L'intervento di Camilo Mortagua al convegno di presentazione del PAL

Lo sviluppo locale è più un'attitudine culturale che un insieme di progetti: possiamo avere molti progetti ma non avere sviluppo. È, piuttosto, un processo e abbiamo, certo, bisogno di molti progetti per favorirlo, poco a poco. La caratteristica più importante del sottosviluppo, al contrario, è l'incapacità di coordinazione, di mettere insieme tutte le risorse e i mezzi che abbiamo per un obiettivo comune.
Noi parliamo di sviluppo locale, integrato, sostenibile. Ma cos'è lo sviluppo locale? È uno spazio a geometria variabile, non rigido, con nessuna frontiera determinata. Cosa determina questo spazio? La capacità degli uomini di accordarsi tra loro, perché se c'è convergenza tra le comunità, anche piccole, allora si può avere lo sviluppo locale. Il tema dello sviluppo locale non è sorto da tanto tempo: venti, venticinque anni fa si parlava di sviluppo endogeno, comunitario, mentre oggi lo "sviluppo locale" tende a mettere insieme l'uomo con il territorio, in una stretta relazione tra loro.
Lo "sviluppo integrato" è l'aspetto decisivo dello sviluppo locale: è il perfezionamento della democrazia, perché obbliga a lavorare in modo condiviso, e divide il potere, tra il privato e il pubblico. Il che è un grande vantaggio. È una pratica pedagogica volta alla crescita della coscienza democratica. La nozione di "integrato" ci obbliga a fare una rivoluzione mentale che implica una mutazione di comportamento fondamentale.
Lo "sviluppo sostenibile" è da intendersi in rapporto alle esigenze dell'ambiente che noi dobbiamo curare per le future generazioni.
In questo quadro di riferimento opera il G.A.L. Il suo intervento deve essere spinto dal basso, cioè da ogni persona che vive nel territorio ed ognuno deve avere la possibilità di partecipare alla progettazione e alla realizzazione delle azioni, non soltanto le Amministrazioni Locali. Queste ultime non sono la parte che si trova più in basso e neanche la più importante nello sviluppo locale. Bisogna pensare, quindi, a progettare che cosa fare per "agire locale, pensare globale". Oggi molta gente agisce localmente e non sa cosa può influenzare la sua azione. Quindi la globalizzazione, la competitività mondiale devono essere comprese da tutti e, pur restando nel locale, bisogna andare lontano per farsi conoscere e riuscire ad intercettare risorse per lo sviluppo. 
Credo che la questione trasnazionale sia indispensabile per la credibilità del G.A.L., perché, se esso interagisce con gente di un altro Paese, comincia ad acquistare una certa affidabilità e ciò gli consente di consolidarsi. Normalmente noi abbiamo la percezione del valore di quello che è nostro e quando vengono altre persone a farci notare altri valori, riceviamo energia nuova.
Per me la cultura è l'alimento per lo sviluppo locale: l'eredità e l'identità culturale di un Paese sono il riferimento più importante. Al contrario di certi investitori che cercano sempre più agevolazioni, fino al giorno in cui da qualche altra parte non ne hanno di più consistenti, dobbiamo convincerci che un Paese, un Territorio hanno un futuro se si è in grado di creare un'attività non "deterritorializzata", utilizzando risorse proprie di quel territorio.
DE.LO.S. è un'organizzazione europea la cui funzione principale è di collegare tra loro le esperienze di tutta l'Europa, per farle diventare capaci di influenzare la politica Comunitaria in favore dello sviluppo locale.
La situazione del mondo attuale è quella di un'economia mondializzata fondata sulla concorrenza, come dicevo. In assenza di "contrappesi" regolatori, questa economia produce molteplici effetti distruttori, ma, al contempo, anche possibilità di avviare un nuovo tipo di sviluppo e un progetto nuovo di società capace di durare nel tempo, volto al benessere del nostro ambiente e in grado di rispondere alle esigenze dell'oggi senza compromettere quelle delle generazioni future e dei loro sogni. Esso tende a creare un equilibrio fra gli uomini, in relazione all'ambiente, più equo socialmente e solidale nella ripartizione delle ricchezze tra
Paesi, Regioni, persone. Si tratta, quindi, di un progetto globale per pensare ad un'altra articolazione sociale fondata sui valori della qualità della vita, della solidarietà, della cittadinanza. Si può conseguirla con un'azione locale aperta, fondata sull'integrazione delle risorse culturali, umane ed economiche di territori di piccole dimensioni, affinché gli abitanti diventino attori del proprio avvenire.