"Agire locale, pensare globale". Funziona lo slogan scelto dal GAL CILSI per il Piano di Azione Locale LEADER II "Terre d'Irpinia". Funziona perché in quattro parole racchiude il senso di una rivoluzione (innanzitutto culturale) che in questa provincia stenta ancora ad imporsi. Gli inglesi dicono glocal e rendono bene il connubio tra locale e globale. Ed è nel glocal che c'è lo sviluppo delle aree interne d'Irpinia come è nel glocal lo sviluppo del mondo; è in quella delicata ma essenziale capacità di combinare elementi di particolare e di universale, azioni specifiche sul territorio pensate in contesti senza confini, risorse locali intrecciate a pensieri globali, la ricetta (vincente) per mettere a segno un successo. Loro, le donne e gli uomini (e ancor più i giovani) che hanno animato le azioni del Gruppo di Azione Locale ci sono riusciti. Ed inqueste pagine ecco le storie (e i risultati) raggiunti in cinque anni di lavoro: sono piccoli tasselli di un puzzle ben più grande ma sono sempre gli exempla dei latini, la dimostrazione concreta che le idee buone funzionano, che la passione a lungo premia, che anche da noi ci sono energie e risorse da vendere. E che forse, dopo il buio della ragione degli ultimi decenni, anche in Irpinia qualcosa si muove. Piano, con difficoltà, senza clamore, ma si muove.

"Ci ridevano in faccia - dicono al CRESM - quando negli anni '90 dovevamo costituire ed avviare il soggetto che doveva candidarsi per gestire i fondi". La storia di questa provincia racconta di industrie, di fabbriche in montagna; per anni sembrava che l'unica strada percorribile per lo sviluppo dell'Irpinia fosse l'industrializzazione del territorio con la replica a pie' pari di un modello produttivo altrove vincente. Oggi si cambia. Da qualche anno si stanno facendo i conti con i risultati dell'industrializzazione post_sismica che, diciamolo subito, ha prodotto alcune realtà eccellenti, ma che probabilmente non avrebbe dovuto rappresentare l'unica via da percorrere. Oggi si cambia, seppur tra mille difficoltà.

Oggi, un esempio concreto c'è. E a meno di quattro anni dall'avvio delle iniziative del PAL, il GAL CILSI chiude al 31 dicembre del 2001 le attività finanziate dall'Europa, l'Europa dei popoli, l'Europa degli uomini e delle idee, l'Europa dei progetti concreti e dei risultati tangibili; l'Europa del glocal nell'Irpinia della tradizione; l'Europa che rischia nella provincia che cristallizza mali antichi e ferite mai sanate; l'Europa che scuote nella terra che consolida, blinda e protegge.

La storia del PAL "Terre d'Irpinia" è uno dei volti della provincia che cambia. Una storia da raccontare, perché il fermento non si fermi e le idee non cedano il passo al disimpegno. A monte del progetto c'è un programma di iniziativa comunitaria, il LEADER (acronimo francese che sta per collegamenti tra azioni di sviluppo dell'economia rurale) nato per favorire lo sviluppo e la valorizzazione dell'agricoltura come del turismo nelle zone rurali. Nel 1996 il CRESM (Centro di Ricerche Economiche e Sociali per il Meridione, con sede in Lioni) elabora per conto del GAL il Piano di Azione Locale (PAL) denominato, appunto, "Terre d'Irpinia". In Alta Irpinia arrivano 6 miliardi dall'Europa e dalla Regione Campania, la cifra massima stanziata per tale Programma. Si tratta di un primo, importante riconoscimento che attesta la validità del progetto e l'efficacia degli interventi ipotizzati. Sarà il Gruppo di Azione Locale CILSI (Centro di Iniziativa Leader per lo Sviluppo dell'Irpinia) ad attuare il piano grazie ad un consorzio tra sette comuni (Bisaccia, Conza della Campania, Lacedonia, Lioni, Morra De Sanctis, Rocca San Felice, Torella dei Lombardi), la Comunità Montana Alta Irpinia, la Federazione Provinciale Coltivatori Diretti e la Confederazione Italiana Agricoltori di Avellino, la Confederazione Nazionale dell'Artigianato regionale e il CRESM Campania. La maggioranza dell'organismo esecutivo del GAL è costituita dai soggetti privati coinvolti e la presidenza va alla CNA regionale. L'obiettivo è di mettere in piedi un organismo snello e funzionante, sganciato dalle logiche della politica e in grado di combinare da subito pubblico e privato, secondo una formula vincente che verrà poi imposta anche dall'Unione Europea, nel modello ufficiale da seguire per il prossimo LEADER Plus.

