.L'agricoltura rappresenta il settore prioritario di intervento del Piano di Azione Locale LEADER II "Terre d'Irpinia". E non poteva che essere così, se si pensa alla vocazione naturale del territorio su cui insiste questo progetto di sviluppo integrato, l'area che si può sostanzialmente far coincidere con quella della Comunità Montana Alta Irpinia.

L'agricoltura della "terra dell'osso", per citare una definizione ormai ineludibile di Manlio Rossi Doria, rappresenta non solo un sistema economico, ma una radicata forma di civiltà in via di estinzione. È la civiltà assiepata in nicchie di resistenza fra case ed aziende sparse di piccoli produttori, coltivatori o allevatori, non sempre consapevoli del pregio dei loro prodotti e delle possibilità loro offerte da Istituzioni che sostengono lo sviluppo, come, in questo caso, la Comunità Economica Europea.

Potenziare l'economia rurale e trasformare la nicchia di resistenza in cellula di un organismo più grande e più in grado di stare sul mercato è stato tra i primi obbiettivi del GAL CILSI.

"Portare alla massima produttività l'agricoltura con prodotti vecchi e nuovi, tipici e richiesti dal mercato, con tecniche e tecnologie ecologicamente compatibili; sviluppare a monte e a valle dell'agricoltura tutta la possibile attività industriale e artigianale e i servizi in grado di accrescere occupazione e reddito; mettere in relazione le produzioni locali tipiche; agevolare l'accesso delle piccole imprese dell'agricoltura e dell'artigianato ai servizi": questi erano alcuni dei punti programmatici fermi del piano, pubblicati su questa stessa rivista, nel 1998.

Ora è tempo di bilanci per un progetto forte, ma non di facile attuazione, soprattutto se si tiene presente il contesto in cui si era deciso di agire, tanto laborioso e tradizionalmente fiero quanto economicamente statico ed imbrigliato dalle redini di un vecchio pedaggio da pagare alla Storia, quello di un ritardo che non è oleografia, ma dato sociologico vieppiù scongiurato.

Il GAL CILSI si è subito trovato ad un bivio: favorire modeste operazioni di ammodernamento di piccole aziende agricole esistenti, con interventi per così dire "a pioggia", o creare un'alternativa che nascesse da un'analisi della tipologia e della consistenza delle aziende stesse.

I progettisti del Piano di Azione Locale spiegano questo difficile ma sostanziale passaggio: "Bisognava leggere il territorio, fare uno screening preciso per conoscere le tante realtà locali. Il GAL lo ha fatto anche attraverso una serie di incontri con i protagonisti dell'economia rurale locale, scoprendo nuove esigenze. Piuttosto che scegliere la strada dell'erogazione di piccoli "contributi" ai singoli produttori, il GAL ha optato per la strategia innovativa, propria della filosofia LEADER, tesa a creare in loco gli strumenti, come il Centro di Raccolta, Stoccaggio, Confezionamento e Commercializzazione dei prodotti agricoli, capaci di offrire una vera occasione di sviluppo".

Molte energie sono state indirizzate, dunque, all'azione di animazione volta a stimolare la nascita di un soggetto economico che avesse al centro della propria attività la trasformazione dei prodotti agricoli, in particolare quelli della filiera del latte. La zona del Formicoso, infatti, che è tanta parte dell'area in cui si esplica l'azione del LEADER II in Alta Irpinia, con i suoi vasti pascoli è un territorio tradizionalmente vocato all'allevamento dei bovini e degli ovini.

La monocultura del grano, che connota così fortemente il paesaggio, ha rappresentato il secondo, importante spunto per l'attività possibile del Centro che, infatti, produrrà anche derivati dei cereali. L'imbottigliamento dell'olio dell'area LEADER e di quelle limitrofe ad essa - con potenzialità enormi - rappresenta il terzo settore di attività del Centro. Ma procediamo per gradi.

Si è poc'anzi ricordato come con i ripetuti contatti ed incontri settoriali ed intersettoriali con i produttori locali (cui avevano preso parte centinaia di operatori) sia stato possibile far conoscere le finalità e le opportunità offerte dal Piano di Azione Locale. Occorre sottolineare che detta attività di animazione e d'informazione, svolta con il supporto delle organizzazioni di categoria, aveva rappresentato l'occasione per una maggiore messa a fuoco delle potenzialità di sviluppo eco_compatibile del territorio e della necessità di utilizzo degli standard volontari e obbligatori (ISO 9000, HACCP, disciplinari di produzione). Il GAL CILSI ha quindi predisposto e pubblicato, con la consulenza dei tecnici della Federazione Provinciale dei Coltivatori Diretti e con quelli della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), il bando di concorso per la selezione del soggetto cui affidare la realizzazione e la gestione del Centro. Il 75% del costo dell'intervento sarebbe stato garantito dal GAL e il restante 25% sarebbe stato a carico del beneficiario. Il bando prevedeva, in maniera netta, la costituzione in consorzio (con almeno cinque soci) degli aspiranti.

