Il volto dei ricordi, immagini che rappresentano istanti di quotidianità, la cattura di attimi in movimento. Racchiusi in un click. Dal bianco e nero al digitale, la bottega-scuola, il lavoro e l'arte di un esperto di Mirabella Eclano, il sig. Federico Iadarola, ripercorrono le tappe di un percorso che parte nella prima metà del XIX secolo: la nascita della fotografia, la radicale innovazione della riproduzione della realtà. Invenzioni, migliorie, intuizioni tecniche: la fotografia trova nel laboratorio bisaccese una delle sue migliori espressioni. Filo conduttore, naturalmente, le terre d'Irpinia in tutte le possibili rappresentazioni, con il proposito di rendere visibile un vario ed articolato lavoro, svolto sul filo dell'attività fotografica contemporanea. L'arte del click si mostra qui senza segreti, per permettere al visitatore un approccio diverso a paesaggi visti e rivisti, in una serie d'immagini che vanno dalla pura oggettività ai contorni sfumati rispetto alla realtà impressa. Immagini di un modo di vivere radicalmente cambiato nei suoi ritmi, nelle sue relazioni con lo spazio fisico e mentale, nell'estensione degli interessi e delle conoscenze. Una sensazione contraria alla quotidianità frenetica, che impedisce di soffermarsi a guardare e godere degli scenari che l'Irpinia possiede, una natura impressa con l'ardore di una vitalità che si coglie solo attraverso una fotografia, scattata con la classica 35 millimetri o con una macchina digitale. Nella bottega-scuola di Bisaccia c'è l'energia di una realtà visiva apparentemente statica, come può essere quella dei nostri paesi, che, filtrata dalla pellicola, si anima e vive nella sua immobilità.

L'esposizione di foto in bianco e nero, di macchie chiaro_scure, allestita all'interno della bottega fotografica bisaccese e la realizzazione di un vero e proprio "archivio dei luoghi", hanno l'intento di stabilire un legame con qualcos'altro: con quello che queste immagini hanno significato, per chi le ha scattate e per chi ne è stato ritratto. Vi si potranno trovare raffigurate le convenzioni sociali e culturali che derivano dalla nostra esperienza, quella vissuta nelle terre d'Irpinia. Poi, immagini recenti, a colori, quelle che risalgono agli ultimi decenni, per individuare in maniera storicamente determinata la propria identità strutturale: istanti di vita, attimi legati alla quotidianità, giornate trascorse nei campi, le prime fasi di un decollo industriale, la famiglia, i giovani di ieri e di oggi, il lavoro. Fino ad arrivare ai giorni nostri: paesi che ancora cercano di rinascere, luoghi dove la ricostruzione ha fatto il suo ingresso e dove, invece, stenta ancora ad arrivare. Storie di confine: tutte le vicende irpine raccontate attraverso fotografie. Immagini capaci di indagare nei sentimenti di questa terra, di registrarne i mutamenti.

Un itinerario, insomma. Per comprendere in maniera immediata quella che è stata la terra degli irpini e osservare l'espressione di volti e gesti. Ma non solo: perché nella bottega_scuola del castello ducale saranno presentate ed insegnate anche le tecniche dell'arte fotografica. Tramandare. È questo uno degli impegni dei gestori. La gomma bicromata, il processo ai pigmenti, la carta salata, la cianotipia, incisione su metalli e viraggi. Sono solo alcune delle tecniche che saranno presentate, insegnate ed utilizzate nel corso di seminari sulla pratica fotografica, in workshop periodici tenuti da esperti, insieme alle opportunità offerte dall'utilizzo di internet.

I movimenti lenti della natura immersi nella tranquillità e nel silenzio, tra gli aloni di luce soffusa che sembrano sprigionarsi dagli organismi e dagli oggetti, in uno scintillio d'immagini creano un ambiente quasi surreale. Il lavoro dei giovani che hanno scelto di concorrere al bando, pubblicato dal GAL CILSI alla fine del 1999, è proiettato verso il futuro, ma con una profonda memoria del passato. È il terreno fertile per la nascita del desiderio di sperimentazione, che non arriva però all'artificio tecnologico che domina l'uomo moderno. Tra le terre irpine domina ancora l'antica natura, l'entità superata nell'era della comunicazione a distanza, e che qui ripercorre le sue origini. Dal bianco e nero al digitale, mutano l'ottica e le tecniche, ma non il modello. E l'Irpinia diventa espressione artistica, sulle ali della creatività. La grande madre di tutti i mezzi e i processi di informazione sperimenta anch'essa una profonda esperienza di morte. Scavalcata dai processi digitali da un lato, da immagini multimediali ed elettroniche dall'altro, la Fotografia rivive la sua naturale logicità nell'atmosfera artigianale del castello di Bisaccia.

 

Diana Cataldo
(Otto Pagine)