A partire da questo numero ospitiamo riflessioni e contributi di attori istituzionali e sociali sulle problematiche dello sviluppo locale sostenibile.

Patto territoriale, Contratto d'Area, Accordi di Programma; sono le parole d'ordine che segnano le tappe del nuovo sviluppo. La regia degli interventi sul territorio si trasferisce da Roma in periferia, acquistando nuovi protagonisti e nuovi soggetti. La password per entrare nel cuore di questi strumenti sta nella parola magica: concertazione.

Gli Enti locali, il mondo della produzione, le forze sociali sono chiamate a disegnare lo sviluppo di una zona, valorizzando risorse umane ed ambientali. Ancor più del Contratto d'Area, il Patto Territoriale, per andare a buon fine, deve essere concepito e realizzato su aree omogenee, dal punto di vista delle realtà territoriali e delle dinamiche socio-economiche. Gli strumenti di concertazione non sono, però, inediti: la formula è stata ampiamente mutuata dalle Misure per le Azioni Globali già messe in campo attraverso il Leader, nel quale gli interventi sono sinergicamente attuati tra pubblico e privato. Una concertazione dal basso è, dunque, già presente in molte realtà territoriali e, in modo particolare, in Alta Irpina, dove le misure contenute nel Leader II sono in fase di realizzazione. È, dunque, più utile per l'Alta Irpinia concepire nuovi strumenti di concertazione per migliorare o ampliare i progetti già finanziati e non, caoticamente e disordinatamente, avviare nuovi Accordi di Programma che rischiano di annullare o di indebolire interventi, come il Parco Letterario Francesco De Sanctis che per ottenere un pieno successo avrebbe bisogno, oltre che del contributo già ottenuto dalla Società per l'Imprenditorialità Giovanile, anche di altri canali di finanziamento, per migliorare ed accrescere i benefici che si possono ottenere per l'Alta Irpinia, in termini di ricaduta economica, da questo innovativo progetto.

Se un appunto si può muovere alla Comunità Montana è quello di non aver concepito un Patto Territoriale dell'Alta Irpinia come occasione per valorizzare e potenziare le iniziative già in campo. A questa distrazione ne è seguita una seconda, ancora più grave: non aver evitato che alcuni Comuni membri si facessero promotori di iniziative autonome, in contrasto con la filosofia di sviluppo che l'Ente montano ha perseguito, insieme ai sindaci, negli ul- timi anni. Sappiamo che nell'idea dello sviluppo non c'è nulla di immutabile, e che a cambiare idea non si fa peccato, ma chi cambia idea ha il dovere di spiegarlo. Da un po' di tempo i sindaci insistono nel definire un'Alta Irpinia come zona di cerniera tra il Tirreno e l'Adriatico, lungo l'Ofanto che dalla sua foce, attraverso il territorio Irpino, Apulo, Lucano, corre verso il mare. Gli Accordi di Programma, sanciti tra la Comunità Montana "Alta Irpinia" e le Comunità Montane della Daunia e della Basilicata, disegnano l'area dello sviluppo verso l'Ofanto Adriatico.

Per valorizzare questa ipotesi c'è bisogno di un rafforzamento dell'Alta Irpinia tradizionale. Non è del tutto tramontata l'idea dei sindaci di costruire la Città dell'Alta Irpinia, una nuova Romulea, nome che farebbe giustizia ad un toponimo così generico e anche anonimo, che il termine geografico ha assegnato a questa zona, chiamandola Irpinia Alta. Questa nuova entità urbana avrebbe una sua originalità, poiché rappresenterebbe una città aperta, attraverso la valorizzazione delle singole realtà locali, collegate tra di loro da un circuito metropolitano, che agirebbe da interfaccia rispetto a quello delle zone costiere. Sulla direttrice Tirreno -Adriatico, che in termini metropolitani significa Napoli, Avellino, Bari, un'area metropolitana delle zone interne accrescerebbe la funzione dell'Alta Irpinia come zona di transito tra i due mari. Se questa è l'idea guida, tutti gli interventi vanno indirizzati verso questo sforzo.

Invece, negli ultimi mesi, una frenetica attività di alcuni sindaci nella ricerca del finanziamento a tutti i costi sta facendo venir fuori un'Alta Irpinia bifronte, con un gruppo di Comuni che si avvicinano più all'Ofanto Tirreno, verso Montella, Nusco, Volturara, e altri Comuni che restano in una zona di frontiera. Inconsapevolmente si rischia di far maturare, attraverso gli stessi strumenti di concertazione, uno sbilanciamento dell'Alta Irpinia sul versante della foce dell'Ofanto con il risultato di relegare ad un ruolo di cenerentola realtà come Calitri, Bisaccia, Aquilonia, Lacedonia, Monteverde che, nel tempo, saranno sempre di più affascinate dall'idea di una separazione dalla provincia di Avellino. Recuperare la centralità dell'Alta Irpinia partendo da Lioni, come accesso verso l'Ofanto Adriatico e non come porta verso l'Ofanto Tirreno, è un impegno di tutti gli amministratori dell'Alta Irpinia.

 

Giandonato Giordano
Sindaco di Guardia Lombardi (AV)