Domenico Delli Carri

È divenuto quasi un luogo comune affermare l'importante ruolo che viene svolto dalla piccola impresa e dall'artigianato.    Chi, per anni, aveva teorizzato la fine dell'artigianato e praticato politiche economiche tutte volte a sostegno della grande impresa, deve registrare una clamorosa smentita.
Ovviamente, si è ben lontani dal trarre dai dati oggettivi della realtà economica e produttiva le conseguenze necessarie e di assumere, quindi, gli opportuni provvedimenti legislativi, finanziari e fiscali per incentivare la crescita e lo sviluppo dell'impresa diffusa. 
Purtroppo, corposi interessi economici tendono a riprodurre la situazione degli anni passati nonostante sia stato ampiamente dimostrato, statisticamente, che le grandi imprese espellono mano d'opera e che l'incremento di nuova occupazione è dovuto, quasi essenzialmente, al comparto delle piccole imprese e dell'artigianato. 
Qualche timido segnale di inversione di tendenza, tuttavia, rispetto alle politiche economiche fin qui messe in campo, sembra manifestarsi, sia a livello nazionale che nelle singole Regioni. Ma è soprattutto a livello locale che occorre agire per dare gambe ad un processo di sviluppo autoctono, sia mettendo in essere Piani come il Leader II, sia ponendosi come interlocutori e promotori delle scelte che vengono compiute su scala regionale e nazionale.
"Agire locale pensare globale" è il sintetico e  convincente  slogan del GAL C.I.L.S.I. che in modo sinergico cerca di intrecciare sviluppo rurale, artigianato e turismo.  
Nel comparto dell'artigianato il Piano di Azione Locale "Terre d'Irpinia" fissa degli indirizzi e si prefigge di realizzare alcune azioni concrete: attività di formazione professionale sulla "tessitura con tecniche tradizionali" e sul "restauro dei beni librari"; botteghe-scuola finalizzate alla valorizzazione dei mestieri tradizionali (restauro del legno, lavorazione della ceramica, del ferro, della pietra).  
Dare vita ad una nuova leva di giovani imprenditori - artigiani e recuperare antiche tradizioni e saperi, costituiscono l'obiettivo dichiarato, ma è evidente che ciò, di per sé, non può essere risolutivo per lo sviluppo dell'area.
Lo sviluppo locale, nelle realtà dove esso si è realizzato, è nato intorno ad un'idea, ad un prodotto: un artigiano o un piccolo imprenditore ha avviato una produzione che ha avuto successo; altri piccoli imprenditori o artigiani ne hanno seguito l'esempio; i dipendenti che hanno acquisito una buona qualifica professionale si sono messi in proprio; i Comuni hanno fornito aree attrezzate; le banche, soprattutto quelle locali, hanno offerto credito a basso costo e servizi finanziari; le Associazioni di categoria hanno promosso la costituzione di consorzi e centri di valorizzazione e promozione commerciale.
Questo è ciò che, ciascuno per la propria parte, deve fare. In altre realtà del Paese ci sono riusciti. Nel Veneto, in Emilia Romagna, nelle Marche, in Abruzzo e in tanti piccoli centri d'Italia lo sviluppo è avvenuto in questo modo e ciò ha determinato ricchezza e occupazione.   L'area oggetto dell'intervento del P.A.L. è l'area dove,diciotto anni fa, il terremoto ha cambiato la geografia. Tutti speravamo che le ingenti risorse spese riuscissero, in qualche misura, a cambiarne anche l'economia. Tante aree industriali sono state realizzate, ma crediamo che dell'esperienza non si possa dare un giudizio positivo.  
Il tentativo di "paracadutare" le industrie in questa zona non è riuscito. Non siamo tra quelli che ritengono che sia stato tutto inutile o addirittura dannoso, ma riteniamo che questa esperienza debba far riflettere.   Oggi con il Leader II si può avviare una nuova strada dello sviluppo che parta dalla valorizzazione di quello che c'è di produttivo, per realizzare lo sviluppo "autocentrato".  Il patrimonio di antichi mestieri e di vecchi saperi, come dicevamo prima, può essere uno dei volani dello sviluppo e l'elemento attraverso il quale le nuove generazioni possono ambire a soddisfare il bisogno di occupazione e di recupero di valori culturali e storici.   
È una bella scommessa che  bisogna accettare e sulla quale occorre  cimentarsi.