Tradurre in tessuto una tecnica antica, per ripercorrere il filo di un processo prezioso. All'arte della tessitura è stata dedicata una delle botteghe, ideate dal GAL. Per chi entra in quest'area del castello di Bisaccia, il percorso è un intreccio tra storia e tecnica, che si snoda tra fili paralleli e continui, dalla separazione dei fili alla trama con le dita o le bacchette. Un'attività che sta scomparendo, che richiede tempo e grande pazienza. E che ora è possibile trasmettere. Protagonisti sono i telai, le strutture tridimensionali libere in cui si rapportano tensione ed equilibrio. Per ottenere un buon risultato, nel laboratorio tessile di Bisaccia, si utilizzano vari modelli per i manufatti da realizzare. Un ciclo produttivo che comprende tutti i passaggi della tessitura, per creare opere finite, confezionate, pronte a soddisfare tutte le esigenze. Una delle allieve che hanno seguito un corso di quattrocento ore (comprendente uno stage tenutosi in Umbria presso i laboratori di Perugia, Assisi, Montefalco ed il Laboratorio_Museo del Tessuto di Città di Castello), assistite da esperti aderenti all'associazione nazionale della tessitura, crea manufatti tessili, recuperando gli antichi motivi tradizionali, di provenienza popolare e locale. La sua prerogativa è il recupero delle lavorazioni tipiche a mano, ma si dedica anche alla sperimentazione di nuove tecniche e materiali.

La tessitura a mano è la principale pratica della bottega di Bisaccia. È realizzata su telai orizzontali di legno, con navette lanciate a mano: una lavorazione artigianale, antica, che sta scomparendo col tempo. Vedere una tessitrice all'opera significa osservare la creazione di qualcosa sconosciuto ai più: figure che nascono dal contrasto e dall'accostamento di materiali, colori e piani diversi; un significativo gioco di fili perso nel tempo, che a Bisaccia torna più vivo che mai; stoffe che offrono la possibilità di scelta tra disegni e decori; sciarpe, mantelle, tovaglie, copritavola, strofinacci, asciugamani, tende, arazzi e tappeti. È l'esposizione presentata dalle tessitrici del paese altirpino a fine corso, due anni fa. Il carattere manuale artigiano, tipico dell'arte tessile irpina, regala un'impronta magica e creativa a questo piccolo angolo di manifattura. Decine di anni fa in molte case irpine c'era un telaio. Oggi per incontrare un tessitore bisogna visitare una moderna industria specializzata. Far sopravvivere questa tecnica, dare ancora vita all'incanto che nasce dall'osservare la creazione di un tessuto, si tramuta in voglia d'imparare, di lasciar rivivere una tradizione scomparsa. Proprio da questo obiettivo nasce l'idea di un laboratorio di tessitura con tecnica tradizionale, in cui è possibile misurarsi con quest'arte, ed utilizzare le proprie possibilità tecniche ed espressive. La pluriennale esperienza di una manodopera preparata e aggiornata e l'utilizzo di tecniche tradizionali hanno dimostrato di essere il giusto connubio per riemergere nel mercato non solo locale. Seduti a quella sconosciuta macchina rudimentale le allieve del corso sono diventate vere e proprie "professioniste del filo"; hanno acquisito la conoscenza delle principali nozioni teoriche relative ai tessuti e ai filati, la materia prima del processo produttivo, e hanno appreso i metodi di uso del telaio. Una di loro, la signora Gina Cafazzo, alla fine, ha scelto di accettare la scommessa allestendo la bottega con il contributo previsto dal Piano di Azione Locale LEADER II "Terre d'Irpinia".

Tra arte e tradizione, ci sarà anche spazio per la storia, quella propria dell'Alta Irpinia, quella di Bisaccia, di un paese dalle origini lontane. La bottega mostra la forma più nobile di quest'arte, ma anche la più laboriosa, che riprende una tecnica rimasta immutata nei secoli. In un'ala del castello che attualmente comunica con il laboratorio di tessitura, sarà presto allestito il Museo Archeologico con i reperti di centinaia di tombe rinvenute attraverso gli scavi durati un quarto di secolo, nella necropoli bisaccese di "Cimitero Vecchio". La più famosa di queste tombe (la n. 66) detta "della Principessa di Bisaccia" per la ricchezza del corredo funebre ritrovato, avrà un posto di rilievo nel Museo: si trattava, dicono gli archeologi, di una rappresentante di un gruppo di donne, abili lavoratrici della lana, che vivevano in questo luogo circa 2700 anni fa. A disposizione, presto, di quanti decideranno di visitare questo piccolo tempio della tessitura.


Diana Cataldo
(Otto Pagine)