Agostino Pelullo

L'attuazione degli obiettivi e delle azioni del  P.A.L. (B.1.4 e B.2.2.) ha preso le mosse da incontri con insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio ed è scaturita dai principi metodologici contenuti nel Piano:
- coinvolgimento della popolazione nel processo di sviluppo;
- sensibilizzazione verso l'organizzazione di una "cultura" ambientalista;  
- realizzazione di esperienze innovative, trasferibili e dimostrative. 
La struttura del GAL C.I.L.S.I. ha scelto, perciò, di rapportarsi da un lato a quelle istituzioni scolastiche che già in passato avevano avviato esperienze di Educazione Ambientale, per contribuire a consolidarle e a raccoglierne il portato in termini di risorsa del territorio, e, dall'altro, a quelle che, pur non avendo praticato tale percorso educativo, si sono dimostrate interessate ad avviarlo.   La prima serie di tre incontri si è tenuta i giorni 13, 20 e 26 ottobre 1998. Alle riunioni hanno preso parte, in rappresentanza del GAL C.I.L.S.I., Alessandra Cristina Celano (Tutor d'Area) e Mario Salzarulo (Coordinatore del P.A.L.), che hanno illustrato le finalità generali del P.A.L. LEADER II "Terre d'Irpinia", i settori prioritari di intervento, gli obiettivi principali e specifici del Piano e le Azioni previste da esso. In più occasioni, nel corso delle discussioni, coordinatore e tutor si sono soffermati sulla filosofia e sugli aspetti metodologici del LEADER II "Terre d'Irpinia"; sulla natura "integrata" delle azioni da realizzare nei diversi settori; sull'approccio "bottom-up" che le preside.
Gli insegnanti presenti hanno interagito in modo vivace con i rappresentanti del G.A.L. e tra di loro chiedendo chiarimenti, descrivendo le difficoltà del proprio lavoro quotidiano e delle iniziative delle scuole di provenienza, suggerendo proposte, anche operative, nel merito delle sollecitazioni fornite dal G.A.L. 
In particolare, l'orientamento finale verso un "gruppo-target" di istituzioni e di operatori scolastici limitato nel numero (ma sufficientemente rappresentativo del territorio) piuttosto che verso la totalità delle scuole e degli insegnanti, è stato il frutto di un dibattito lungo ed animato e dà il senso di un vero coinvolgimento di tali soggetti nel processo decisionale che riguarda le azioni specifiche.
Rispetto alle "urgenze" di breve periodo  riguardanti l'elaborazione di un Programma di formazione integrata scuola-ambiente rurale, il concorso alla delineazione delle caratteristiche del "laboratorio-ambiente" inteso come spazio didattico multidisciplinare (ATTIVITà B.2.2) e le altre iniziative da realizzare  entro la fine dell'anno in corso, i soggetti intervenuti hanno posto l'accento su:
- la necessità di una attenta definizione e intesa sul concetto di Educazione Ambientale (Proff. Sisto e Sabino Ventola);
- la proficuità della possibile "ricaduta" didattica della occasione formativa offerta (Ins. Rocco Rosamilia);
- l'importanza di una modalità "attiva" di svolgimento del corso di formazione-aggiornamento (Ins. Gerardina Solazzo);
- il bisogno di acquisizione di abilità e competenze che possono fungere da moltiplicatore rispetto ai possibili, molteplici Progetti Educativi delle singole scuole.
Tali spunti di riflessione hanno avuto modo di esprimersi compiutamente nel corso dell'incontro che la struttura G.A.L. aveva preventivato e che si è tenuto il 29/10/1998 presso il Castello di Torella dei Lombardi con il dott. Dario Ghelfi (Ispettore Scolastico - Collaboratore dell'Università di Bologna). 
Nella mattinata del 29/10 la consulenza del dott. Dario Ghelfi ha consentito ai rappresentanti del G.A.L. di delineare l'articolazione e le modalità di attuazione del programma di formazione per i docenti come proposta non definitiva da sottoporre al confronto con gli insegnanti stessi nell'incontro pomeridiano menzionato.
Va senza dire che tale procedura "aperta" e democratica, sebbene laboriosa, si è rivelata estremamente proficua rispetto all'esigenza, già citata, di vero coinvolgimento della popolazione scolastica locale in ordine all'identità e alle prospettive del proprio territorio.
L'incontro pomeridiano ha ovviamente dato per acquisito tutto il discorso sulle finalità generali del Piano e si è concentrato, dopo l'introduzione del Coordinatore e del Tutor d'Area, su:
- la necessità (espressa dal dott. Dario Ghelfi) di verificare lo stato di fatto, nell'area del Piano,
sull'Educazione Ambientale;
- l'importanza del coinvolgimento nelle iniziative anche della Scuola Materna, dove può nascere la auspicata "cultura" ecologica, e del collegamento tra i vari ordini di scuola; 
- l'esigenza del coordinamento interdisciplinare, nelle esperienze di Educazione Ambientale; 
- l'illustrazione (ad opera dello stesso dott. Ghelfi) dello schema di articolazione del corso di formazione. Quest'ultimo è stato proposto come ipotesi aperta ai suggerimenti e ai bisogni formativi degli insegnanti;
- lo scambio di informazioni sulle esperienze , già realizzate o ancora in corso, di scuola e ambiente;