La già citata attività informativa e di animazione avendo investito piccole aziende agricole, in particolare quelle zootecniche, ha spinto alcune di esse a cogliere l'opportunità offerta dal bando ed a superare, così, le difficoltà di ognuna a compiere un salto di qualità nel modo di pensare la propria attività ed il proprio ruolo produttivo.

Il soggetto aggiudicatario del bando, il CoPAI (Consorzio Produttori Agricoli Irpini), è composto da aziende agricole di Bisaccia, Aquilonia, Andretta e Rocca S. Felice ed ha sede nell'area PIP del Comune di Bisaccia. In riferimento alla ubicazione finale del Centro occorre precisare che in un primo momento si erano prospettate varie soluzioni: una ex caserma dei Vigili del Fuoco messa a disposizione dall'Amministrazione Comunale di Lioni; una ex scuola rurale offerta dal Comune di Morra De Sanctis; un capannone in disuso da adeguare e fittare. Il Consorzio, dopo aver verificato la inadeguatezza di tali strutture rispetto alle esigenze progettuali, oltre alla incidenza economica dei costi di adeguamento e/o fitto delle stesse, ha colto la celere e vantaggiosa offerta dell'Aministrazione Comunale di Bisaccia.

Con l'avvio dell'attività l'area campana che già vanta un'antica e rinomatissima produzione casearia per la quale è famosa in tutto il mondo, potrà arricchirsi con il prelibatissimo caciocavallo di Bisaccia, con la ricotta ed i latticini, ma anche col rarissimo Carmasciano. Il Centro potrà, così, contribuire ad inserire, con connotazioni fortemente locali, la produzione irpina nella più vasta e già assai fruita produzione campana.

L'ambizione è quella di ottenere il riconoscimento della Denominazione d'Origine Protetta per il "Caciocavallo di Bisaccia", una denominazione che veicoli l'immagine dell'Alta Irpinia anche attraverso questo specialissimo prodotto locale. Così per la ricerca, selezione, imbottigliameto e commercializzazione dell'olio: l'impianto convoglierebbe le produzioni di alta qualità dell'area LEADER e di quelle limitrofe (alta e media valle del Sele e della Baronia).

Oltre a coprire la quota del 75% del costo complessivo (930 milioni di lire) del progetto, il GAL CILSI ha anche assicurato il sostegno tecnico-specialistico per l'accompagnamento alla certificazione volontaria e obbligatoria, per la progettazione e la registrazione del marchio, per la realizzazione della segnaletica, per la promozione sul web, sia con l'allestimento del proprio sito, sia con la presenza sul sito www.leaderproduts.net realizzato nell'ambito del Progetto di Cooperazione Transnazionale. L'attività promozionale assicurata dal GAL è completata dalla pubblicazione di un opuscolo_case study "Il CoPAI: un caso di sviluppo locale".

I tecnici e gli esperti sono stati di volta in volta indicati dalle associazioni di categoria che figurano nella compagine sociale del GAL stesso. Il CoPAI oltre alla esperienza dei soci metterà a frutto quella di un casaro, di un responsabile della produzione e di uno amministrativo. Ultimo atto questo, verso il definitivo decollo della struttura che dovrebbe produrre effetti positivi indotti "a monte" con standard di qualità anche esterni.

"È un concetto semplice - ci spiega un tecnico del CRESM Campania -: se un produttore di latte dell'Alta Irpinia sa che per accedere allo stabilimento di trasformazione il suo prodotto deve essere garantito da una serie di metodologie e trattamenti, e da questo può ricevere solo vantaggi, è abbastanza probabile che adeguerà la sua produzione a quelle norme igienico_sanitarie e/o biologiche che gli consentiranno di giovarsi di questa opportunità". Così faranno, dunque, i produttori di grano tra i quali, per la verità, già se ne annovera qualcuno che ha ottenuto la certificazione biologica. La scelta del GAL CILSI, dunque, è stata una scelta strategica e innovativa che - cosa di non poco conto - potrà assicurare continuità lavorativa alle famiglie di antichi produttori le cui nuove generazioni, con l'innovazione tecnologica e con una nuova maniera di pensare l'agricoltura, potranno assicurare il mantenimento delle caratteristiche artigianali dei prodotti, con la prospettiva di ristabilire un rapporto proficuo con il territorio di appartenenza.

 

Natascia Festa
(Corriere dell'Irpinia)