Note a margine degli incontri con gli ospiti del Gruppo di Azione Locale
Franco Arminio

Come è impensabile Petrarca senza la figura dell'amore, come è impensabile Leopardi senza la figura della disperazione, così è impensabile il Sud senza la figura della disoccupazione.
Questo tema occupa, da decenni, politici, sindacalisti, intellettuali, convegnisti in genere: creature sentenziose, variamente disposte al capezzale del grande malato, ma similmente lontane dalle impervie letizie dell'intelligenza.  Irretita, irrigata, immersa in una trama di vuote orbite verbali, umiliata da furbizie e indolenze, abbagliata da promesse mai mantenute, ora la nostra provincia è chiamata a fare da sé, a partire dalle sue risorse. Benissimo. Ma ci vuole il fuoco della mente disposto verso queste terre, bisogna che pulsi dentro la voglia di dire e di dare qualcosa, se si vuole diventare medici di questa clinica chiamata Irpinia, se si vuole misurare la febbre o l'anemia, analizzare gli sputi e le urine di questa terra che era contadina e ora non si sa più bene cosa sia. E invece abbiamo solo infermieri, tutti protesi a espungere dal loro vocabolario la parola assistenza, per adulare il gergo del mercato che riduce tre quarti del mondo al cibo infimo, al maltempo, alla rovina.
Se è vero che la politica percorre strade dalle anse sempre più anguste, e che altri e in altri luoghi decidono le sorti del mondo, allora è il momento di rigettare il senso di impotenza che ci gettano addosso e porci, ognuno di noi, come centro della nostra azione. Amare le cose che abbiamo scelto di fare, dedicarci ad esse per tutta la vita, costruire legami con chi è vicino e chi è lontano, costruire realmente piccoli pezzi di mondo che seguono un'altra logica che non sia il pensiero unico della moneta.
Questo mi pare sia il senso profondo dei discorsi che ho ascoltato a Bisaccia da due mirabili sessantenni, un siciliano e un portoghese, Lorenzo Barbera e Camilo Mortagua, convenuti nel cuore dell'Irpinia d'Oriente dove si svolge un corso per Animatori Turistici nell'ambito del P.A.L. "Terre d'Irpinia". Un piano prezioso, che si affianca ad altri assai più propagandati, come i patti territoriali e i contratti d'area, ma che si muove con una filosofia completamente diversa, tesa a far interagire le tante differenze degli spazi locali, annodando e intrecciando l'azione di enti e istituzioni a quella di associazioni e singole persone. 
Barbera e Mortagua a me sembrano due ottimi esempi di quel "pensiero meridiano" di cui parlava Camus e che qui da noi ha trovato in Giuliano Minichiello un appassionato assertore. Un pensiero da cui partire per pensare a noi stessi e alle nostre terre senza soggezioni e provincialismi, con i nostri sapori e le nostre intimità, col nostro passato e la nostra lingua, per aiutarci a percorrere l'unica strada che ci può aiutare, quella che esce dal torace.