1.

Se qualcuno mi chiedesse qual è la caratteristica peculiare del paese in cui vivo, io risponderei: la presenza degli scrittori. Altofragile, il foglio di scrittura che dirigo e di cui sono usciti già undici numeri, ha ospitato molti dei più importanti scrittori italiani, oltre ad interessanti autori stranieri. In mezzo a questi, in ogni numero erano presenti scrittori e poeti nati a Bisaccia che non hanno mai sfigurato. Oltre al noto e celebrato Antonio La Penna, hanno scritto su Altofragile: Alessandra Celano, Umberto Di Donato, Mimmo Melillo, Donato Salzarulo. Ma a Bisaccia ci sono ancora altre persone che scrivono. Qui voglio fare il nome di Gianfranco Imperiale, autore di un racconto scritto in una lingua assai suggestiva.

Una così ricca presenza, per quantità e qualità, di creazioni artisitiche (bisaccese è anche lo scultore Pietranto- nio Arminio) io sono convinto che non trova riscontro in alcun paese della penisola. Si parla tanto di sviluppare le risorse locali. A Bisaccia una delle risorse su cui far leva è sicuramente la poesia.

Da qui bisogna partire se si vuole dare un’identità a una società che non è più contadina e che non è del tutto omologata all’occidente mercantile.

Da qui è nata l’idea di Altura che intende portare nel castello di Bisaccia i poeti e gli artisti che in diversi posti del mondo sono rimasti incolumi dalla cecità dominante. I bisaccesi hanno già avuto modo di conoscere grandi personaggi come Gianni Celati, Vinicio Capossela, Antonello Salis.

Altura non è la vetrina per fugaci passaggi. Non abbiamo l’ardore un po’ provinciale di accogliere i più noti e di pagarli per le loro frettolose esibizioni. Noi non vogliamo offrire alla nostra gente prodotti artistici da consumare con riverenza. Quello che viene ideato e realizzato altrove non può darci la spinta che ci serve. Altura non considera la poesia un’attrazione turistica ma un modo per aiutare ad abitare i propri luoghi e a scorgere in essi il senso della nostra presenza nel mondo.

L’idea di Altura adesso si sposerà con il parco letterario "Francesco De Sanctis" che tra l’altro prevede a Bisaccia la nascità di un "caffè letterario". Ecco una straordinaria occasione per trasformare il lavoro solitario dei poeti in un lievito per una comunità dispersa e sfiduciata.

2.

Per chi scrive un paese è sempre un amore non corrisposto. E più che vivere in esso da anni stiamo qui a recriminare e a svolgere il commento a ciò che poteva essere e non è stato, a ciò che è stato e non doveva essere. Ma nel nostro restare abbiamo sempre pensato che un oscuro alimento ci doveva essere, forse la possibilità di una disperazione più vera di quella che può coglierci altrove. In genere un paese è visto come luogo di una vita più riparata, da seconda linea. Chi sta in città pensa di tagliare il filo del mondo. Ma forse questa visione va aggiornata. Forse più del paese la città persuade all’attualità, rende accaniti al contingente. Un paese come il mio sembra un vecchio scapolo, nevrotico e intrattabile, ma dall’improvvise aperture metafisiche. Ecco, chi vuole una vita sottilmente impossibile non deve far altro che restare qui e accogliere i succhi tanatofili che vengono dal basso, dalle argille luciferine su cui poggiano le case. In un luogo come questo io e i miei amici abbiamo trovato il pane benedetto della scrittura. La scrittura come quotidiano tentativo di salvare la giornata, di intensificare la sua ineluttabile banalità, l’inesorabile non senso del tempo che passa.

Franco Arminio