Sui 6 GAL della provincia di Avellino (a fronte dei 22 in Campania) il GAL CILSI è tra i primi ad essere finanziato. Nel '98 si parte, dopo la fase istruttoria, con le azioni del piano, divise in due grandi filoni: da una parte gli interventi immateriali (collegati per lo più alla formazione, all'animazione e alla divulgazione delle attività), dall'altra le azioni materiali (finanziate dal GAL nella misura del 75%). Tre aree di intervento ed un unico obiettivo: si punta su artigianato, agricoltura e turismo (seguendo le indicazioni europee ma anche regionali) nell'ottica di alimentare il motore del sistema Irpinia, una combinazione di ruralità e globalizzazione per promuovere turismo e occupazione, cambiamento e tradizione. E il GAL inizia il proprio lavoro, descritto nel dettaglio nelle pagine che seguono.Un lavoro lungo e non sempre in discesa, fatto di mille piccole e grandi difficoltà, costruito su una capillare opera di sensibilizzazione che il CRESM Campania, cui è affidato il coordinamento del GAL, porta avanti giorno dopo giorno, incontro dopo incontro, storia dopo storia. Perché proprio di storie è fatto il cammino del GAL CILSI.

Diciassette sono i comuni della Comunità Alta Irpinia: sette entrano nel GAL, per gli altri il progetto è un'utopia, un investimento che non vogliono o non possono fare. A Morra si rinvia la costruzione di un monumento per versare i 20 milioni della quota associativa. A Rocca s'intuisce che il GAL aiuterà anche l'antico borgo ristrutturato che stenta a decollare. Ovunque si fanno i conti con quella che appare da subito una sfida decisiva per il rilancio delle zone interne. In pochi mesi ecco l'innovazione: nasce la prima, vera, rete culturale in Irpinia, una scelta senza precedenti, una cordata di amministrazioni che uniscono le forze e fanno un passo avanti verso l'Europa. Ogni analisi socio_economica del territorio oggi non può non tener conto dell'azione del GAL CILSI: prima c'erano campagna, trattori e aree industriali; adesso ci sono anche esempi di imprenditorialità innovativa nel campo del turismo e dell'economia rurale. Il passo è fatto. Si è rotto l'antico immobilismo. Un gruppo di sociologi, economisti, architetti, animatori dello sviluppo locale traccia la strada da seguire. In Alta Irpinia si parla d'Europa, di modelli di sviluppo eco_compatibile, di cooperazione transnazionale, di marketing e comunicazione, di imprenditorialità giovanile, di turismo e tradizione. Si cerca la nuova vocazione della provincia, si scopre che l'Irpinia non è solo campagne e fabbriche ma anche (e forse soprattutto) prodotti tipici genuini, qualità della vita, riserva naturale e territorio a buona vocazione turistica. Sull'esempio del GAL nasce, poco dopo, il Parco Letterario dedicato a Francesco De Sanctis, la seconda rete sul territorio, con sette comuni che ricevono un miliardo e quattrocento milioni nel nome della cultura. Il Parco regala alla provincia un Caffè Letterario, una Biblioteca di Poesia, un piccolo Museo di Memorie in casa De Sanctis, un Laboratorio di Cucina Tradizionale e la "Cantina del Parco", una esposizione della Ceramica calitrana e un centro multimediale sulla Civiltà Contadina, una lunga e fitta serie di attività artistiche, musicali, pittoriche, letterarie, nell'arco di un anno, il 2000, e fino al luglio 2001, animato da un fervore inusuale per l'Irpinia.

