Presidente di ASSOLEADER
(Associazione Nazionale dei Gruppi di Azione Locale Leader)

 

 Faccio una certa fatica a trovare il giusto equilibrio nello scrivere queste note, poiché so che al Presidente di un'Associazione si chiede equidistanza e distacco rispetto a tutti gli Associati, e quindi dovrei fare il solito trafiletto di circostanza, asettico, celebrativo, beneaugurante, buono per tutte le occasioni, dire che mi congratulo per il lavoro svolto dal GAL CILSI citando magari qualche azione esemplare attuata dal GAL.

Ma ora che siamo alla fine di un ciclo LEADER e all'avvio della nuova fase, che oltre tutto anche nel nome (LEADER+) vuole mettere del valore aggiunto rispetto al passato, non posso rimanere nelle righe. È troppo forte la tentazione, e devo cederle. I GAL non sono tutti uguali, e taluni si sono limitati ad interpretare alla lettera un ruolo, tradendone lo spirito. Il GAL CILSI è senz'altro tra quelli che hanno capito che per fare sviluppo locale, e soprattutto per far crescere la cultura dello sviluppo locale dal basso, non bisogna solo esser bravi nel reperire finanziamenti e nello spenderli. Questo è un lavoro normale per dei bravi tecnici, ma non è tutto.

LEADER non è neppure una filosofia da dispensare con distacco sacerdotale, perché alla gente bisogna saper dare risposte concrete, e non solo belle frasi che scaldano gli animi ma non fanno crescere culturalmente. LEADER è soprattutto saper dare alla gente fiducia nelle proprie capacità di crescita, con un aiuto esterno che deve fare solo da volano e non sostituirsi alle energie locali. E come dare fiducia alla gente, se non parlando la stessa lingua, vivendo giorno per giorno gli stessi problemi, scommettendo insieme sul futuro, non con l'aria saccente di chi ha già le risposte, ma con la tenacia di chi vuole condividere rischi e soddisfazioni? Il GAL ha successo se la collettività locale ha di fronte non solo tecnici ed esperti, ma teste che pensano, mani che lavorano, facce che si espongono. Facce che esprimono la fatica, la gioia, la rabbia quando le cose non marciano. Animare una collettività locale è stato da molti interpretato come dare un'anima ai progetti, trovare loro un senso più profondo ed un'organicità complessiva intorno ad un tavolo di pianificazione dello sviluppo. Altri invece, con più modestia come gli operatori del CRESM Campania, sapendo che solo i Padreterni possono "dare" un'anima, si sono accontentati di fare emergere l'anima che già c'è, e che ha solo bisogno di essere aiutata ad esprimersi. Un'anima millenaria, fatta di cultura e tradizioni stratificate nelle abitudini e nelle cose quotidiane, che per emergere ed esprimersi ha solo bisogno di fiducia, entusiasmo, amore per la sfida, oltre che di capacità tecniche e di denaro.

Ecco, per sintetizzare (ma non banalizzare). Il GAL CILSI ha saputo ben cogliere la differenza fra gli interventi tradizionali per lo sviluppo locale e l'approccio LEADER: il GAL deve essere la sede delle risposte tecniche, ma anche delle emozioni. Il luogo in cui si da all'agire quotidiano un senso ed una prospettiva, trasformando a poco a poco e con grande fatica il fatalismo in fiducia, l'assistenzialismo in efficienza. La prospettiva che si apre con la nuova Iniziativa comunitaria LEADER+ è chiaramente indirizzata verso una ulteriore qualificazione e specializzazione dei GAL, che dovranno scegliere un tema unificante su cui incentrare il proprio piano di sviluppo, riducendo lo spazio per l'improvvisazione e per gli interventi a pioggia. In questo il GAL CILSI non deve fare troppi aggiustamenti, dato che il suo modo di agire è già da tempo conforme a questa impostazione.