. Una serie d'informazioni tramandate verbalmente, di generazione in generazione, insegnate con esempi pratici. La modellazione a mano, tecniche a lastre, colombino e la foggiatura al tornio sono le tecniche impiegate dagli artigiani irpini per la produzione di opere, oggettistica e arredo. Scalpellini e ceramisti, due antichi mestieri, due figure artigiane. Arti da rilanciare. Materiali preziosi caduti nel dimenticatoio. A Bisaccia si ricomincia: attraverso la maestrìa di chi si dedica alla loro lavorazione con metodi tradizionali. Per testimoniare un passato che ci appartiene.

D. C.
(Otto Pagine)