Come accennato, l'attività del GAL CILSI si è articolata su tre grandi, ideali, contenitori di iniziative riconducibili all'artigianato, all'agricoltura e al turismo. Chiude un quarto ambito di intervento, la Cooperazione Transnazionale. Nelle pagine che seguono troverete il dettaglio delle singole attività per ogni settore, un excursus attraverso il lavoro del GAL utile a riannodare le fila di un discorso lungo e articolato che ha toccato molti aspetti della produttività (e della cultura) irpina. Il recupero della tradizione artigiana, ad esempio, ha interessato una serie di interventi (di formazione, anche) utili a creare 5 botteghe-scuola concentrate in alcuni locali del castello di Bisaccia. La tessitura e il restauro dei libri antichi sono stati al centro di corsi di formazione che hanno portato alla creazione di due botteghe, insieme a quelle della ceramica e della pietra, del legno, della fotografia, gestite da giovani della zona. Una scelta ben precisa, quella degli organizzatori, legata alla volontà di rivalutare antichi mestieri della provincia ma anche stretta a doppio filo all'opportunità di fare impresa a costi limitatissimi, considerati i forti incentivi per l'utilizzo dei locali, l'acquisto dei macchinari, la formazione del personale. Cinque botteghe per contribuire a rilanciare il castello di Bisaccia ma per ribadire, ancora una volta, che un progetto di sviluppo non può far leva su singole azioni slegate fra di loro.

Con questo spirito si sono unite anche le aziende agricole dell'area del Formicoso che, proprio da gennaio, animano l'attività del CoPAI (Consorzio Produttori Agricoli Irpini) che, dopo essersi aggiudicato il bando per la realizzazione e la gestione del "Centro di Raccolta, Stoccaggio, Confezionamento e Commercializzazione dei Prodotti Locali", ha costruito nell'area PIP di Bisaccia il capannone dotato delle previste attrezzature per la produzione - che sta per essere avviata - di derivati di latte e cereali e per l'imbottigliamento dell'olio. Si prevede che in breve tempo il CoPAI garantirà almeno cinque posti di lavoro. Nuova occupazione è arrivata anche dai corsi per Guide Turistiche ai Beni Culturali e Animatori Turistici voluti nell'ambito degli interventi nel settore.

In archivio vanno inoltre una ricognizione e catalogazione dei beni "minori" (l'Irpinia della cultura oltre castelli, monumenti e palazzi), una serie di interventi di ristrutturazione, adeguamento e riqualificazione di edifici e siti pubblici e privati a scopo promozionale e turistico: la "Torricella" e i rifugi "Gavitoni" e "Procisa Nuova" a Lioni; la Casetta in vicolo De Sanctis a Morra che ospiterà il Laboratorio di Cucina Tradizionale; un Laboratorio di Educazione Ambientale allestito in una ex scuola rurale di Torella, un Museo Multimediale a Conza; il Ristorante-Museo di Rocca San Felice; la serie di antiche fontane a Morra e a Bisaccia. E la ristrutturazione emblematica di un pezzo dell'Irpinia dell'800, uno dei mulini (il Donatelli di Morra De Sanctis) della valle dell'Ofanto (da uno studio del CRESM si evince come ce ne fossero oltre 100) che per anni hanno fatto parte del paesaggio di una provincia che non c'è più. E poi l'Ufficio per lo Sviluppo Turistico nel castello Candriano di Torella, l'Unità Mobile, gli studi e i CD musicali sulla tarantella e i balli popolari; la Guida Turistica, una documentazione adudiovisiva sulle attività svolte; il sito ufficiale del GAL e la segnaletica dell'area LEADER. Il tutto, sempre, con un occhio al territorio e uno all'Europa, nell'obiettivo finale di promuovere il turismo e l'occupazione nelle zone interne. Così nasce il progetto di Cooperazione Transnazionale con Spagna, Portogallo e Ungheria, così nasce un sito (www.leaderproducts.net) che commercializza prodotti delle quattro aree interessate. Nuova occupazione e promozione del territorio: il sistema Irpinia è arrivato ad una svolta, verso l'integrazione europea, l'autoimprenditorialità, la speranza di un cambiamento che in molti chiedono con forza.