• dalla  Scuola Media di S. Angelo dei Lombardi sono state riferite le esperienze (prof.ssa Anna Gialanella) di realizzazione di un plastico, con curve di livello, del territorio di Guardia dei Lombardi e delle attività didattiche tese a cogliere il nesso territorio-salute, oltre che alla creazione di un abito comportamentale ecologico;

• dalla stessa Scuola Media è stato illustrato (Prof.ssa Luigina Miele) il progetto di Analisi del territorio che ha per obiettivo la costruzione di veri e propri laboratori artigiani, e le esperienze di orientamento scolastico;

• dalla prof.ssa Filomena Soriano (IPSIA Lioni) è stato presentato il "progetto Verde", che persegue obiettivi di salvaguardia del territorio;

• dalla scuola elementare di Calitri  (Ins. Giuseppe Galgano) è stata richiamata una vasta gamma di attività, svolte con il sostegno e la collaborazione di Legambiente e WWF, che hanno consentito la produzione di cartografia, materiali sull'inquinamento acustico e sulle trasformazioni territoriali post-terremoto.;  

• dal Prof. Paolo Saggese sono state riferite le esperienze di adozione della Biblioteca del Vescovado di Nusco e le ipotesi progettuali in ambito storico - artistico, anche con riferimento alla produzione locale, generalmente giudicata "minore". 

Dagli altri insegnanti sono venute sollecitazioni circa: 

• l'importanza della definizione del concetto di Educazione Ambientale (Pietro Di Marino);

• il bisogno di acquisizione di competenze specifiche (Natalia Russo);  

• il carattere "aggiuntivo" dell'Educazione Ambientale rispetto ai Programmi istituzionali  (Maria Trunfio);

• la ristrettezza temporale (10% del monte ore) delle Aree del Progetto negli Istituti Tecnici  (Agostino Pelullo).

Il dott. Ghelfi, nel tirare le somme del dibattito ha sottolineato: 
• la condivisione del bisogno di definizione del concetto di Educazione Ambientale, invitando al contempo a una rilettura attenta dei Programmi Ministeriali, dove l'educazione Ambientale non ha nessun carattere "aggiuntivo" ma è trasversale a tutte le discipline;

• l'importanza, per le scuole, di avere una propria filosofia Educativa che, ampliando i contenuti, nell'ottica della mondializzazione, conservi un nucleo forte del curricolo (uguale in tutto il Paese) allargato, però, allo specifico del territorio;

• l'urgenza, metodologica, di superamento del distacco tra i vari ordini di scuola, con un lavoro per Progetti dalle Materne alle Superiori.

• il ruolo che, in questo contesto, la seconda fase del corso di formazione può svolgere: un  vero e proprio "113 della programmazione didattico - educativa".

Attività "Scuola - Ambiente rurale"