Franco Arminio

 

Ho scoperto l'incertezza come regola di vita e mi sono acquietato. Questa è stata la risposta di Ferruccio Orioli alla mia prima e ultima domanda di un'intervista che ha presto lasciato il posto al felice disordine della serata conviviale.
Orioli è un architetto veneziano che vive a Napoli ed è venuto in Irpinia per parlare ai giovani impegnati nel LEADER II. È veramente una fortuna per i corsisti di Conza e Bisaccia incontrare persone del genere. In altri tempi bisognava andarle a cercare. Adesso vengono da noi perché la miseria spirituale non ha ancora conquistato tutto e qui si può ancora provare a pensare vie nuove. Chi in queste zone ha visto all'opera solo progettisti ingordi e insensibili, parlando con Orioli ritrova un po' di fiducia. Se in giro ci sono ancora persone del genere non  tutto è perduto. Il problema è stabilire rapporti sistematici. Chi lavora nelle comunità irpine deve abituarsi a dialogare senza vittimismi e complessi d'inferiorità con il meglio delle esperienze esterne. Puntare sulle proprie risorse significa mantenersi aperti e disponibili ad apprendere. E quando s'incontrano uomini come Orioli si capisce che l'etica, la coerenza, il rifiuto delle furbizie, l'attenzione agli interessi collettivi sono valori che maturavano meglio in  altre stagioni, ma sono valori per cui vale ancora la pena di spendersi.
Di uomini così è raro che di questi tempi si occupino i giornali o la televisione. Ha lasciato Venezia perché gli sembrava un cadavere di cui pure lui, rimanendo, si sarebbe nutrito. Una  città senza società non poteva andar bene ad Orioli, allievo dei grandi maestri di un'architettura che non era ancora vista come un mestiere qualunque, ma portava con sé una carica di utopia,  di passione civile.
Orioli insieme ad altri intellettuali andò a Tricarico, nelle terre di Rocco Scotellaro. E la cittadina lucana ancora oggi porta i segni positivi di quell'esperimento di urbanistica intelligente. Purtroppo, come molto spesso accade al sud, le esperienze migliori dopo un po' vengono osteggiate o semplicemente si perdono nell'indifferenza di una  società abituata a pensare che qui c'è poco da  fare.
Ora il sud non è al centro di nessun grande progetto e si deve accontentare di accogliere i residui di una politica fatta da altri per altri. Orioli a un certo punto della nostra discussione si lascia andare a un lucido pessimismo. Chi si batte per uno sviluppo non calato dall'alto, sostiene, è sicuramente sulla strada giusta, ma non può aspettarsi risultati immediati perché non  è supportato da scelte politiche impegnative e perché zone come le nostre sono sicuramente meno misere dal punto di vista economico di tante altre in tante zone del mondo, ma hanno disperso molto del loro patrimonio di sapienza e cultura popolare
Al riguardo Orioli mi dice che Bisaccia è uno dei paesi meglio costruiti del sud. Parla del paese antico e della grande perizia del costruire che si coglie in molte case. I muratori che hanno messo su certe facciate, certi spigoli lavoravano per poche lire e con pochi mezzi, ma questo ha prodotto costruzioni di sobria bellezza, ben diverse dalle opere oscene progettate in Irpinia dopo il terremoto. Per cose come queste Orioli non ama ciò che gli architetti fanno. Lui è un uomo sapientemente disteso. Non disegna per arricchirsi e piuttosto che fare progetti cui non crede preferisce disegnare acquerelli.