E se i numeri sono la forza delle idee, quelli del GAL s'annunciano vincenti. Il primo dato è sull'occupazione. Ancora impossibile definire con esattezza quanti nuovi occupati abbia portato il progetto, considerato il fatto che molte delle attività stanno partendo proprio in queste settimane e che la quasi totalità dei piani d'impresa si sviluppa a lungo termine. Di certo c'è un fermento inusuale per le zone interne d'Irpinia, un fermento che ha portato decine di giovani ad interrogarsi concretamente sul proprio futuro e a fare delle scelte. Qualcuno ha deciso di rischiare, qualche altro ha passato la mano e, sebbene "non c'è ancora una cultura diffusa del fare impresa - come dicono al CILSI - proprio l'esperienza del LEADER dimostra che insistendo è possibile ottenere dei risultati. Occorre comprendere che il lavoro, oggi, va anche inventato, creato dal nulla, costruito sulla base di idee innovative, vincendo resistenze e paure. E se non accettiamo questa realtà, diventa difficile tracciare un percorso per il futuro".

Insomma, dall'Europa si è scelto di applicare un modello che forma giovani imprenditori di se stessi, uomini e donne che scelgono turismo e territorio per lo sviluppo dell'Alta Irpinia, ragazzi della provincia che non accettano il canale antico dell'emigrazione, che rimangono a casa per cambiare le regole del gioco, invertire la rotta, scegliere di non dover dire grazie a nessuno se non a se stessi. Il cambiamento è innanzitutto culturale. Nasce una rinnovata fiducia nel progresso inteso come frutto del proprio agire; assistiamo al protagonismo di un nuovo umanesimo, con l'individuo artefice del proprio destino, in grado di cambiare un ordine che sembrava stabilito per sempre. Una lettura più approfondita del Piano di Azione Locale del GAL CILSI restituisce anche questo. E i soggetti che lo animano sono pronti a proseguire (con il LEADER Plus e con altri strumenti) nell'opera di sostegno e promozione del turismo rurale, dell'economia locale, delle zone interne, delle intelligenze irpine. In questa provincia si parlerà ancora d'Europa, dell'Europa delle opportunità, dell'Europa dei giovani, dell'Europa delle tradizioni. Il gioco sottile di incastri tra la memoria e il progresso, il passato e il futuro, l'occupazione che vogliamo e quella di cui concretamente abbiamo bisogno, segnerà ancora per diversi anni il dibattito pubblico in Irpinia. Saranno i giovani a scegliere cosa vorranno fare; saranno i giovani a decidere, dal basso, quali movimenti seguire e incentivare. Probabilmente altri fondi arriveranno, probabilmente altre risate accompagneranno l'azione di chi sceglie la cultura e il territorio per fare impresa. Ma nulla cambierà la realtà, nulla potrà cancellare il segno di chi per primo ha sfidato l'ignoto, verso il cambiamento.

A chi ha animato le azioni del GAL va il nostro ringraziamento. A chi ha saputo rischiare vada l'apprezzamento di una comunità che ha bisogno di esempi emblematici per rinnovarsi. Ed andare avanti. E scegliere di vivere. E smettere di sopravvivere.

 

 


Luca Cipriano
(Il Mattino)