In questi anni di profonda trasformazione della scuola - quest’ultima chiamata ad un rinnovamento completo e ad una sua messa in discussione - credo che acquisti un’importanza non secondaria l’interazione Scuola-Ambiente, come del resto ho già sostenuto nel primo numero di questa rivista.

In quella occasione accennavo anche al Corso di Aggiornamento su questa tematica - in particolare sull’ambiente rurale - organizzato dal C.I.L.S.I., nei mesi di febbraio - marzo 1999, all’interno del Castello Ruspoli - Candriano di Torella dei Lombardi. Relatori di eccezione sono stati intellettuali legati al mondo della scuola e della ricerca scientifica quali Dario Ghelfi (Ispettore Tecnico del Ministero della P. I.), Ferruccio Orioli (Esperto di Pianificazione Territoriale), Angela Volpicella (Docente di Pedagogia all’Università di Bari), Giuseppe Del Re (Esperto di Problemati- che Ambientali).

Molte le proposte di cui qui difficilmente si può dare un resoconto esaustivo. Dario Ghelfi, in particolare, ha rilevato come l’Educazione Ambientale non sia una disciplina in più, da aggiungere alle altre; piuttosto, si tratta di una "tematica", che può abbracciare tutte le materie, dalla Geografia alla Storia, dalle Scienze alla Storia dell’Arte e così via (come si evince, d’altra parte, dalle stesse direttive che si ricavano dalle codificazioni presenti nella tanto pubblicizzata Autonomia Scolastica).

Altra acquisizione, del resto ovvia, è che le metodologie e le finalità della ricerca si differenziano a seconda dei vari gradi di istruzione e degli indirizzi di studi. Un primo obiettivo, ad esempio, della ricerca ambientale nella scuola primaria dovrà essere di guidare i bambini a percepire almeno negli elementi principali il mondo circostante, attraverso analisi sul territorio miranti, ad esempio, ad individuare le peculiarità del luogo in cui si vive. L’operazione va compiuta, d’altra parte, in modo graduale, senza indurre i bambini a compiere ricerche che non possono comprendere o realizzare, e senza renderli dei semplici fruitori, immaturi e passivi, del percorso formativo e dell’esperienza didattica. Le indagini dovrebbero essere gradualmente più complesse con il passare degli anni, e dovrebbero riguardare più discipline e più docenti: questi ultimi dovranno operare insieme, per una comprensione sempre più approfondita della realtà geografica e storica, in una parola, del "mondo" circostante.

Tanto l’analisi di Dario Ghelfi quanto quella di Ferruccio Orioli era incentrata sulla Cartografia e sull’importanza che tale studio - del tutto trascurato nella scuola, di qualsiasi ordine e grado - ha per una comprensione complessiva del territorio e dell’ambiente. Potrebbe sorprendere, ma quasi nessuno studente è stato educato ad una lettura, anche banale, di una cartina o di una mappa, se non all’Università! La lezione di Orioli si presentava, innanzi tutto, come una affascinante analisi culturale, che abbracciava l’evoluzione del pensiero, delle tecniche nautiche, delle ragioni storiche che hanno prodotto il progresso nel campo specifico: attraverso questa sintesi, interessante e piacevole, la Cartografia appariva evidentemente un’acquisizio- ne non secondaria, e che come tale dovrebbe essere trattata nei programmi scolastici soprattutto delle medie superiori.

Su un piano più strettamente pedagogico si sono incentrate l’indagine e l’analisi della prof. Angela Volpicella, che ha passato in rassegna, continuando il discorso del Ghelfi, tematiche quali: le "motivazioni e finalità dell’Educazione Ambientale", "l’ambiente come bottega di conoscenza", "l’approccio pedagogico all’Educazione Ambientale", "il Laboratorio di Educazione Ambientale", "le aule didattiche decentrate". Di taglio tecnico la lezione di Giuseppe Del Re, dedicata allo smalti- mento ed al riciclaggio dei rifiuti solidi urbani.

Ovviamente, l’iniziativa del C.I.L.S.I. non si riduce a questo. Il corso è soltanto il primo momento,essenziale, di un percorso che prevede l’elabo razione di un progetto sull’ambiente da realizzare durante l’anno scolastico 1999-2000.

Il C.I.L.S.I., d’altra parte, ha trovato anche la fattiva collaborazione di alcuni Comuni alto-irpini, ed in particolare - per il caso specifico - dell’Amministrazione di Torella dei Lombardi, che ha messo a disposizione un edificio scolastico sito in contrada San Vito, da utilizzarsi come "aula decentrata", vero e proprio Laboratorio di Educazione Ambientale.

Vorrei aggiungere, in conclusione, soltanto due considerazioni: la prima, è che non bisogna dimenticare quanto di importante già la scuola fa circa l’ambiente, e l’opera di sensibilizzazione verso tali problematiche.

L’altra considerazione è che non credo che bisogna richiedere ai docenti soltanto un’opera di "volontaria- to": anche il C.I.L.S.I. dovrebbe - come in parte ha già fatto - valorizzare ed utilizzare le professionalità presenti sul territorio: soltanto partendo da queste, ritengo si possa creare una solida base per un’"azione locale", che si basi su un progetto di più ampio respiro.

Paolo Saggese